Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image
Torna su

Torna su

 
 

La politica liquida Riflessioni politiche del giurista blogger Giovanni Cardona

La politica liquida Riflessioni politiche del giurista blogger Giovanni Cardona
Testo-
Testo+
Commenta
Stampa

Lo scenario politico di opposizione o contrapposizione è stato da sempre responsabile della mancata alternanza politica nel nostro paese, che ha conosciuto, dal dopoguerra in poi, – tranne una fugace e sinistra apparizione – una sola formazione ideologica-partitica alla guida del paese, coronata da satellitari alleanze e formule combinatorie algoritmiche con altri partiti o movimenti civici, ma sostanzialmente pietrificata nei meandri occulti di consensi familiari a discapito di serie programmazioni politiche.

La caduta violenta e cruenta dell’”ancien regime”, con decapitazioni e terrore sociale, oggi si mostra come una pacifica azione di reintegro della legalità non delegabile all’ingombrante potere statuale, che di fatto ed al di là dei suoi intenti obbligatoriamente tecnici e strettamente prefettorili, ha operato con l’ausilio di validi funzionari, una vera e propria liquidazione coatta del vecchio sistema gestorio oramai irrimediabilmente compromesso ed in dissolvimento.

Il mutamento radicale della normativa nazionale ha avuto un effetto dirompente all’interno del nostro paese, segnando la fine di questa logica e di questo equilibrio politico.

Una nuova realtà si apre all’orizzonte politico, con una mutata consapevolezza dell’elettore, il quale scopre quasi d’improvviso mali già tangibili e denunciati, accorgendosi, altresì, dei limiti e delle degenerazioni di un sistema partitocratico ammantato e gestito da pochi e venerati individui, finalizzati a vasti ed ingenti fenomeni di corruzione, portante alla rovina inarrestabile e progressiva dell’istituzione.

Tuttavia, le forze politiche che un tempo al potere, potevano contare su profondi legami non adamantini con frange popolari non ortodosse, oggi dovrebbero essere recalcitranti a similari relazioni, costituendone il vulnus sostanziale producente l’interventismo statale con consequenziale caducazione del consenso elettorale popolare.

Questo in termini approssimativi e schematici dovrebbe determinare il camminamento politico delle future coalizioni, onde evitare il giudizio di disvalore politico affidato ad organi giudiziari statali e militari.

Le forze politiche devono incardinare e difendere nel credo amministrativo il senso liberale e democratico, scevro da qualsiasi condizionamento, creando delle strutture professionalmente competenti e non apparati familiari o di partito ridondanti se non perniciosi per una democratica comunità.

Il sistema dei partiti, anche se ritenuti coessenziali ed indispensabili all’esercizio della democrazia, deve calarsi nel mutato ruolo storico richiesto da un presente e cassante potere statale, il quale avoca a sé una inglobante facoltà potestativa (autorità de jure) fagocitante il consenso elettorale dinanzi a gravi quadri, anche indiziari, destabilizzanti la fedeltà al modello costituzionale e democratico.

Non abbiamo più tempo da perdere, ci attendono vecchi e nuovi problemi gestori a lungo trascurati, che affliggono diuturnamente la nostra bisognosa e dolente comunità.

La lotta politica, dunque, cominci, ma che gli arcaici auspici in uso nell’antica Roma, siano indirizzati contro il malaffare, l’ignoranza e l’arretratezza per l’affermazione del giusto per noi stessi e per i nostri simili.

“Ogni cinque anni gli elettori fanno la loro croce; e dopo la devono portare.” (Birgit Berg-Khoshnavaz)

Discussione (1 commenti)

  1. Emanuele Rossetti

    Condivido in pieno. Ottimo, Giovanni, come sempre.
    Emanuele.

Partecipa alla discussione