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La più brutta campagna elettorale mai vista in Calabria Cala un sipario per aprirsi quello del giorno del voto per le regionali e….siamo tutti ‘ndranghetisti e, chi di voi l’ha mai data?

La più brutta campagna elettorale mai vista in Calabria Cala un sipario per aprirsi quello del giorno del voto per le regionali e….siamo tutti ‘ndranghetisti e, chi di voi l’ha mai data?
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“Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati, buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza; godetevi il successo, godete finché dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe”, non avrei mai voluto iniziare con i splendidi versi del Cyrano del maestro Guccini. Ma quel sipario che si sta abbassando di quella che sarà ricordata come la più lugubre campagna elettorale di queste regionali calabresi che domenica prossima ci dirà chi governerà questa terra così vituperata e abbandonata nonché dimenticata dalla notte dei tempi.
Una Calabria dimenticata, la terra di Corrado Alvaro, di Gioacchino da Fiore, dei racconti di Omero, che non rientra nei piani nazionali, si preferisce l’Emilia Romagna, più appetibile, più grande, ma soprattutto più ricca. Come due sorelle in cerca di marito, l’Emilia con dote e la Calabria senza nemmeno una coperta per il primo letto matrimoniale. Però in Calabria c’è la ‘ndrangheta, in Emilia invece…no(ooooo)!
Il problema principale è che questa regione non ha più santi in paradiso, solo rimasugli di un’attività fatta di “residui bellici” che vorrebbero trovare quel posto al sole e al contempo all’ombra. È una Calabria intrisa, “infettata” fino al midollo dei parassiti lacchè, quelli che vengono denominati portatori di voto “ai fini di lucro”, di gentaglia che ambisce a quel posto come portaborse per un bivacco retribuito.
È la Calabria delle promesse, degli sfottò da bar, una pletora di personaggetti usciti i quali sembrano usciti da un racconto di Tolkien tra elfi e mostri cavernicoli, dove un Don Chisciotte si rifiuterebbe finanche di combatterli in quanto l’ambizione del cavaliere errante non troverebbe nemmeno mulini a vento perché anch’essi consumati dal parassitismo istituzionale.
Sono più che attuali le parole del grande poeta messicano Paz, premio Nobel, “Nessun popolo crede nel suo governo. Tutt’al più, la gente è rassegnata”, sì la gente è stanca, inerme, non crede nemmeno al proprio vicino di casa, è disillusa perché martoriata dalla miseria e dalla miserabile condizione che chi ha davanti non è altro che un Conte Attilio di manzoniana memoria.
Qui sono arrivati i big, certamente, un Salvini, leghista che prima voleva farci “lavare” dai vulcani e ora invece vorrebbe “purificarci” perché siccome è un paese senza memoria, si è purificato egli stesso per scendere dal suo Nord per farci lezioni di moralità, mentre alcuni allocchi gli vanno dietro con la lingua di fuori perché il fascino del potere pone in secondo piano finanche la dignità umana stessa.
È arrivato Silvio Berlusconi, da moltissimi anni che non veniva in Calabria per farci sapere che è sempre più “rimbambito” e che conosce la candidata a governatore del centrodestra Jole Santelli, da “26 anni e non gliel’ha mai data”. E tutti a ridere, avete letto bene, ridere non piangere dalla vergogna, perché chi si indigna fa parte del “femminismo d’antan” che non è un personaggio che siederà nel tavolo di quel “progetto sull’antiterrorismo internazionale” altrimenti definito (solo per la Santelli), Isis, e non è nemmeno una donna di colore e quindi “fortunata perché non ha bisogno di truccarsi a differenza di chi ha la pelle bianca”, sempre Santelli docet. Siamo nella merda, lo volete capire, sì o no?
Diceva Alcide De Gasperi, “Cercate di promettere un po’ meno di quello che pensate di realizzare se vinceste le elezioni”, qualcuno l’ha ascoltato? Direi proprio di no. E i calabresi cascano come pere cotte con l’asino che vola. Tra frangette, fronzoli e improponibili “riporti”.
E poi ci sarebbe Callipo, Pippo l’imprenditore del tonno che prima di candidarsi a messo in scatola alcuni dei fedelissimi del desaparecido Mario Oliverio che se non l’avete dimenticato (cosa molto facile), è il governatore uscente di questa sventurata Regione.
Callipo non si comprende ma ha utilizzato un criterio di misura giustizialista dove escludere dalla lista seppur assolto con formula piena, rinviato a giudizio e altri che non si comprende come e perché, ha fatto una lista di proscrizione peggio della peggiore destra della storia di questo paese e non solo, oggi rilascia un’intervista in cui con leggerezza afferma che “proporrà dei protocolli di collaborazione con prefetture e procure” e perché? Per “Bonificare le istituzionali”. Ma siamo impazziti e che diavolo è, una regione ‘ndranghetista a tutto spiano? La Calabria è soprattutto abitata da gente onesta e perbene, sia in regione che fuori, se ci sono delle mele marce quelle sono dappertutto. Già siamo umiliati, mortificati dai media nazionali quali non vedono l’ora di denigrarci, complici anche dei giornalisti che vedono mafia anche dentro il caffè che bevono la mattina, solo per cercare di fare carriera e quindi anch’essi “ai fini di lucro”. Siamo in uno stato di polizia o in un contesto democratico. La legalità è una condizione necessaria e fondamentale come anche il rispetto della legge. Dev’essere un assioma da parte di tutti e non tramite protocolli o bagattelle varie.
E infine le cenerentole di queste elezioni, un Aiello pescato nel mondo accademico dove egli stesso vittima di una tormenta mediatica che gli ha scovato un parente ‘ndranghetista, come se essere parenti è contemplato nel codice penale e quindi si è condannati a prescindere. Su questo sono stato d’accordo con lui quando ha affermato che visto che Peppino Impastato, quello che definì la mafia una “montagna di merda”, avendo padre e zio mafiosi per il principio dei vasi comunicanti anch’esso era mafioso. Eppure è il simbolo di molti giornalisti così definiti antimafiosi, ma di lui queste cose non le hanno scritte né sospettate.
E infine quel Carlo Tansi prima capo della protezione civile calabrese nominato da Oliverio e poi divenuto paladino della legalità, ma dopo che ha litigato con l’ex governatore stesso. La Calabria è una brutta pagina dello stivale che non si riesce a porre in essere la bellezza della primavera che oramai è in netto ritardo centenario. Ma se c’è una cosa che non dovremmo mai dimenticare è quello che sta nelle parole di Kant, “Il diritto non deve mai adeguarsi alla politica, ma è la politica che in ogni tempo deve adeguarsi al diritto”.

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