Il sangue di Nino: un uomo ha deciso di uccidersi | ApprodoNews
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Il sangue di Nino: un uomo ha deciso di uccidersi La riflessione di Michele Caccamo

Il sangue di Nino: un uomo ha deciso di uccidersi La riflessione di Michele Caccamo
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di Michele Caccamo

Ha pensato fosse ormai impossibile afferrare una qualsiasi bellezza, e che tutto cadesse al contrario: come se discendessero dal cielo soltanto le anime scacciate. E lui non sapeva più che posto occupare in quel giorno, uno qualunque della sua vita. E non aveva nulla di chiaro e riconoscibile oltre il suo male. Pensava di avere davanti una specie di steccato, che alla fine bastava soltanto saltarci sopra. E allora ha pensato di essere una sposa bianca, di avere il piegamento gentile dei fiori nuziali. E non ha avuto il pensiero di dover invecchiare, ha pensato che sconfitta dopo sconfitta alla fine bisognava fermarsi. E ha creduto che la morte fosse la sola capace di baciare il punto dove le labbra si erano sbiadite, la sola che avesse un nome specifico.

Alla fine, ognuno soffre un freddo spietato e se solo venisse ascoltato avrebbe una bocca aperta piena di parole. Ma la follia del nostro tempo ci accende e ci spegne, e nessuno si accorge del risucchio dell’indolenza del fumo pesante del giudizio, della responsabilità individuale. E allora abbiamo tutti, per come si chiama, la mano sul grilletto. E dopo camminiamo con una maschera sul viso per non essere riconosciuti, e vorremmo avere una magrezza straordinaria per non essere visti. Quando un uomo decide di uccidersi ci chiediamo perché abbiamo rinunciato a comprenderlo; perché abbiamo pensato non avesse nessuna forma nel mondo, nessuna significanza. Ci chiediamo perché abbiamo creduto fosse più lontano di quanto ci fosse vicino.

Quando un uomo pensa di doversi uccidere ha bisogno d’amore: lo spinge nelle strade davanti alle nostre porte di casa, lo mette nel vento per non farlo finire mai. Pensa di poterci travolgere, e di non avere nessuna morte imminente. Pensa che qualcuno quanto prima lo terrà tra le braccia facendolo tornare potente. Ma siamo tutti una grande vigliaccheria. E ieri ci siamo ancora sporcati le mani, questa volta del sangue di Nino.

Discussione (1 commenti)

  1. Maria Daniela

    quando un uomo o una donna si uccidono ad essere alieni di questo mondo,siamo noi.Perchè se non ci si accorge di chi soffre e la superficialità della vita ci fa correre in modo ostinatamente cieco,vuol dire che è sfuggito qualcosa di importante,in ognuna delle nostre vite.Non conoscevo quest’uomo e non conosco le circostanze che l’hanno spinto al gesto estremo.Ma a che serve conoscere qualcuno in particolare se la quotidianità di tutti è costellata da situazioni simili?A che serve dare un nome ad una circostanza tragica se poi non cambia nulla e ognuno continua a girarsi dall’altra parte oppure è troppo indaffarato per accorgersi di chi soffre?Siamo nell’epoca in cui la comunicazione vola ma l’umanità latita.E si potrebbe scrivere,discutere,polemizzare e fare tavole rotonde all’infinito,sulla sofferenza e sul disagio dei tanti.Ma se non scatta quel qualcosa che ci distingue dalle bestie e si chiama empatia,resterà tutto vano.

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