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L’adespoto Riflessione del giurista blogger Giovanni Cardona su un curioso vizietto nostrano

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L’argomento è di eterna attualità, l’anonimografia è sempre esistita.

Anonimo significa letteralmente “senza nome” e si presenta con eterogenee modalità: uno scritto senza firma o nome di fantasia, una sigla od un emblema.

Il contenuto dello scritto anonimo non è esaustivamente classificabile esso può essere veicolato attraverso una variegata poliedricità di strumenti di trasmissione, che confluenti in un calderone eterogeneo si sostanziano nella menzogna, nell’infamia e nella disonestà.

Prevalgono naturalmente tutte le componenti negative con contenuto ingiurioso, diffamatorio, calunnioso, estorsivo, politico, informativo e minaccioso.

Il normotipo anonimografo è classificabile sotto l’aspetto etico: onesto o disonesto; sotto l’aspetto tecnico: abile o maldestro; sotto l’aspetto psicologico: normale o psicotico; sotto l’aspetto della frequenza: occasionale o abituale.

Ma l’aspetto che maggiormente affascina è quello psicologico; in effetti gli abituali provengono dalla categoria degli psicopatici in genere, e in particolare degli isterici, megalomani, paranoici, frustrati, impotenti e repressi comunque caratterizzati tutti dalla “psicologia dell’impunito”.

Alcuni casi di anonimato hanno contenuto lecito, in effetti lo scritto può nascere da un conflitto fra coscienza e paura: clima di tirannide politica, difesa di un innocente, ambiente dominato dalla malavita, segnalazioni di un colpevole od uno stato di necessità in genere; raramente l’anonimato nasce da uno slancio di generosità.

Dalla psicologia dell’anonimografo derivano degli effetti, che riguardano in genere l’autore abituale, ma spesso anche l’occasionale: linguaggio volgare, crudo, osceno, prolisso, enfatico con pletorico uso di esclamativi, superlativi e sottolineature.

Le tecniche dell’anonimografo sono varie e dipendono dal materiale disponibile, dalla fantasia, dalla pazienza, dalla cultura e intelligenza e oggigiorno dall’utilizzo sconsiderato e smisurato di fake (profili falsi) nei maggiori social network, newsgroup, forum o chat in uso nelle comunità virtuali.

In passato la tecnica dell’anonimografo era caratterizzata perlopiù dall’utilizzo di materiale dattiloscritto, che garantiva quasi certamente la riservatezza e l’anonimato; oggigiorno con lo sviluppo e la diffusione della tecnologia si fa un uso parossisticamente sconsiderato dell’“anonimo vituperio”, non valutando che è sufficiente una semplice denuncia per giungere all’individuazione dell’identificatore ID dei database o dei terminali tecnologici coinvolti.

Certo in epoca antidiluviana alla identificazione dell’autore si procedeva anche con l’esame grafico dello scritto da parte di periti grafici o dattilografici; oggigiorno basta l’ausilio di un legal-hacker esperto di sistemi informatici in grado di introdursi in reti informatiche protette e in generale capace di acquisire un’approfondita conoscenza del sistema sul quale interviene, per poi essere in grado di accedervi o adattarlo alle esigenze investigative.

In fondo chi riceve in qualsiasi forma uno scritto anonimo, innanzi tutto non deve sottovalutarlo ma deve attribuirgli la giusta ed esatta significazione, in quanto spesso non ne vale la pena seguitare nella ricerca del reprobo: sovente c’è più rischio e più sofferenza ad agire giudizialmente.

“Vero pettegolo non è chi approfitta di ogni occasione per sparlare dei fatti altrui, ma chi s’inventa questi fatti per poterne sparlare.” (Giovanni Soriano, Finché c’è vita non c’è speranza, 2010)

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