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L’informazione giustiziata Riflessione del giurista Giovanni Cardona sulla attendibilità della informazione pubblicata

L’informazione giustiziata Riflessione del giurista Giovanni Cardona sulla attendibilità della informazione pubblicata
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Le contemporanee scoperte di illiceità commesse da consorterie di politici, pubblici amministratori, imprenditori, trafficanti e truffaldini di ogni genere, venute alla luce come conseguenza di penetranti indagini realizzate dalla magistratura, hanno determinato uno scompaginamento di antichi e consolidati assetti di potere, determinandone la scomparsa, l’allontanamento o la decapitazione virtuale di facinorose congreghe.

Era naturale, come la storia insegna, che, nascesse una forma di reazione politica che è diventata crescentemente aggressiva, martellante e faziosamente ripartita tra la claque dei defenestrati e degli agevolati.

La conseguenza è stata una campagna tendente a sminuire il valore degli organi magistratuali, avallata in alcuni casi dall’eccesso di narcisismo mediatico di qualche requirente o giudicante.

Se è vero che in una società civile e democratica, la legge è uguale per tutti e non c’è cittadino che sia legibus solutus, ossia al riparo dal pericolo di poter subire un processo penale, è altresì incontrastabile l’assunto che a volte tali attività giudiziarie costituiscano una gogna temporalmente determinata.

Infatti, allorché nasce un processo e lo scandalo prende consistenza non appena reso pubblico l’avvio dell’indagine, l’indiziato, lasciato mesi od anni ad aspettare l’inizio del dibattimento viene preventivamente sottoposto al pubblico ludibrio e tacciato con la diceria dell’untore di medievale memoria.

Il ritardo, basantesi sul lungo lasso temporale che passa tra la pubblicazione dell’accusa e l’accertamento della innocenza o della colpevolezza, oltre a dimostrare i sostanziali limiti processuali, cagiona irreparabili ed eterogenei danni che vanno al di là dei tecnicismi endoprocessuali.

La fenomenologia perversa acquista maggiore gravità quando, nell’intervallo tra la messa in pubblico dell’accusa e la celebrazione del dibattimento si insinua l’opera della stampa o dei mass-media in genere.

Nessuno vuole ignorare il principio costituzionale che garantisce la libertà di pensiero e la sua divulgazione per mezzo degli organi di informazione, quello che non si condivide è che, l’organo di informazione, sovente fazioso, trasla la notizia su piani dettati da interessi di parte che conducono spesso ad una soluzione lontana dal vero.

Il risultato è la confusione sovrana del cittadino, che viene spinta verso conclusioni errate e fuorvianti molte volte sovrapposte anche alle decisioni assunte dai giudici, con la reiterata conseguenza che le tesi processuali vengono contestate aspramente in pubbliche manifestazioni o respinte perché considerate frutto di prevenzione o espressione di orientamento politico del magistrato.

Concludendo, non si può sottacere come, questa modalità nell’esercitare la libertà di informazione da parte di qualche inopinato operatore, non giova non solo alla correttezza dell’informazione, ma alla serenità dei cittadini e, conseguentemente all’ordine pubblico.

Se Tocqueville asseriva che “La democrazia è il potere di un popolo informato” il pettegolezzo altro non è se non informazione in corso di verifica.

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