Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image
Torna su

Torna su

 
 

La solitudine di Topo Gigio e l’indipendenza della verità Lo specchio della libertà vive di luce propria

La solitudine di Topo Gigio e l’indipendenza della verità Lo specchio della libertà vive di luce propria
Testo-
Testo+
Commenta
Stampa

Prefazione. “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”(Bertolt Brecht)

L’indipendenza delle nostre idee non è altro che lo specchio della verità perché essa ha un solo significato, ma ahimè, è rappresentata da tante facce. Quando delle idee, condivisibili o meno, portano con sé “l’arroganza” della credibilità, ogni orizzonte sarà sempre osservato a testa alta. Contrariamente quando i giocatori sono dei bari e anche avidi, allora quel mazzo di carte che si possiede è falsato, così come l’immagine riflessa di una contraffazione umana.
Questa rubrica non ha mai sognato di avere, che ne so, la sensibilità di Shakespeare né la saggezza di Goethe, come pure né mai ha improvvisato viaggi stravaganti nelle “armaciere mentali” di “Myfield” e “Trinidad” nel profondo “Guest”. Nessuno ha mai avuto (o si è arrogato) il diritto di possedere il grande specchio della verità sul mondo. Seppur ho sognato qualche volta di avere un piccolo specchio tascabile, dove attraverso le sue immagini trasportare ciò che vedo, tra imperfezioni e grandi bellezze. Ho visto immagini orrende di uomini che si credevano cavalli purosangue e allora ho cercato di porre in essere la loro sensibile capacità attitudinale, ma che alla fine si è poi rivelata come quella di un bardotto cavalcato da Topo Gigio (con pannolone), e senza suggerimenti del Mago Zurlì, ma erano solo “incubi” che cessavano al risveglio.
Quindi, seppure erroneamente ho manifestato delle innocenti sensibilità di intenti per creare “personaggi” e che poi si sono rivelati come il pappagallo (buonanima) di Pippi Calzelunghe, la colpa è mia. E non pretendo redenzioni di sorta o pentimenti sommari, ma solo la benevolenza e il perdono dei lettori, ma sempre in virtù di verità.
Questa rubrica non ha mai “rovinato le immagini”, anzi, li ha sempre poste in essere come dovere di informazione e di critica. Se poi quelle immagini sono “falsate” a monte, non è certo colpa della Lanterna se i “rudimenti” latitano da giorni immemori. E non ci sarebbe nulla da rovinare, perché il nulla non si rovina, ed è sempre la materia che si trasforma.
Lo stesso Blake diceva che “Una verità detta con cattiva intenzione batte tutte le bugie che si possono inventare”, ed è questa l’intenzione prioritaria che si è sempre posta in essere. Una sorta di prevenzione alle bugie, alle falsità, al gioco delle tre carte e alla distruzione di quell’orrenda carta da giuoco napoletana qual è il “tre denari”.
Se colpa c’è stata, è quella del “classismo” per opportunità, ossia non ho mai menzionato i “caporali di giornata” né i lacchè da corridoi chiusi, ma solo gli “ultimi” e i “generali”, purché fossero uomini che in virtù dei loro attributi non parlerebbero mai dietro le spalle o per interposta persona. Perché poi alla fine, ottengono l’effetto contrario, in quanto La Lanterna non è priva di libertà né di influenze varie anzi, non lo è mai stata ed ha avuto sempre l’appoggio di tutti, compresi di quelli che ricevono telefonate per poterla, diciamolo pure, “frenarla”. Lo dico, perdete il vostro tempo che potete benissimo utilizzarlo per migliorare, ad esempio, la grammatica con un utile dizionario.
E poi esistono le repliche, le controrepliche che la testata giornalistica non ha mai censurato, e a mali estremi si va alla Procura della Repubblica per una querela, le quali entrambi (anche se più la prima), sono strumenti affascinanti da affrontare, che aiutano a sopperire la grave piaga della mancanza di coraggio delle proprie azioni, ma soprattutto, a essere più uomini e meno ignavi.

Partecipa alla discussione