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Il cammino della speranza nel messaggio della GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2020 La riflessione di don Leonardo Manuli

Il cammino della speranza nel messaggio della GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2020 La riflessione di don Leonardo Manuli
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Nel tempo delle festività natalizie, sono tanti i messaggi di auguri che riceviamo e inviamo, e questa ricorrenza, ogni anno presenta sempre una novità. Tuttavia una volta passato il natele, cosa ci rimane del cuore dell’annuncio cristiano?: «Chi di noi festeggia veramente il Natale? Chi depone ai piedi della mangiatoia ogni potere, ogni onore, ogni boria, ogni superiorità, ogni egoismo: chi di noi si abbassa per innalzare solo il Signore?» (D. BONHOEFFER). Nel nuovo messaggio del papa Francesco: “L’altro porta una promessa, di vita e di pace e chi viene in questo mondo, ha diritto di vivere una esistenza di pace”, scrive per la celebrazione della Giornata mondiale della pace del 2020.
“È il cuore umano la fonte dal quale si attinge la pace”, tuttavia “l’egoismo, la superbia, l’odio, che provengono dal cuore, cancellano il desiderio della pace”. Il desiderio di questa promessa è inscritta “dentro di sé”, una “tensione esistenziale”, faticosa, un percorso, che nei conflitti e nelle guerre “segnano il corpo e l’anima dell’umanità”, del quale occorre “fare memoria e custodirla” per evitare nuovi conflitti. Oggi si è davanti ad un bivio, la paura dell’altro, l’insofferenza per la diversità, la falsa sicurezza, aumentano la sfiducia, la diffidenza e le fragilità, è un “segno dei tempi” per uscire da se stessi ed andare incontro all’altro, e sono “il dialogo e l’ascolto” gli strumenti perché si realizzi la promessa della pace, scrive il papa. In questa “casa comune”, è importante dirigere l’attenzione e la cura verso un’economia più giusta, solidale, l’ecologia, contro lo sfruttamento e il dominio della natura, che possono generare tensioni e ingiustizie, minacciando la convivenza.
È necessario “un nuovo modo di abitare”, e il papa si rivolge non solo a tutti gli uomini e alle donne di buona volontà, ma soprattutto ai discepoli di Cristo, di sostenere cammini di riconciliazione, con l’esercizio perdono, quel “settanta volte sette” che è l’infinita misericordia di Dio verso l’umanità e che il cristiano è chiamato a farsi canale di misericordia: “di guardarsi a vicenda come persone, come figli di Dio e fratelli”.
L’invito del papa è di rimetterci in cammino, la pace si ottiene se si spera, e non si può costruire sulla paura. La speranza, il dialogo, la riconciliazione la conversione ecologica, quest’ultimo un argomento di forte sensibilizzazione, nella visione di una umanità integrata, affrontato già nella sua prima enciclica «Laudato si’», sono sostenuti dalla virtù teologale della speranza: La speranza è «la virtù che ci mette in cammino, ci dà le ali per andare avanti, perfino quando gli ostacoli sembrano insormontabili» (1), è anche una responsabilità, un dovere morale, in quella mistica di vivere insieme, mescolanza, incontrarsi, prendersi in braccio, incontrarsi per costruire una fratellanza universale.
La pace è un cammino faticoso, una tensione esistenziale di tutta l’umanità, essa non mai compiuta, se non c’è la fraternità, un compito oggi più che mai necessario, in una società che vive l’homo homini lupus, profetizzato dal filosofo inglese Hobbes, invece dell’homo homini frater, quella fraternità che fa parte della triade del pensiero illuminista, e dal quale ci si è allontanati: «Dobbiamo perseguire una reale fratellanza, basata sulla comune origine da Dio ed esercitata nel dialogo e nella fiducia reciproca. Il desiderio di pace è profondamente inscritto nel cuore dell’uomo e non dobbiamo rassegnarci a nulla che sia meno di questo» (1).
Il papa, auspica questo cammino, fraterno, nella speranza, dove è in gioco l’avvenire nostro e delle nuove generazioni, un impegno che si fa pratico, in diversi campi e ambiti, ed ha bisogno di gesti concreti che hanno autorevolezza: Il mondo non ha bisogno di parole vuote, ma di testimoni convinti, di artigiani della pace aperti al dialogo senza esclusioni né manipolazioni. Infatti, non si può giungere veramente alla pace se non quando vi sia un convinto dialogo di uomini e donne che cercano la verità al di là delle ideologie e delle opinioni diverse» (2).

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