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I divini requirenti Considerazioni del giurista blogger Giovanni Cardona sul principio accusatorio

I divini requirenti Considerazioni del giurista blogger Giovanni Cardona sul principio accusatorio
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Jean Bodin (Angers, 1529 – Laon, 1596) è stato un filosofo e giurista francese, uno dei primi teorici dell’assolutismo e del realismo politico, nel Colloquium heptaplomeres rispose involontariamente al dilemma di Euripide “O il fato non esiste oppure va identificato con Dio, che ha stabilito per ogni cosa ben fisse leggi di natura, che tuttavia egli può una per una mutare e sconvolgere: legislatore della natura esentato dalle sue leggi non dal senato o dal popolo, ma da se stesso“.

Bodin formula questa tesi per dimostrare l’assolutezza ed indiscutibilità del potere del sovrano che, in quanto imago dei, può legittimamente rivendicare ed esercitare la medesima onnipotenza.

L’utilizza anche nella Démonomanie des Sorciers per affermare che la stregoneria è la riprova di quanto sia incondizionata l’opera divina per cui anche la natura, secondo i disegni misteriosi della creazione, può sottrarsi alla necessità del bene e produrre il male.

In Dio nulla è casuale.

Negare l’esistenza della stregoneria significa, allora, negare l’esistenza stessa di Dio.

Rifiutare la caccia alle streghe e denunciare l’illegittimità dei tribunali reali che la perpetuano è un peccato contro Dio, prima che un reato contro l’autorità sovrana che lo rappresenta in terra.

Il cerchio è chiuso, ma è una chiusura fatale sia ai perseguitati che ai persecutori.

Gli ingranaggi di un simile meccanismo onto-teologico sono, infatti, tanto enormi quanto fragili.

Se il fondamento dell’azione dei tribunali umani è assoluto quanto il disegno di Dio che essa rappresenta, non può tollerare l’eresia: deve sradicarla.

Ma non basta: deve impedire che l’eretico diventi un martire, che rifiuti la salvezza e si opponga alla missione redentrice dei tribunali e delle forche.

E qui non potrà mai arrivare.

Il limite della forza redentrice dei tribunali pseudo religiosi è il dover dare un senso al mondo senza poter essere, come ogni istituzione umana, il senso del mondo; il dover essere ordine e il non poter essere consenso.

L’enormità e la fragilità del potere terreno sta in questa necessità di essere in balia delle vittime, di dover cercare l’eretico e finire con il creare il martire, riconoscendo il dissenso e, quindi, l’impossibilità di un ordine assoluto e senza sbavature e, quindi, l’inutilità della propria missione.

Tutti cercano disperatamente e invano di ottenerne l’abiura e il pentimento.

I rapporti si invertono: sono i carcerieri e i requirenti a dipendere dalle loro vittime, ad affaticarsi in tanti, a lungo, inutilmente a salvare un’anima che non vuole essere salvata.

La necessità dei salvatori, costituisce la possibilità che vi sia, sulla terra e a portata dell’uomo, qualcosa di così assoluto da consentire ed imporre il sacrificio dell’individualità sulla dignità e libertà dell’uomo.

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