Interdittive e scioglimenti antimafia, leggi da cambiare? | ApprodoNews
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Interdittive e scioglimenti antimafia, leggi da cambiare? Quando scappa il morto, la questione sta sfuggendo di mano

Interdittive e scioglimenti antimafia, leggi da cambiare? Quando scappa il morto, la questione sta sfuggendo di mano
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Prefazione. “Tre cose formano una nazione: la sua terra, il suo popolo, e le sue leggi”

Quando leggi notizie terribili come il suicidio di un imprenditore che aveva denunciato dei boss mafiosi, condannati in seguito a questa “ribellione” e che lo stesso accusato da un pentito di essere contiguo ai clan, ma assolto per l’infamante accusa in primo grado. E si suicida perché non ammesso dalla prefettura nella cosiddetta “white list” per partecipare agli appalti, allora credi che il mondo è fatto di figli e figliastri. E apre ferocemente la questione sulle cosiddette “interdittive antimafia”, così come quella dei scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, sia un po’ sfuggita di mano. C’è una mano troppo leggera che adotta questi estremi provvedimenti da anni, mettendo in ginocchio un’economia e lasciando dietro polvere e distruzione morale. Pochi hanno il coraggio di ribellarsi, tra operatori del settore, imprenditori, politici e giornalisti, e di mettere la propria faccia contro quello Stato che dovrebbe tutelare il cittadino. Ovvero c’è un’eccessiva “mano libera” delle prefetture che per quella “prevenzione”, non esitano a distruggere imprese e uomini. Chi non conosce le leggi che regolano la questione, dovrebbe sapere che si tratta appunto di condizioni preventive. Ovvero, si previene perché c’è un pericolo sospetto di infiltrante mafiosità e quindi non “infettare” un intero contesto.
Quando poi leggi che viviamo in una società dove c’è sempre una “commissione di accesso dietro l’angolo ordinata dalla prefettura, e poi relazioni che il ministero dell’interno puntualmente firma, emanando decreti di scioglimento che condannano un’intera comunità. Fortunatamente, come mi disse un amico, bravo magistrato, c’è uno “stato di diritto” che alcune volte funziona ribaltando tali provvedimenti che rigenerano e riabilitano chi era sospettato di mafiosità. Vedi i casi di Lamezia Terme e Marina di Gioiosa Jonica. E la cosa triste è che quando accadono tali provvedimenti invece di fare delle riflessioni, si formano tifoserie, e personalmente a Taurianova ne ho viste tante. Compresi partiti politici che acclamavano l’ingresso dei commissari prefettizi antimafia a causa di scioglimento. Certo, l’imbecillità non si può combattere né abolirla per legge e quindi tali personaggi, poi in fin dei conti, sono spariti dalla scena politica e umana, nel profondo oblio, così come meritavano. Riflettere su una legge che potrebbe apparire vetusta o migliorarla, vedi le interdittive antimafia, non vuol dire essere contro lo Stato, ma aiutare lo stesso a gestire meglio una situazione la quale eviterebbe la desertificazione economica e rovinerebbe di meno le persone dal punto di vista umano, morale e della dignità. Credo che il legislatore dovrebbe intervenire a tal senso, migliorando la questione delle interiettive come c’era nella relazione della commissione del prof. Fiandaca del 2013, che nei fatti si proponeva di affiancare un “controllore giudiziario” all’impresa, non solo per proseguire le attività e non penalizzarla come si sta facendo adesso, ma anche per accertare l’esistenza o meno della mafiosità e quindi, eventualmente, non dare seguito all’interdittiva in caso di esito negativo delle verifiche. Allo stesso modo, si potrebbe fare per gli scioglimenti per infiltrazioni mafiose, ovvero affiancare una sorta di “controllore” nell’Amministrazione sospettata che controlli gli atti e ne verifichi la sussistenza degli estremi per l’estremo provvedimento. Una legge del 1991 approvata in fase di emergenza, non può trovare applicazione nel terzo millennio ed essere utilizzata come se fosse un grimaldello dalla leggera applicazione, e molto spesso con la “cultura del sospetto” e adottare tale applicazione con eccessiva prevenzione, perché così facendo si commissaria nei fatti la democrazia e la sovranità popolare. Basta non far candidare le persone sospettate di controindicazioni mafiose e magari se eletti, interdire solo gli stessi, ma non un intero consiglio che magari, nella maggior parte, è fatto di persone perbene. Altrimenti, se si continua così, con l’inopportuna cultura del sospetto e della prevenzione a oltranza come regola, e con la mano libera prefettizia e senza alcun contraddittorio difensivo, potrebbe esserci il rischio serio di uno “stato di polizia” che nulla avrebbe a che fare con uno stato di diritto.

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