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Il Presidente Riflessione ironica del giurista blogger Giovanni Cardona sull'utilizzo vezzoso degli inutili titoli

Il Presidente Riflessione ironica del giurista blogger Giovanni Cardona sull'utilizzo vezzoso degli inutili titoli
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In Italia è una vocazione. Se ogni italiano è stato almeno una volta vice-presidente, un italiano su tre è riuscito, almeno due volte nella sua vita, a soddisfare l’ebbrezza di essere Presidente. Male che gli vada riesce sempre a sentirsi Presidente del “ménage” coniugale, con la consorte vice-presidente, la vicina di casa nel consiglio direttivo, la domestica revisore dei conti, i figli e i suoceri nel collegio sindacale.

Quello del condottiero, quindi del Presidente, è un nostro antico pallino che ci portiamo appresso dai Cesari; assieme ad un’altra vecchia vocazione, quella di essere condotti, quindi presieduti, che ha trovato in passato ampia soddisfazione nelle innumerevoli dominazioni straniere.

Finite le dominazioni, messe da parte le colonie, mandati in ferie gli invasori, ci sono rimaste le presidenze a placare le due arsure parallele: condurre ed essere condotti. Che poi a pensarci bene parallele non sono, ma piuttosto intersecanti. Dalla incapacità di condurre forse nasce la vocazione ad essere condotti e dalla continua umiliazione di essere sempre portati per mano nasce forse la ribellione e il pallino di condurre, di presiedere. Di qui il propagarsi della figura del Presidente, come una gramigna inarrestabile in un campo mai coltivato.

Un condominio di otto inquilini si elegge il suo bravo Presidente; ma spesso non basta perché in seno agli inquilini si elegge anche un consiglio ristretto a cui si dà il suo Presidente. E se il condominio è composto di ventiquattro condomini, dislocati su tre scale, tre saranno i Presidenti, uno per ogni scala, e tre i Presidenti dei rispettivi consigli ristretti.

E cosi all’infinito, per consigli di quartiere, circoscrizioni, enti, associazioni, club, in ogni comunità che abbia solo più di un membro.

Ed è tanto insaziabile tale vocazione che la fantasia dell‘italiano, impareggiabile, ha istituito anche per le Presidenze, delle categorie. Sono nati così il Presidente anziano, il Presidente onorario, il Presidente aggiunto, il primo Presidente, il Presidente facente funzione, il Presidente Generale.

I primi tre rappresentano generalmente quella categoria di persone che, restie a togliersi dai piedi nel momento giusto, vorrebbero presiedere anche l’al di là. Il primo Presidente è il non plus ultra. Il Presidente facente funzioni quasi sempre nasconde la senescente presenza di un Presidente effettivo rimbecillito. Il Presidente Generale è sempre qualcuno che cela vocazioni golpiste o dittatoriali.

Il maggior numero di presidenze viene esercitato a titolo gratuito, molte invece a suon di milioni: le prime onorano la vanagloria, le seconde gremiscono le tasche.

Il ferro del mestiere del Presidente è la firma, che viene apposta generalmente senza scendere nel dettaglio del “come” e del “perché”: una bella firma aerodinamica, possibilmente illeggibile, che chi legge deve conoscere senza identificare.

Il carattere di un Presidente? Decisamente super, autorevole, durevole, consapevole, meritevole, onorevole, persuadevole.

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