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La cattiveria non esiste!

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E’ forse solo un luogo comune? Ecco le spiegazioni del nostro coach

La cattiveria non esiste!

E’ forse solo un luogo comune? Ecco le spiegazioni del nostro coach

 

 

Sono sicuro che il titolo, non vi troverà subito tutti d’accordo. Mi auguro perciò che continuiate a leggere, così avrò la possibilità di spiegare meglio cosa intendo dire con questa mia affermazione. Questa rivelazione l’ho avuta, mi verrebbe da dire per caso, ma siccome ormai ho imparato che il “caso” non esiste, continuo a raccontarvi questa mia esperienza, così com’è stata.
Ho conosciuto Miranda S. durante un corso di formazione a Roma. Mentre pranzavamo, uno dei nostri amici comuni, che la conosceva molto bene, le chiese del suo libro che sarebbe dovuto essere stampato da li a poco. Lei ce ne parlò un pò, ma con molta umiltà da parte sua, d’altronde questa è la caratteristica che la contraddistingue. Dopo qualche mese, durante un viaggio di lavoro, mi trovavo in un aeroporto e mentre cercavo il modo migliore per far trascorrere quel paio di ore d’attesa prima di partire, tra gadgets e riviste, fui attratto da un libricino che faceva capolino da uno scaffale pieno di altri volumi. Mi avvicinai giusto per mettere a fuoco i caratteri del titolo e balzò ai miei occhi subito il nome dell’autore.
Era il suo libro! Era stato pubblicato! L’ho comprato ed ho incominciato a leggere quelle pagine con molta curiosità. Mi ricordo quanto fosse difficile per me andare al capitolo successivo senza ritornare su alcune frasi o rimanere a meditare su altre. Questo libro mi stava “prendendo” proprio! Non lo avevo cercato, ma me lo sono ritrovato davanti. Era un altro di quei libri che a me piace pensare che “fosse stato lui a trovare me”. C’erano stampate all’interno le risposte alle domande che in quel periodo giravano frequentemente nella mia testa. Non so se vi è mai capitato qualcosa di simile e se avete avvertito la mia stessa sensazione.

Il capitolo che mi lasciò particolarmente “senza parole”, fu quello dove l’autrice raccontò la storia di San Francesco d’Assisi con il lupo di Gubbio , episodio a me sconosciuto fino a quel momento e che ancora oggi, mi si “accappona la pelle” tutte le volte che lo ricordo o lo racconto.
Narra del giovane Francesco che, durante il suo cammino insieme ai suoi seguaci, giunse nella cittadina di Gubbio, all’epoca presa di mira da un ferocissimo lupo. La bestia aveva già sulla propria coscienza diverse greggi sbranate e forse anche qualche pastore o qualche viandante. Francesco e tutto il gruppo, non appena giunsero nei pressi della città, furono subito allertati dagli abitanti sgomenti per l’ennesima rappresaglia della belva. Sicuramente il caso era molto serio e pericoloso e quindi si resero conto che avrebbero dovuto prestare molta attenzione lungo la strada.
Non passò molto tempo che il Santo e i suoi compagni si incapparono nell’orribile creatura, dallo sguardo indemoniato e dal ringhio famelico. Alla vista, ne rimasero quasi tutti pietrificati, qualcuno accennò alla fuga. Tutti sapevano di essere spacciati!
Francesco continuò a camminare imperterrito lungo il sentiero, avvicinandosi passo dopo passo al lupo, suscitando tutta la disapprovazione dei suoi amici che gli urlavano: “Dove vai Francesco? Scappa! Torna indietro! E’ il lupo cattivo che sta massacrando Gubbio e tutti coloro che ci passano! Non hai sentito cosa ci hanno detto le persone del posto? Scappa, mettiti in salvo da quella bestia cattiva!”
Ma Egli continuò. Raggiunse l’animale, lo guardò negli occhi e “con fare di Santo” allungò la sua mano e lo accarezzò, sotto lo sguardo incredulo dei suoi seguaci che continuavano ad esortarlo a scappare via perchè era il lupo cattivo e lo avrebbe sbranato.
Fu allora che San Francesco si girò verso di loro e con gli occhi pieni di lacrime disse:
“Non esistono i lupi cattivi, esistono solo i lupi tristi!”.
Egli aveva scorso negli occhi di quella bestia, tutto il suo profondo disagio, la sua disperazione, la sua immensa tristezza ed era questo stato d’animo che lo rendeva feroce e spietato.

Quando lessi questo racconto, mi commossi e mi emozionai allo stesso tempo. Mi resi conto di aver appreso una delle lezioni più grandi di tutta la mia vita. Anch’io spesso ho giudicato e condannato le persone in base al loro atteggiamento o al loro modo di fare, senza curarmi di comprendere cosa spingesse loro a quel comportamento. D’altronde, quando succede qualcosa di assurdo, di tragico o comunque d’increscioso, siamo tutti li, pronti a giudicare e condannare, senza renderci conto di quale possa essere stata la vera causa e da cosa eventualmente possa essere scaturito tutto quel male. Molte volte, sappiamo solo fare la “lista dei buoni e dei cattivi” come ci hanno insegnato a scuola, ma quando si diventa consapevoli del fatto che “i lupi cattivi non esistono, ma esistono soltanto i lupi tristi”, la nostra prospettiva cambia, il dolore che ci causano si allevia e diventiamo più disponibili a perdonare perché la tristezza viene perdonata a chiunque e come dicono i Grandi Maestri: il perdono rende liberi e felici.
Da quel giorno, tutte le volte che mi capita di scontrarmi con qualcuno che prova ad attaccarmi per un qual si voglia motivo, mi ricordo questo prezioso insegnamento.

Vi ringrazio
Domenico Versace
Althea Comunicazioni & Pubbliche Relazioni

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