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I tumori della pelle, psoriasi e acne

I tumori della pelle, psoriasi e acne
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Il dott. Amuso ci spiega a cosa sono dovuti, come prevenirli e curarli

I tumori della pelle, psoriasi e acne

Il dott. Amuso ci spiega a cosa sono dovuti, come prevenirli e curarli

 

 

I tumori della pelle sono i tumori più frequenti nella popolazione bianca. L’11 per cento dei tumori maligni diagnosticati sono tumori cutanei. Esiste un preoccupante aumento di tumori della pelle dovuto ad una serie di fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare neoplasie:

• Fattori genetici: Gli individui con carnagione chiara, biondi o con capelli rossi ed occhi chiari hanno un alto rischio. Questo rischio è maggiore se c’è una familiarità per tumori cutanei.

• Esposizione solare: La quantità totale di ore passate al sole è un altro fattore importante di rischio. Spesso la maggior parte di questa esposizione è avvenuta nell’infanzia e nella prima giovinezza, mentre per lo sviluppo di un tumore passano decine di anni.

• Immunosoppressione: Le diminuzione delle capacità difensive del nostro sistema immunitario aumentano in maniera significativa la possibilità di sviluppare un tumore maligno. Le cause di immunosoppressione sono svariate: farmacologiche (terapie antirigetto per il trapianto o per malattie autoimmuni), AIDS, cirrosi e molte altre malattie.

• Abitudini di vita: Stili di vita particolari (utilizzo esagerato di solarium, lavori che comportino una prolungata esposizione al sole, soggiorni prolungati e ripetuti in zone con forte irraggiamento solare,) rappresentano un ulteriore fattore aggiuntivo di rischio.

• Durata della vita: Il progressivo allungamento della vita necessariamente porta ad un progressivo aumento dei casi di tumori della pelle.

Fortunatamente per lo più i tumori cutanei sono facilmente visibili ed individuabili dal paziente stesso; ciò permette quasi sempre una diagnosi precoce e quindi una asportazione chirurgica del tumore che porta quasi sempre ad una sicura guarigione.

I tumori cutanei più importanti sono il MELANOMA, il CARCINOMA SPINOCELLULARE e il CARCINOMA BASOCELLULARE.

Il carcinoma basocellulare ed il carcinoma spinocellulare originano spesso da lesioni precancerose benigne: le CHERATOSI SOLARI.

E’ fondamentale sottoporsi regolarmente a controlli dal dermatologo. Prima dell’estate è il momento di fare un check up accurato della pelle in modo da ottenere una diagnosi e una eventuale cura precoce che porti ad una sicura guarigione.

CARCINOMA BASOCELLULARE

E’ il più comune tumore cutaneo. E’ caratterizzato inizialmente da una chiazza o da un piccolo nodulo del colore della pelle circostante delimitato da piccoli noduletti, come capocchie di spillo traslucide, chiamati perle basaliomatose.

Esistono forme cliniche estremamente differenziate, talvolta può assomigliare ad un melanoma, ma con una visita dermatologica è possibile fare una diagnosi sicura.

Tipicamente insorge su pelle esposta al sole, ma può colpire qualunque parte del corpo. In ogni caso, in oltre l’80 per cento dei casi colpisce il volto.

Fortunatamente le metastasi sono un’eccezione, ma questo tumore, può essere molto aggressivo invadendo i tessuti circostanti con un accrescimento sia superficiale che profondo. In questo caso possono aversi gravi distruzioni dei tessuti sottostanti.

L’asportazione chirurgica radicale con una accurata ricostruzione plastica porta ad una guarigione definitiva.

CARCINOMA SPINOCELLUALRE

Il carcinoma spinocellulare si manifesta come un nodulo del colore della pelle ricoperto da squame e croste. Pur avendo una evoluzione lenta può, anche se raramente, dare metastasi in altre parti del corpo e mettere quindi a rischio la vita. Esistono differenti presentazioni cliniche e differenziarlo da altri tumori cutanei può essere per il non esperto estremamente difficile.

Qualunque dubbio e perplessità su una escrescenze della pelle, va chiarito senza esitazioni consultando il dermatologo.

La diagnosi precoce consente di eliminare in modo definitivo la malattia, infatti l’asportazione chirurgica tempestiva porta sempre alla guarigione.

CHERATOSI SOLARI

Sono lesioni precancerose (tendono cioè a trasformarsi col tempo in un tumore maligno della pelle) e insorgono solitamente su zone di pelle esposte alla luce: volto, cuoio capelluto, braccia, mani.

Si presentano come piccole placchette color pelle o brune ricoperte da squame biancastre.

Vista l’evoluzione, queste lesioni devono essere asportate: estremamente efficace e risolutiva risulta essere l’asportazione con i laser chirurgici.

Il melanoma è un tumore maligno della pelle che può insorgere su un neo presente da tempo (anche dalla nascita) o su una zona di pelle normale. Si tratta della trasformazione neoplastica dei melanociti che partendo dalla parte più profonda dell’epidermide, possono anche penetrare e andare oltre al derma: melanoma invasivo.

Per la sua elevata tendenza invasiva, è responsabile della maggior parte dei decessi dovuti a tumori cutanei.

Studi statistici sulla popolazione dimostrano un costante aumento dell’incidenza del tumore negli individui di pelle bianca (l’incidenza di melanoma è aumentata del 50% negli ultimi 20anni).

Negli Stati Uniti il melanoma, con un incidenza di 13 casi ogni 100.000 persone, occupa attualmente l’ottavo posto fra le neoplasie maligne più diffuse. Per fare un esempio concreto, nel 1935 gli Americani avevano una probabilità su 1500 di presentare lo sviluppo di un melanoma nel corso della loro vita. Tali probabilità oggi sono diventate una su 75. Ogni ora un essere umano muore di melanoma negli Stati Uniti (ma fortunatamente se è diagnosticato nelle fasi iniziali guarisce sempre). Nonostante l’aumento dell’incidenza la mortalità per melanoma è stazionaria.

Colpisce persone di ogni età, di entrambi i sessi. E’ il tumore più comune nelle donne tra 25 e 30 anni ed è al secondo posto nelle donne tra 30 e 35 anni.

Il melanoma è il tumore che sta aumentando più velocemente di tutti gli altri (The Melanoma Research Foundation). Negli Stati Uniti rappresenta la metà di tutti i nuovi casi di cancro diagnosticati.

Quando viene diagnosticato un melanoma bisogna intervenire chirurgicamente con un margine di escissione di 1-2 cm. (l’escissione allargata di 4-5 cm. intorno al melanoma non viene in pratica più eseguita perchè non è più efficace in termini di sopravvivenza). Dopo l’intervento talvolta viene consigliata una terapia con Interferone alfa adiuvante ad alte dosi, ma gli studi effettuati hanno dato risultati contrastanti riguardo all’aumento della sopravvivenza e alla comparsa di recidive. Gli studi condotti sull’uso di Vaccini dopo l’intervento non sembrano invece dimostrare un effettivo miglioramento della sopravvivenza, ma questi studi potrebbero avere una valenza statistica insufficiente per rivelare differenze cliniche importanti.

Il potenziale aggressivo del melanoma in fase precose è correlata alla profondità dell’invasione del tumore, alla presenza di ulcerazioni e al coinvolgimento dei linfonodi regionali. Se la lesione è sottile e i linfonodi non sono coinvolti, la sopravvoivenza a 5 anni è del 95%.

PREVENZIONE DEL MELANOMA

Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione, accade ancora troppo spesso che il dermatologo si trovi a dover osservare casi di melanoma in stadio avanzato. Quindi nei confronti del melanoma, come verso tutti i tumori maligni, l’unico vero approccio terapeutico consiste nella prevenzione e nella diagnosi precoce. Infatti, il melanoma si può considerare l’esempio più chiaro di neoplasia maligna nella quale un precoce trattamento costituisce la chiave per la sopravvivenza. Se diagnosticato quando le cellule maligne sono localizzate soltanto all’epidermide, il melanoma cutaneo può essere asportato e definitivamente guarito in quasi il 100% dei casi; quando invece la neoplasia si è estesa ai linfonodi regionali, le possibilità di sopravvivenza a cinque anni si riducono al 20-50%.

Le note che seguono rappresentano uno strumento di educazione sanitaria per informare i pazienti, per far riconoscere i soggetti ad alto rischio e sensibilizzare la popolazione sull’importanza di un autoesame regolare. E’ altresì necessario periodicamente farsi visitare da uno specialista dermatologo che è in grado di valutare il tipo di nei e la necessità di eventualmente effettuare esami diagnostici (dermatoscopia) o una escissione chirurgica con effettuazione di un esame istopatologico.

La prevenzione del melanoma riguarda ogni persona, ma alcuni soggetti devono essere seguiti con maggiore attenzione, sottoponendosi agli stessi esami proposti per la popolazione in generale, ma con una frequenza maggiore:

• Presenza in famiglia di uno o più casi di melanoma (predisposizione genetica)

• Presenza di numerosi nei (maggiore è il numero dei nei, più alto è il rischio)

• Ripetute scottature solari subite in età pediatrica o nell’adolescenza

• Presenza di nei congeniti (presenti alla nascita) di grandi dimensioni (diametro superiore ad 1 cm)

La Psoriasi è una malattia della pelle che interessa circa il 3-5% della popolazione mondiale. E’ più frequente nei paesi industriali, senza differenze tra maschi e femmine. In Italia sono circa 2-3 milioni le persone affette da questa malattia. La familiarità si osserva nel 20-30 per cento dei casi.

E’ conosciuta sin dall’antichità (il nome deriva dalla parola “psora” che in lingua greca significa squama).

E’ una malattia cronica e recidivante. Questo significa che l’individuo affetto da psoriasi ha la possibilità di avere la malattia nell’arco di tutta la vita, con possibili fasi di remissione clinica delle manifestazioni e di successive riacutizzazioni. Quindi non esiste una cura in grado di garantire una guarigione completa. Tutte le cure, anche le più recenti, non riescono arisolvere la patologia popichè non intervengono alivello genetico, ma sono efficaci nel determinare periodi di remissione più o meno lunghi. Anche se un malato di psoriasi non può essere quindi mai considerato totalmente guarito, la dermatologia ha fatto, negli ultimi anni, enormi passi avanti nella comprensione dei meccanismi che regolano questa malattia ed ha acquisito numerose possibilità terapeutiche che consentono un miglior controllo del problema.

La psoriasi è dovuta ad una straordinaria accelerazione del ricambio delle cellule dell’epidermide. Le cause di questo accelerato turnover sono ancora in parte sconosciute. Sicuramente esiste una trasmissione genetica della malattia attestata dal frequente interessamento di altre persone del nucleo familiare, ma anche importante è una alterata risposta dello psoriasico a fattori ambientali (stress psicologici e meccanici, variazioni stagionali, farmaci, infezioni batteriche e virali).

La psoriasi si manifesta in genere con la comparsa di chiazze arrossate , ricoperte in superficie da squame biancastre sovrapposte in più strati. La forma delle chiazze è generalmente rotondeggiante, i bordi sono ben definiti, le dimensioni variabili da pochi millimetri fino a diversi centimetri.

Tutte le parti del corpo possono essere colpite, ma esistono alcune SEDI CARATTERISTICHE:

• gomiti

• ginocchi

• superfici estensorie degli arti

• regione lombosacrale

• cuoio capelluto

• palmo delle mani e pianta dei piedi

• unghie

Artrite psoriasica Oltre che la pelle la psoriasi può coinvolgere alcune articolazioni, in particolare quelle di mani, piedi, colonna vertebrale e bacino, causando un quadro di artropatia psoriasica caratterizzato da dolori e rigidità articolare che può evolvere verso un grave quadro di menomazione fisica.

I SINTOMI:

Nella maggior parte dei casi non viene riferito alcun sintomo, oppure talvolta prurito in misura molto variabile da persona a persona.

La Psoriasi in genere si manifesta più frequentemente tra i 10 e i 40 anni, ma non è raro che insorga anche in altre età. Le forme ad insorgenza precoce tendono ad avere un andamento più aggressivo.

Diversi fattori possono influenzare il decorso della psoriasi:

• Fisici (traumi, modificazioni ormonali, clima freddo invernale o umido)

• Infettivi (tonsilliti, faringiti ed in genere infezioni da Streptococco)

• Farmacologici (uso di farmaci -litio, interferone, antimalarici-, interruzione brusca di terapie cortisoniche protratte)

• Metabolici (diete, uso di alcool): l’obesità e l’abuso di alcool sono associati ad un andamento più grave della malattia e influenzano negativamente la risposta alle terapie. Al contrario una dieta ricca di frutta e verdure (carote e pomodori) sembra avere un ruolo protettivo.

• Psicosomatici (disturbi emotivi, stress).

La Psoriasi è una malattia che incide molto sulla vita del paziente, sia a causa dell’aspetto estetico delle lesioni, spesso visibili da altre persone, sia per l’alternarsi di remissioni ed aggravamenti anche a distanza di anni con condizionamenti psicologici sulla vita affettiva e sociale. E’ pertanto importante tenerla sotto controllo anche al fine di migliorare la qualità di vita del paziente.

Per avere ragione di una malattia ad andamento cronico come la psoriasi è necessario creare un rapporto di comprensione e fiducia fra medico e paziente, facendo capire che solo con pazienza e perseveranza nelle cure potrà ottenere la scomparsa completa dei sintomi, condizione indispensabile per un periodo di remissione che potrà durare molti anni o addirittura il resto della vita.

I CONSIGLI

Anche se, come è noto, la psoriasi è una patologia cronica, soggetta a ricadute e quindi uno psoriasico non può essere mai considerato totalmente guarito, la dermatologia ha fatto, negli ultimi anni, enormi passi avanti nella comprensione dei meccanismi che regolano questa malattia ed ha acquisito numerose possibilità terapeutiche che consentono un miglior controllo del problema. Le successive note possono essere di aiuto per le persone affette da psoriasi.

• Il malato di psoriasi deve scoprire da sé quali sono le condizioni di vita che influenzano la malattia, e se possibile modificare il proprio stile di vita per averne beneficio. Stress, abuso di alcool, fumo, lavori in ambienti malsani, alcuni farmaci, infezioni, mancanza di esposizione solare sono fattori in grado di aggravare la malattia.

Anche l’aumento di peso può far peggiorare la psoriasi.

• Fattori scatenanti. E’ provato che esistono alcuni fattori in grado di scatenare una psoriasi latente o aggravare una psoriasi in atto. Fra questi citiamo – in quanto indiscutibilmente riconosciuti come tali – lo stress, le escoriazioni e i traumi, alcune classi di farmaci, il clima. A questi si possono aggiungere alcuni “fattori scatenanti individuali”, che il paziente imparerà presto a conoscere e di cui è necessario informare il medico curante affinché ne tenga in debito conto nell’impostare o nel controllare una terapia. Infatti talvolta una cura può rivelarsi inefficace propria a causa di un evento stressante verificatosi o a causa della contemporanea assunzione di farmaci – non controllati dal medico – che aggravano la psoriasi.

• Ansia. Come si è detto l’ansia è spesso presente nel malato di psoriasi, ansia per l’andamento della propria malattia, ansia per doversi mostrare agli altri, ansia – nella tarda primavera – per il sopraggiungere inesorabile della stagione in cui mettere abiti che scoprono gomiti e ginocchia (due sedi in cui è generalmente presente la chiazza psoriasica). L’ansia fa parte dei grande capitolo dello stress che è molte volte il fattore scatenante o l’elemento aggravante della patologia psoriasica.

• Il malato di psoriasi deve avere molta cura della propria pelle.

Scarsa igiene, lavori in ambienti polverosi possono portare ad infezioni che possono essere fattore scatenante della malattia. Ferite, graffi e abrasioni possono essere inoltre punto di partenza di nuove chiazze psoriasiche; occorre pertanto evitare dove possibile l’esposizione della pelle a simili rischi. Per lo stesso motivo è bene evitare abiti troppo stretti, lana o tessuti irritanti a diretto contatto con la pelle.

La pelle dovrebbe essere mantenuta il più possibile pulita (con detergenti non aggressivi) e idratata con creme emollienti allo scopo di prevenire secchezza, prurito, grattamento ed escoriazioni.

• Autocontrollo. Si intende il processo di valutazione della malattia fatto dal paziente stesso, non autocontrollo nel senso psicologico delle proprie reazioni. Il controllo dei proprio stato, dell’andamento della terapia, dei fatti che avvengono e aggravano o migliorano la sintomatologia, è un elemento fondamentale, tanto che molti specialisti consigliano al paziente psoriasico di tenere un diario su cui annotare gli avvenimenti e la loro ripercussione sulla patologia stessa. Tutto questo ha valore se fatto con la collaborazione del medico curante in quanto l’autocontrollo non deve mai diventare automedicazione: qualunque terapia antipsoriasica, se mal impiegata, diventa inefficace o, peggio, provoca effetti collaterali anche pesanti.

• Autostima. E’ molto importante che il paziente sia cosciente che la psoriasi è controllabile e che può condurre una vita perfettamente normale. A questo proposito è riportato come esempio il caso di una ragazza affetta da psoriasi che è divenuta una famosa modella internazionale!

• Automedicazione. Evitare di seguire una terapia “consigliata” da amici o vicini di casa non medici, o da altri malati di psoriasi. Ogni malato fa storia a sé e deve seguire solo la terapia prescritta dal medico curante.

• Il mare fa bene, nel senso che la psoriasi migliora stando al sole ed esponendo alla luce le aree interessate dalla malattia. Inoltre per molti andare al mare equivale ad andare in vacanza, e lo stato di relax e di benessere associato alle vacanze è una delle migliori terapie per la psoriasi. Ciò non significa che il paziente psoriasico debba per forza andare al mare: il sole può essere quello dei laghi, o di montagna, o del terrazzo di casa propria, purché ci sia esposizione delle aree colpite, e purché la villeggiatura sia un momento di relax. Esistono comunque anche casi in cui l’esposizione al sole fa peggiorare la psoriasi!

• L’impiego di creme idratanti per il viso e per il corpo è sicuramente raccomandato; infatti il mantenimento dell’elasticità della cute contribuisce ad eliminare o quanto meno a minimizzare quelle microlesioni della pelle che spesso sono il primo fattore scatenante per una nuova chiazza psoriasica. Ma anche per la scelta di un’idonea crema idratante è opportuno chiedere consiglio allo specialista.

Il medico che deve curare la psoriasi si trova di fronte a due grossi problemi: la mancanza di una cura definitiva e la necessità di migliorare la qualità di vita del paziente. Per fare questo è necessario un costruttivo rapporto medico-paziente così che il paziente abbia una efficace informazione sulla malattia e possa comprendere vantaggi e svantaggi delle diverse terapie.

Si distinguono tre fasi di trattamento: una fase di attacco con riduzione della velocità di ricambio delle cellule dell’epidermide e conseguente risoluzione delle lesioni, una fase di stabilizzazione, e una fase di mantenimento in cui si cercherà di trattare la cute tornata normale per evitare le recidive della malattia.

Una collaborazione medico-paziente è particolarmente importante durante la fase di mantenimento in cui è molto difficile avere gli stessi ottimi risultati che magari si erano ottenuti nella fase iniziale, di attacco, della terapia. Se il paziente non verrà correttamente informato, smetterà la cura non appena scomparse le lesioni e andrà facilmente incontro a recidive, spesso più importanti delle stesse forme iniziali.

Ciascun farmaco ha le sue prerogative e le sue modalità d’uso, per questo è molto importante che la terapia sia effettuata sotto il controllo di un medico. E’ altrettanto da evitare il variare della posologia prescritta dal medico: se tale posologia non è chiara, è senz’altro più opportuno telefonare al medico o chiedere consiglio al farmacista.

Le terapie si possono distinguere in:

TERAPIE TOPICHE (utilizzate per le forme di Psoriasi localizzate e di modesta entità)

La terapia topica è la terapia che si applica direttamente sulle zone di cute interessate da manifestazioni psoriasiche. E’ in genere a base di creme, pomate ed unguenti forniti di attività farmacologia:

CORTISONICI

E’ solo un trattamento sintomatico, che va utilizzato per periodi brevi (nella fase di attacco della malattia), su aree limitate, preferibilmente solo in soggetti adulti ed evitando le zone delle pieghe.

E’ rapidamente efficace, ma dopo la sospensione la psoriasi può rapidamente peggiorare. (Quindi bisogna sempre sospenderne l’utilizzo con gradualità e associare subito un altro farmaco)

DITRANOLO

E’ una sostanza che ha una azione antiproliferativa. Oggi si preferisce la cosiddetta “Short contact therapy”, cioè si utilizzano alte concentrazioni della sostanza (0,3-3 per cento in crema o unguento) lasciate agire sulle chiazze psoriasiche per 10-30 minuti.

E’ un metodo rapidamente efficace che induce remissioni prolungate, però può irritare la cute circostante.

DERIVATI DEL CATRAME

Ha una azione simile al Ditranolo, ma è più irritante e può causare anche delle follicoliti. Ha un odore sgradevole e può macchiare gli indumenti. Oggi è praticamente in disuso.

CALCIPOTRIOLO (Daivonex, Psorcutan) TACALCITOLO (Vellutan, Ticlapsor) e CALCITRIOLO (Silkis)

Sono derivati della vitamina D3 caratterizzati da una spiccata attività sulla regolazione cellulare e da mancanza di effetti sui livelli ematici di calcio. Sono efficaci quasi come un cortisonico senza averne gli effetti collaterali e quindi si possono usare anche per periodi di tempo molto prolungati (fasi di stabilizzazione e di mantenimento). Possono essere usati anche in combinazione con la fototerapia. Il Calcipotriolo applicato due volte al giorno per 8 settimane è considerato il trattamento di prima scelta per la psoriasi nella fase di attacco e nella fase di mantenimento a lungo termine.

ASSOCIAZIONE DI CALCIPOTRIOLO CON BETAMETASONE (Token o Dovobet)

Nel caso di una precedente risposta insufficiente, nella fase di attacco, all’utilizzo di Calcipotriolo o se è richiesto un approccio rapido ed altamente efficace, si consiglia l’utilizzo di queste associazioni 1 volta al giorno per 4 settimane.

TAZAROTENE (Zorac)

E’ un Retinoide in gel da applicare la sera per un periodo massimo di 12 settimane – per non essere irritante va applicato con attenzione solo sulle lesioni psoriasiche. Dà buoni risultati anche nella psoriasi delle unghie.

PRODOTTI EMOLLIENTI

Si utilizzano soprattutto nei periodi di remissione dei sintomi. Si tratta di creme idratanti che contengono anche sostanze che trattengono acqua per contrastare la secchezza cutanea oppure che hanno una azione squamoregolatrice e di eliminazione delle squame cutanee.

TERAPIE SISTEMICHE (utilizzate per le forme più gravi)

La terapia sistemica è la terapia più completa ed efficace, in quanto viene utilizzata sull’intero organismo, ma può proprio per tale motivo essere causa di effetti collaterali anche importanti. Per questo motivo è essenziale che venga sempre effettuata sotto stretto controllo medico specialistico. Le terapie sistemiche sono riservate ai casi di psoriasi moderata o severa, in cui la sola terapia topica non è in grado di controllare adeguatamente la malattia.

Le terapie sistemiche più utilizzate sono essenzialmente:

o RETINOIDI

ACITRETINA: è un derivato sintetico della vitamina A, viene assunto per via orale ed è efficace soprattutto nella psoriasi pustolosa e palmo-plantare. Causa secchezza della cute e delle mucose, ma soprattutto causa malformazioni fetali in caso di gravidanza (meglio non utilizzarlo nelle donne in età fertile). Se tollerato è un buon trattamento a lungo termine.

o CICLOSPORINA

E’ un farmaco molto efficace in tutti i casi di psoriasi, ma va impiegato con un attento controllo della funzionalità renale, epatica e della pressione arteriosa. Determina una rapida induzione della remissione della psoriasi.

o FOTOTERAPIA

I Raggi ultravioletti sono efficaci da soli e inoltre potenziano l’azione di alcuni topici (catrame, ditranolo e calcipotriolo). E’ possibile fare l’Elioterapia soprattutto in ambiente marino, oppure si possono utilizzare fonti artificiali di UV, cioè lettini o cabine che utilizzano lampada UVA (poco efficaci da soli, ma utili nel mantenimento dopo esposizione solare estiva) o UVB (efficaci da soli, ma difficili da dosare). L’esposizione alle lampade va ripetuta più volte alla settimana con dosi progressivamente cresceti di radiazioni, per circa 2-3 mesi.

o FOTOCHEMIOTERAPIA PUVA

L’assunzione per via orale di Psoraleni, circa 2-3 ore prima di esporsi ad UVA, ne moltiplica l’efficacia. Gli effetti collaterali a lungo termine sono legati alla epatotossicità degli psoralenici.

o CITOSTATICI

METHOTREXATE: viene impiegato per via intramuscolare. E’ efficace nella psoriasi grave e nella artropatia psoriasica (in cui è considerato farmaco di prima scelta). Soprattutto in casi di trattamenti prolungati può essere tossica per il fegato.

o FARMACI BIOLOGICI

Le molecole utilizzate in Italia sono INFLIXIMAB, ETANERCEPT, ELAFILIZUMAB e ADALIMUMAB. Con meccanismi diversi sono in grado di bloccare selettivamente e reversibilmente l’attivazione e la migrazione dei linfociti T, alla base della psoriasi. Sono farmaci che vengono iniettati sottocute o per via endovenosa. I pazienti candidati alle terapie biologiche sono quelli con psoriasi in placche grave che non hanno risposto a terapie convenzionali sistemiche o nei quali queste terapie hanno indotto effetti collaterali o sono controindicate.

La terapia non deve essere più fastidiosa o pericolosa della malattia stessa. Questi requisiti possono essere quasi sempre soddisfatti nella terapia d’attacco, molto meno facilmente nella terapia di mantenimento, visti i farmaci attualmente disponibili e i loro possibili effetti collaterali. Non avendo a disposizione un solo farmaco che sia efficace e sicuro a lungo termine, è di grande importanza valutare l’efficacia e la tollerabilità di associazioni e di alternative terapeutiche nella terapia di mantenimento. Nelle diverse fasi della malattia può essere opportuno intervenire con farmaci diversi, talvolta con terapie associate, ma è sempre sconsigliabile “improvvisare” senza controllo medico nuove associazioni di farmaci, anche se singolarmente efficaci. Questo è il compito che compete al bravo dermatologo!

L’ ACNE

L’acne è un problema che interessa oltre l’80 per cento degli adolescenti, con un picco di incidenza fra i 15 e i 18 anni di età. La guarigione delle lesioni avviene nella maggior parte dei casi dopo la pubertà, ma nel 10 per cento circa dei casi l’acne persiste oltre i 25 anni e raramente, lesioni possono essere ancora presenti anche fino a 40-50 anni.

Nonostante i possibili esiti cicatriziali talvolta deturpanti (in circa il 5 per cento dei casi l’acne ha un decorso grave con esiti cicatriziali importanti) da alcuni (anche medici!) è ancora considerato come un problema che si risolve da solo.

Invece è indubbio che tale malattia può essere causa anche di problemi psicologici soprattutto in considerazione del fatto che per lo più i soggetti colpiti sono in età puberale, proprio in un periodo in cui lo sviluppo della personalità dell’individuo è influenzato anche da minime influenze esterne e in cui la vita di relazione e l’accettazione da parte degli altri si impongono come esigenze irrinunciabili.

D’altro canto oggi l’acne, con i farmaci che il dermatologo ha a disposizione, può essere curata in modo efficace. Quando compaiono i primi brufoli affrontate il problema e rivolgetevi al dermatologo per porre tutte le domande del caso!

E’ peraltro importante sottolineare come questa malattia costituisca una situazione in cui è essenziale l’instaurarsi di un rapporto stretto di fiducia tra medico e paziente.

Infatti l’acne è una patologia in cui la costanza terapeutica e la pazienza sono essenziali per poter raggiungere i migliori risultati terapeutici: i risultati della cura non si vedono in maniera immediata, ma progressivamente giorno dopo giorno, perciò la terapia dell’acne richiede tempo e pazienza.

Non bisogna scoraggiarsi se il problema non si risolve rapidamente, ma bisogna consultare il dermatologo se ci sono dei dubbi sulla terapia o delle incertezze sul decorso. Il bravo dermatologo è in grado di valutare la comparsa di variazioni cliniche ed è quindi in grado di consigliare l’impiego del dermocosmetico o del farmaco più adatto e di infondere nel paziente la fiducia nella guarigione.

QUAL’E’ LA CAUSA DELL’ACNE?

L’acne è una malattia del “follicolo pilo-sebaceo” dove si formano i cosiddetti “brufoli” o “foruncoli”.

L’acne compare di solito nel periodo della pubertà, quando vengono “messe in moto” le ghiandole riproduttrici (ovaie nelle donne e testicoli negli uominii) e si producono grandi quantità di ormoni che “invadono” l’organismo. A questo punto entra in gioco la sensibilità individuale delle ghiandole sebacee agli ormoni prodotti da queste ghiandole (estrogeni nelle ragazze e androgeni nei ragazzi) ed è questa variabile sensibilità (soprattutto agli androgeni prodotti anche in minor quantità dalla donna) che è responsabile della comparsa dell’acne. Sotto l’effetto degli androgeni, le ghiandole sebacee infatti aumentano di volume, cominciano a produrre più sebo e la pelle diventa lucida e untuosa: “iperseborroica”. Il sebo causa a lungo andare una reazione infiammatoria che determina una ipercheratinizzazione della superficie interna del follicolo (una specie di tappo!). Il follicolo allargato contiene cheratina e residui lipidici (punto bianco). Quando il follicolo ha uno sbocco esterno questa massa semisolida si ossida formando un punto nero. La proliferazione dei batteri abitualmente presenti nel follicolo e il sebo stesso possono causare una successiva reazione infiammatoria anche intensa che può interessare anche in profondità il derma.

ACNE, FUMO, ABITUDINI ALIMENTARI E STRESS

Negli ultimi decenni i Dermatologi hanno sempre detto ai pazienti con l’acne che l’alimentazione non aveva nessuna influenza sul decorso della malattia. Invece rigorosi studi recenti hanno dimostrato come sia il FUMO che la DIETA hanno una grande importanza nello scatenamento dell’acne.

Per quanto riguarda l’alimentazione gli alimenti incriminati sono quelli con alto indice glicemico (i dolciumi) e gli alimenti ricchi di Acidi Grassi Omega 6 (le fritture). Quindi è consigliabile una alimentazione con pochi zuccheri e grassi (oli di semi in particolare), e invece è auspicabile introdurre nella dieta verdure e pesce (ottimo il salmone per riequilibrare il rapporto fra acidi grassi Omega 6 e Omega 3).

Anche lo STRESS ha la sua importanza in quanto si è dimostrato che esistono sulle cellule delle ghiandole sebacee dei recettori per sostanze prodotte da alcune strutture cerebrali (neuropeptidi) che stimolano la produzione di sebo.

ACNE E ESTATE

E’ opinione comune che il sole o le lampade solari facciano migliorare la pelle dell’acneico.

Studi recenti hanno invece dimostrato che dopo 4 settimene successive all’esposizione solare si verifica un peggioramento dell’acne.

Il peggioramento dopo l’estate avviene per una serie di fattori:

1- I raggi ultravioletti causano la formazione dei comedoni

2- L’umidità causa una occlusione che favorisce il rigonfiamento dello strato corneo e la colonizzazione dei batteri con sviluppo di follicoliti

3- Sospensione estiva della terapia

Discussione (1 commenti)

  1. Cosimo

    Salve Dottore, ho letto con molta attenzione il suo articolo. Volevo chiedere a proposito, se conosce Dexeryl. Ho letto che è davvero indicato per ci soffre di pelle secca dovuta alla psoriasi. Sa fornirmi gentilmente qualche indicazione. Grazie di vero cuore

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