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Il delirio di onnipotenza Riflessioni psicopedagogiche del giurista Giovanni Cardona sulla vana onnipotenza del politico

Il delirio di onnipotenza Riflessioni psicopedagogiche del giurista Giovanni Cardona sulla vana onnipotenza del politico
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La psicologia infantile ci insegna che uno degli stadi conoscitivi che l’individuo attraversa nella propria esistenza sia quello della cosiddetta “perdita dell’oggetto”.

Con tale espressione si simboleggia il passaggio tra la fase del “trionfalismo onnipotente e possessorio” a quella della “perdita continua dell’oggetto”.

Attraverso la fase dell’onnipotenza il minore crede che tutto ciò che cade sotto la sua realtà sensibile gli appartenga in termini di proprietà e di dominio.

Appena si manifestano le prime “perdite possessorie” il bambino reagisce in maniera enfatica.

Prima di diventare adulto e di accettare la ineluttabilità delle potenziali perdite, il minore reclama senza mezze misure il ripristino della idealizzata situazione di potenza pregressa oramai caducata da un ipotetico evento traumatico, che apparentemente nella prima fase considerava sotto il suo assoluto dominio.

La problematica psicotica sopra esposta, se trova una sua scientifica struttura interpretativa in seno ad un minore, non trova il sostegno nella comunità scientifica quando trattasi di minorati psichici con devianti disturbi ossessivi compulsivi della personalità cagionati da eventi traumatici infantili, che trovano in età adulta, come catartica valvola di sfogo, la farneticante modalità diffamatoria e calunniatoria garantita dalla pubblica inutilità di alcuni edonistici e fuorvianti social network.

Il delirio di onnipotenza come fenomeno patologico, afferra la psiche dell’uomo pubblico che da “pubere” passa a “publicus” – avendone le locuzioni pari derivazione etimologica -, espandendosi, sovente con l’ausilio di una accolita di reprobi recalcitranti e guittamente plaudenti i quali ne definiscono i contorni e la effettiva valenza, attraverso l’ammissione, delinquenzialmente collusa, nel formato contesto sociale del nuovo “soggetto politico” spesso sgradevole, poco incline alla legalità e sottoposto a pulsioni oniriche-virtuali di possesso assoluto ed incondizionato della realtà cittadina alla quale prenderebbe di sovrintendere.

Quando per particolarismi circostanziati dalla inettitudine delle opposizioni o obiettivamente favoriti dal mafioso di turno, il “politico” si adagia su una sempre affiorante idea di onnipotenza, finisce con il recedere ad uno stadio infantile, prepuberale: il “rimbambimento” caratterizza questi inetti, i quali carenti di carisma e circondati da disistima e irriconoscibilità culturale e sociale, finiscono con imbastire trame di odio diffamatorio, procurante un sicuro allarme sociale, al quale le forze dell’ordine precostituite e la magistratura operante dovrebbero saggiamente porre un portentoso argine.

Ogni cittadino responsabile conosce e sa che il “piccolo politico” prima o poi si convertirà ai voleri potestativi e genitoriali di uno Stato che sa essere forte quando si veste autoritativamente con manti ermellinati.

Basterà seguirlo a distanza, rispettando la base eziologica che qualifica i suoi disturbi ossessivo-compulsivi nell’alveo della inesistente personalità.

Gli passerà, presto gli passerà. Prima ancora di quanto si possa immaginare.

Come diceva Freud, la perdita del possesso gli servirà a farlo maturare o alternativamente a farlo suicidare.

Discussione (1 commenti)

  1. Emanuele Rossetti

    Congratulazioni, Giovanni, sempre puntuale ed efficace in un linguaggio semplice ed allo stesso tempo accattivante.
    Emanuele.

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