La crisi idrica fomenta gli scontri in Medio Oriente | ApprodoNews
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La crisi idrica fomenta gli scontri in Medio Oriente La situazione può innescare un conflitto globale

La crisi idrica fomenta gli scontri in Medio Oriente La situazione può innescare un conflitto globale
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Siamo vicini ad un immane pericolo la crisi idrica nel Medio Oriente che
si sta nascondendo. Sono sicuro che che la penuria di acqua farà alzare
il livello dell’escalation nei combattimenti. E la Turchia manovratore
oscuro intende nei prossimi mesi usare i miliziani dell’ISIS per
prendere il controllo dei fiumi e delle dighe della Siria e Iraq. Se non
si mette mano presto al problema può innescarsi un conflitto globale. La
Turchia può manovrando le chiuse delle sue dighe gestire il flusso dei
fiumi Tigri e Eufrate diretto in Siria e Iraq, della diaspora (Shatt
al-Arab)ne è parte in causa anche l’Iran che rivendica parte dell’acqua
portata dal letto del fiume.
Ma la carenza idrica non coinvolge solo le regioni del golfo. Un’altro
conflitto potrebbe innescarsi tra Egitto, Sudan e l’Etiopia, tre stati
che beneficiano del fiume Nilo. Se il Sudan decidesse di chiudere le
chiuse delle Dighe per l’Egitto sarebbe la fine. Qualche anno fa
riuscimmo ad impedire prima che si alzassero in volo i caccia egiziani
che il Sudan approvasse un progetto di una diga italiana che avrebbe
assetato l’Egitto. Orma la fibrillazione è altissima basta poco per
innsescarsi un conflitto a batteria. C’è chi pensa come la Libia alla
costruzione di canali a pettine per assorbire l’acqua del Mediterraneo.
Libia, Ciad e Nigeria sono tre stati in cui la desertificazione è in
atto. La crisi idrica si è accentuata per cambiamenti climatici, ci sono
intere regioni dove non piove da anni. Se pensiamo che mentre la
popolazione cresce esponenizalmente e le riserve di acqua nel continente
africano si assottigliano, arriveremo entro 10 anni ad una crisi
apocalittica. Se l’occidente non si adopera in sforzi comuni
immediatamente, tra 10 anni assisteremo alla apocalittica marcia degli
assetati. E l’ISIS sta approfittando dell’immobilismo dell’occidente
utilizzando l’acqua come arma di ricatto. Il califfato sta operando un
gioco disumano, visto che l’acqua rappresenta la vita, sta spostando le
sue mire dai pozzi petroliferi al controllo delle dighe che
costituirebbe un mezzo di pressione criminale. L’ISIS controlla la parte
nord dei fiume Tigri ed Eufrate che dopo un lungo persorso sfocia a sud
nel Golfo Persico.
L’Iraq e parte della Siria, hanno la loro economia che dipende da questi
2 fiumi. Dai 2 fiumi traggono origine il cibo per milioni di cittadini,
il funzionamento delle industrie. Se l’Occidente continua a chiudere gli
occhi avremo una crisi dal rischio inimmaginabile eppure i segnali ci
sono tutti, l’ISIS ha spostato i suoi obiettivi dai pozzo petroliferi e
i distretti industriali alle dighe sapendo che avendo il controllo delle
risorse idriche può decidere la vita o la morte della popolazione.
L’Occiente continua a presidiare i pozzi petroliferi ma non hanno capito
che stanno lasciando campo libero per il controllo delle dighe, l’acqua
è un’arma micidiale avendone il controllo si può condizionare le
decisioni di uno stato. Se la mia analisi non è sbagliata l’ISIS punterà
verso quelle regioni dove le falde aquifere sono ancora attive, possiamo
anticipare le mosse dei miliziani se copminciamo a studiare le mappe
delle risorse idriche nel nord Africa e Medio Oriente. Dalle mappe è
facile evincere le areee dove è concentrata l’Acqua e queste sono
Egitto, Etiopia e Marocco. Siamo ancora in tempo a chiudere le vie di
collegamento e di penetrazione con queste aree. Possiamo fermarli
arginando l’entrata in Egitto da est con un controllo a falange bimodale
estesa lungo tutto il letto del NILO, posizionare una diga di navi da
guerra nel mar rosso che taglia completamente i rifornimenti ai
miliziani dislocati in Libia, a questo punto assediare completamente la
Libia, da nord bloccare qualsiasi rifornimento che possa arrivare con
navi turche ai miliziani asseragliati nella Sirte, muovere dall’Egitto
verso la Libia e
contemporaneamente da ovest (Algeria e Tunisia verso Tripoli). I
miliziani non avendo via di scampo, senza munizioni e senza cibo non
potranno che arrendersi o raggiungere Allah anticipatamente.

Maurizio Compagnone
Opinionista de “La Gazzetta italo brasiliana”

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