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Il grande Foro di Palmi Il giurista Giovanni Cardona si cimenta in una storia giuridica di uomini e di libertà

Il grande Foro di Palmi Il giurista Giovanni Cardona si cimenta in una storia giuridica di uomini e di libertà
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Da Alfredo de Marsico a Genunzio Bentini, il foro palmese è stato da sempre frequentato dai difensori tra i più famosi in campo nazionale che si sono distinti per preparazione giuridica ed eloquenza.

Da ottocenteschi nomi oramai dimenticati, come Arcà, Alessio, Rovere a quelli delle epoche successive che hanno forgiato una tradizione aurea della avvocatura nazionale quali i Silipigni, Ferrari, Marazzita, Badolati, Masseo, Lombardo nel campo penale o quelli di Bruno e Francesco Carbone, Barone, Lombardo, Scalfari, Perelli, Napoli, nel campo civile, solo per citare una lista affiorante dai meandri della memoria in una folta schiera di superbi intellettuali della penna o della parola.

Un fraseggio a parte merita il grande Domenico Antonio Cardone, proposto nel 1963 per il Premio Nobel per la pace, il quale oltre che eminente avvocato è stato un filosofo di gran pregio dottrinario che contribuì con i suoi scritti allo sviluppo della filosofia del diritto e della dottrina dello Stato.

Accanto agli operatori che hanno reso vivo il diritto nelle aule dei tribunali, non vanno sottaciute grandi personalità le quali slegatesi dall’ambiente giudiziario hanno dato il loro apporto in ambiti letterari, universitari o scientifici-filosofici, basti ricordare lo scrittore Leonida Repaci fondatore del Premio Viareggio, Francesco Antonio Repaci successore nella cattedra di Luigi Enaudi, Felice Battaglia maestro di dottrine giuridiche e rettore della Università di Bologna; Antonino Lo Vecchio cultore di dottrine giuridiche-economiche e molti altri.

Anche le generazioni del dopoguerra hanno espresso figure di difensori di forte impegno e capacità professionale, a riprova di un foro di peculiare vitalità e vigoroso fervore.

Accanto ad una magnifica accolita forense, si colloca, con pari dignità, impegno e cultura, una schiera di magistrati che impressero segni durevoli nel costume e nel sapere giudiziario del promontorio palmese.

Il giurista taurianovese Gracco D’Agostino, integra e austera figura di giurista, Presidente della Corte di Assise a Palmi e destinato ad altri celebri processi nazionali quali il caso Graziosi o quello di Portella delle Ginestre; il giudice Gaetano Mancuso, raffinato umanista e giudice di raro equilibrio; o Alfonso Colonnese, Pubblico Ministero dalla logica stridente, assurto successivamente agli scranni di Procuratore Generale a Cagliari e infine a Presidente di Sezione di Cassazione; o il giudice Domenico Iannelli, irruento e sottile nella delicata funzione accusatoria.

E tante altre generazioni, fino ai giorni nostri, con esponenti valorosi sia nell’ufficio del Pubblico Ministero che nella giurisdizione.

Il riandare con la memoria, ad un passato più o meno recente, non intende avere una sterile significazione commemorativa o celebrativa, ma deve costituire il richiamo ad un patrimonio culturale ed umano non trascurabile, che non va dilapidato ma secondato a processi di sostanziale dialettica giudiziaria, oggigiorno sradicata ed insidiata da incalzanti e a volte inutili tematiche di politica del diritto che, sulla scorta di una emergenza a volte di comodo, razzia e declassa una nobile ed antica arte.
“Il segreto della giustizia sta in una sempre maggior umanità e in una sempre maggiore vicinanza umana tra avvocati e giudici nella lotta contro il dolore.” (Piero Calamandrei, Elogio dei giudici scritto da un avvocato, 1935)

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