La grande Magnolia e il piccolo Ibiscus | ApprodoNews
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La grande Magnolia e il piccolo Ibiscus

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Due nuovi amici de “Le storie da giardino”

di GABRIELLA CAPPELLI

La grande Magnolia e il piccolo Ibiscus

Due nuovi amici de “Le storie da giardino”

 

di Gabriella Cappelli

 

 

Come in ogni giardino che si rispetti, anche in quello dei nonni si trovavano diversi tipi di piante e di fiori: due belle siepi di lentaggine e gelsomini delimitavano i confini del giardino, un grande olivo si affacciava sul lato esterno, un gruppo di oleandri riempiva un angolo e numerosi vasi di terracotta con fiori di stagione stavano sparsi un pò ovunque rallegrando la vista con una miriade di colori. Ma… ma al centro del giardino troneggiava una grande Magnolia che era il vanto del giardino e dei nonni.

A primavera si ricopriva di fiori viola ed era una gioia vedere quel grande ombrello fiorito, poi si riempiva di foglie ed in estate si poteva trovare conforto dal caldo sotto la sua grande ombra, magari leggendo o semplicemente riposando. Tutti si complimentavano con i nonni per quella pianta maestosa, la magnolia era orgogliosa di questo e si pavoneggiava un pò. Sì, perché come ben sapete anche le piante hanno una vita e parlano fra di loro e con gli altri abitanti della terra. Se state molto attenti quando siete in campagna o in un giardino, nel massimo silenzio potete sentire tanti piccoli rumori e brusii: è la natura che comunica fra sé!

Ma torniamo alla nostra piccola porzione di natura, al nostro giardino ed alle sue piante.

Svegliandosi quella mattina di primavera, Magnolia sentì uno strano prurito alla base del tronco più grande:

“Che diamine succede alle mie radici – pensò – c’è forse qualche verme che le attacca!?”

Ma il prurito era particolare, non lo aveva mai provato prima. Chiamò allora uno dei rami più bassi e gli chiese di dare un’occhiata per vedere di cosa si trattasse. Il giovane ramo osservò a lungo, poi vide che alla base del tronco erano spuntate delle piccole foglie che però non appartenevano alla magnolia.

Di ramo in ramo la notizia arrivò al centro della chioma, che con voce tonante esclamò:

“Chi siete voi che osate nascere sulle mie radici? Come diavolo siete arrivate fino a qui?”

Le piccole foglie ancora molto fragili e deboli, cominciarono a tremare e con una vocina piccola piccola risposero:

“Ci perdoni Grande Magnolia, siamo una pianta di Ibiscus e non sappiamo come il nostro seme sia arrivato sulle sue radici. Ci siamo svegliate solo da pochi giorni… forse il vento, forse un animale ci avranno depositato qui. Ci perdoni ancora, non vogliamo mancarle di rispetto, ma se per lei non è un problema, vorremmo restare, visto che siamo spuntante così bene”.

La magnolia mugugnò un pò, poi disse:

“No, non se ne parla nemmeno. Le mie radici hanno già una grande pianta da alimentare, non possono curarsi anche di piante estranee. Vedete di andarvene prima possibile, non tollero intrusi!”

“Per favore – supplicarono le piccole foglie – ci faccia restare, ci nutriamo con poco.”

Ma la magnolia era irremovibile:

“Ho detto no, non vi voglio sulle mie radici!”

E si chiuse in un austero silenzio.

La piccola pianta di ibiscus era molto preoccupata: dove si sarebbe spostata!? Nel trasloco avrebbe rischiato di morire!

Un vento tiepido scompigliò le sue foglie e teneramente le face coraggio:

“Suvvia – disse la brezza gentile – non allarmarti, in fondo la Grande Magnolia non è cattiva, vedrai riusciremo a convincerla a farti restare.”

Così dicendo, muovendosi graziosamente, cominciò a parlare con gli abitanti del giardino, piante ed animali, indistintamente.

“Ciao Siepe di Gelsomini, come va? Vedo che quest’anno hai una fioritura eccezionale! – disse la brezza soffiando piano piano, – Hai sentito l’ultima novità del giardino? Ai piedi della Grande Magnolia è nata una pianticella di Ibiscus, non si sa come e perché, sta di fatto che la Magnolia l’ha sfrattata, non la vuole sulle sue radici. Tu che ne pensi?”

La siepe che si stendeva per diversi metri, cominciò a parlottare fra sé e poi disse con voce delicata come i suoi bianchi e profumati fiorellini:

“Io penso che dovrebbe restare, mi ricordo di aver visto una pianta di ibiscus quando mi trovavo ancora al vivaio, fa dei fiori bellissimi anche se vivono solo pochi giorni. Sono sicura che abbellirebbe il giardino.”

Mentre diceva così si voltò verso la Grande Magnolia:

“Bellissima Magnolia, vanto di questo giardino, fa’ rimanere la piccola pianta, non ti darà problemi. Il nonno ci concima regolarmente e se vedrà una nuova pianta sicuramente aumenterà la tua porzione!”

Poi rivolgendo al piccolo Ibiscus: “Ciao piccolina per me sei la benvenuta, sono sicura che diventeremo buone amiche!”

Il giardino era tutto un brusio: la brezza che andava di pianta in pianta a chiederne i pareri, le piante che parlottavano fra di loro, l’erba che voleva dire la sua, per non parlare dei piccoli animali ed insetti: insomma, c’era un gran “movimento”!

In cima al cipresso di confine, rintanato nel suo confortevole nido, Romero il merlo nero, – vi ricordate il nostro vecchio amico?? – , sentì quello che per lui era un gran frastuono:

“Che sta succedendo in giardino” pensò, e si affacciò al nido proprio mentre la brezza si avvicinava arruffandogli le penne:

“Ciao Romero, hai saputo la novità?” e ripeté al merlo la storia che ormai andava ripetendo un po’ a tutti.

“Capperini – disse Romero – fammi vedere questa pianticella” e scese dal cipresso con quel magnifico volo che faceva di lui il più bel merlo del quartiere.

Arrivato davanti all’Ibiscus si presentò:

“Buongiorno, sono Romero e sono un merlo. Abito in questo giardino da molto tempo e devo dire che non avevo mai visto una pianta come te.

“Ciao bel merlo – rispose Ibiscus – la mia famiglia viene da molto lontano, dalle terre che vengono chiamate Tropici. Siamo state portate qua tanti tanti anni fa ed in Italia abbiamo trovato terreni adatti a noi. Io non so come sono arrivata fin qui, ma so che mi piacerebbe tanto poter restare; siete tutti così carini e gentili con me!” Così dicendo le cadde una piccola goccia di rugiada dalla foglia più alta.

A quella vista Romero si intenerì e le rispose: “Non ti preoccupare, ci penso io!”

Spiccò un volo e si posò al centro della Magnolia cominciando a fischiettare allegramente. Per un pò Magnolia fece finta di niente, ma quel canto le metteva buonumore ed alla fine sbottò sospirando:

“E dai Romero che vuoi? Ti conosco da quando eri un merlotto senza piume e tutto becco e conosco bene anche il tuo canto ammaliatore!”

“Buongiorno – rispose Romero – devo dire che ti trovo molto bene stamani, le concimazioni del nonno hanno fatto un bell’effetto, hai le foglie più verdi e lucide di tutto il vicinato!”

“Ma smettila, lecca radici” replicò Magnolia trattenendo a stento un sorrisetto di compiacimento: sapeva di essere bellissima e rigogliosa.

“Non è vero, lo sai che io dico sempre la verità!”

“Va bene, va bene, ma ora vieni al sodo e dimmi che vuoi.”

“Ho visto che sotto la tua chioma è nata una nuova pianta – cominciò il merlo – e so anche che tu non la vuoi.”

“Certo che no! – replicò la magnolia – Crescendo porterà via sostanze alle mie radici ed io non posso mettere in pericolo questa grande pianta che si trova qui da oltre vent’anni per quattro foglioline che non si sa da dove arrivino, come e cosa diventeranno e soprattutto vorrebbero vivere alle mie spalle!!!”

A queste parole il giardino intero ammutolì: piante, piccoli animali, insetti ed uccelli rimasero meravigliati da quello sfogo. Non era mai successo che Magnolia si arrabbiasse così! Il primo che si riprese e ritrovò la parola, naturalmente, fu Romero:

“Suvvia, non credo che dovresti prendertela così! Lo sappiamo tutti che sei stata la prima ad essere piantata: la lentaggine, l’olivo, le rose, i gelsomini, gli oleandri sono venuti dopo, ma è insieme che riuscite a rendere unico questo giardino. Tu da sola, anche se sei bellissima, non potresti farlo! Allora pensaci bene; è dura accettare di condividere il terreno con piante sconosciute, ma sono sicuro che se lo farai ne gioirai anche tu, perché certamente questa piccola pianta contribuirà a renderti ancora più interessante!” Poi rivolto alla piccola pianta aggiunse: “E tu piccolo Ibiscus, se resterai ricordati di rispettare le abitudini e l’anzianità di Magnolia, senza rinunciare alle tue proprietà. Questa parte di giardino può contenervi entrambe, anche se siete diverse!”

Intorno si alzò un brusio di consenso per quanto aveva appena detto Romero. E’ vero le novità e i cambiamenti fanno sempre un pò paura, ma se ci sono rispetto e lealtà non è poi così difficile abituarsi gli uni agli altri.

Ma torniamo alla nostra storia. Dopo qualche minuto, che sembrò a tutti un’eternità, la Grande Magnolia scrollò la chioma e disse bonariamente:

“Devo dire che non ti smentisci mai, farabutto d’un merlo, ho capito la lezione! Piccolo Ibiscus puoi rimanere, vedremo di far funzionare questa convivenza, ma ti avverto, non lamentarti se in estate non avrai molto sole perché la mia chioma è molto grande ed ombrosa!”

“Oh Signora Magnolia, grazie, grazie, vedrà che non si pentirà di avermi fatta rimanere e non si preoccupi: se avrò bisogno di sole mi allungherò per trovarlo. Grazie, Grazie Romero sei un vero amico, senza di te chissà come sarei finita! E grazie anche a voi piante e piccoli animali spero che diventeremo amici.”

Il piccolo Ibiscus non la finiva più di ringraziare a destra e a manca, mentre per la felicità era anche un pò cresciuto.

Il giardino era in festa: tutto era andato a posto ed in più c’era un nuovo amico con cui condividere le gioie della primavera e dell’estate.

Mentre tutti commentavano l’accaduto, in un angolo del giardino la terra si stava alzando formando un piccolo rigonfiamento dal quale sbucò prima, una piccola testa grinzosa, poi una strana zampetta ed infine, dopo numerosi sforzi, uscì per intero una tartaruga tutta ricoperta di terra umida. Era Paciuga che si svegliava dal letargo. Sentendo tutto quel parlottìo pensò che nel giardino si stessero organizzando per darle il benvenuto, ma guardando bene si rese conto che nessuno si era accorto di lei.

“Che bel risveglio – pensò – neppure se fossi trasparente potrei passare più inosservata!”

Ma ecco una voce:

“Ehi gente, vedete chi spunta all’orizzonte – fischiettò felice Romero – Paciuga si è svegliata! Alleluia amica mia, hai proprio il tempismo di una tartaruga – ironizzò felice – è un po’ che aspetto questo momento, ho tante cose da raccontarti: l’inverno, la neve, Mister Polo e dulcis in fundo, quello che è appena accaduto! Vieni, vieni che ti dico…” e le si affiancò senza darle neppure il tempo di rispondere al suo saluto.

Romero era così, sempre in movimento, sempre vivace e allegro e sempre pronto a dare una mano, pardon, un’ala a tutti. Serena, Paciuga pensò che era bello risvegliarsi a primavera in quel bel giardino e ritrovare tutti gli amici, soprattutto quel bel tipo di Romero che l’aggiornava su tutto e…fortuna che c’era , altrimenti si sarebbe persa una bella fetta di vita del giardino dei nonni!

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