Il sociologo Antonio Marziale sulla tragedia dell’uomo che ha dimenticato il figlioletto di due anni in auto | ApprodoNews
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Il sociologo Antonio Marziale sulla tragedia dell’uomo che ha dimenticato il figlioletto di due anni in auto

Il sociologo Antonio Marziale sulla tragedia dell’uomo che ha dimenticato il figlioletto di due anni in auto
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“Il rapporto tra genitori e figli, purtroppo, è contrassegnato da automatismi e tempistiche cronometrate al punto da determinare un calo di attenzione e di concentrazione in ciò che stiamo facendo, e senza attenzione la dimenticanza è in agguato”

Il sociologo Antonio Marziale sulla tragedia dell’uomo che ha dimenticato il figlioletto di due anni in auto

“Il rapporto tra genitori e figli, purtroppo, è contrassegnato da automatismi e tempistiche cronometrate al punto da determinare un calo di attenzione e di concentrazione in ciò che stiamo facendo, e senza attenzione la dimenticanza è in agguato”

 

 

La tragedia dell’uomo che ha dimenticato il proprio bambino in auto, cagionandone involontariamente il decesso, è da inquadrarsi entro il perimetro della “modernità liquida”, descrittore sintetico di un’epoca destinata a confrontarsi con gli effetti inarrestabili e devastanti del consumismo e di una cultura compagna del disimpegno e della dimenticanza. Per non parlare della velocità determinata dai tempi dell’innovazione.
C’è qualcosa di terribilmente violento nelle interazioni quotidiane, nei rapporti che s’instaurano tra i soggetti, anche appartenenti allo stesso nucleo familiare. La memoria è una di quelle azioni che diamo per scontate in tali rapporti, di cui prendiamo coscienza solo quando falliscono. Niente di psichiatrico, a dispetto del vox pupuli postumo alle tragedie determinate dalla “dimenticanza”.
Per rendere intelligibile sociologicamente – dunque, senza patologie di sorta – il concetto di “dimenticanza” è necessario evidenziare il valore adattivo che lo contrassegna: sarebbe inutile ricordare elementi di scarsa rilevanza e la selezione degli elementi da memorizzare evita un veloce esaurimento cognitivo. Tuttavia, capita di dimenticare cose importanti, anche cruciali. E un figlio è, senza dubbio, la cosa più importante.
Giudizi impliciti e domande lecite: come si fa a dimenticare un bambino? A fornire una risposta ci ha pensato CSI, nota fiction americana fiondata da anni anche sui nostri teleschermi. Un episodio narra di un uomo che dimentica il proprio bambino in auto e il fatto si potrebbe facilmente archiviare come una tragica svista, ma gli infallibili detective non ci stanno e scoprono che i genitori avevano simulato l’incidente per mascherare un infanticidio progettato. Nella realtà qualche volta accade. Ma, nella maggior parte dei casi non è così. Il fattore scatenante, per quanto banalmente dato per scontato, è la vita frenetica che ci porta a fare e pensare tante cose contemporaneamente. Questo accade soprattutto agli uomini in “età lavorativa”, che rispetto alle donne sono “naturalmente” meno predisposti a conciliare gli impegni professionali con quelli familiari. Ecco, allora, che quando si trovano a svolgere un ruolo “tradizionalmente femminile”, come accompagnare un figlio all’asilo, sono talmente assorbiti dal loro lavoro da dimenticarsi di tutto. Fenomenologia, questa, da considerarsi quantitativamente non emergenziale, comunque in ascesa e meritevole di riflessione sul piano dell’esercizio delle funzioni genitoriali.
Il rapporto tra genitori e figli, purtroppo, è contrassegnato da automatismi e tempistiche cronometrate al punto da determinare un calo di attenzione e di concentrazione in ciò che stiamo facendo, e senza attenzione la dimenticanza è in agguato. Si ha sempre poco tempo da dedicare ai bambini, anche perché quello dedicato alle chiacchiere domestiche è stato assorbito da Internet e altri svaghi similari. Molti bambini, per ovviare al vuoto dialogico venutosi a creare, saltano il fosso parcheggiandosi davanti indisturbatamente alla Tv o ai videogiochi, in sostanza dimenticati. Lasciare un figlio in auto rientra nel perimetro delle probabilità determinate proprio dalla perenne dimenticanza di loro.
Indubbiamente, l’atteggiamento dell’opinione pubblica ha il dovere di essere intriso di pietà per un genitore che, certamente, non avrà mai abbastanza lacrime per piangere nel corso della sua vita, ma qualcosa bisogna fare perché siffatte tragedie non abbiano più cittadinanza ed una possibile soluzione è ritornare ad essere genitori nella maniera più tradizionalmente intesa.
Antonio Marziale (Sociologo – Presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori)

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