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Il paradigma di Mandeville Riflessioni del giurista blogger Giovanni Cardona sulla inesistente verità del politico

Il paradigma di Mandeville Riflessioni del giurista blogger Giovanni Cardona sulla inesistente verità del politico
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Cristoforo Colombo voleva recarsi nelle indie, si ritrovò in quel continente che verrà chiamato America.
L’azione intenzionale (recarsi nelle Indie) produce un effetto inintenzionale (scoperta dell’America); questo paradosso viene epistemologicamente compendiato per validare il cosiddetto “paradigma di Mandeville”.

Mandeville sosteneva che alla base della civiltà umana ci fosse un gretto egoismo in netta contrapposizione con il sentimento morale e che pertanto la paradossale trasformazione dei vizi privati in pubbliche virtù non solo non può essere pianificato dall’uomo politico, ma a causa dei sostanziali limiti dell’agire interessato è destinato alla catastrofe fallimentare dell’operato ed al consequenziale riverberarsi delle nefandezze amministrative al tapino popolo governato.

L’economista Adam Smith, pur non allontanandosi dalla interpretazione mandevilleana, e mosso da ideali regolatori naturali non sottoposti a giudicati di corti umane le quali spesso mosse da sentimenti contrapposti alla verità o comunque incitati da fisiologiche patologie, asserisce come solo una “mano invisibile” sia la sola capace di autoregolamentare l’economia e la politica, senza alcun provvedimento giudiziario che potrebbe condizionarne l’esito e la connessa convergenza degli interessi individuali verso l’interesse collettivo.

Nella sua Apologia Socrate non mira alla persuasione per cercare di smontare le accuse dei suoi detrattori, ma punta sul dogma della conoscenza confidando sulla giustezza della stessa svincolata da ardori, patemi, dolori e quant’altro turba l’animo umano: “se dico cose giuste o meno sarà compito di chi giudica, mentre compito di chi parla è dire la verità”.

Oggetto del giudizio non è l’uomo, ma la sua politica filosofica quale ricerca di ciò che è giusto, ed il silenzio di Socrate sino al pronunciamento della sentenza di morte costituisce il rifiuto di sottoporsi alla funzione conativa della parola preferendo la morte pur di salvarne il suo carattere conoscitivo e strumento instancabile di ricerca.

Il paradigma di Mandeville, il paradosso di Adam Smith e l’apologia di Socrate, in questi schizofrenici anni di decadentismo politico-economico-finanziario che involge la morale di un confuso popolo, dovrebbero essere le linee guida del saggio politico, oggigiorno mosso più dalle passioni anche non personali che dalla ragionata gestione del bene pubblico.

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