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L’etica della parola nella città Taurianova La riflessione di don Leonardo Manuli

L’etica della parola nella città Taurianova La riflessione di don Leonardo Manuli
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«Chi conosce il peso delle parole dà grande valore al silenzio, perché le parole sono come pietre scagliate che non possono essere ritirate indietro, e quando sono parole-contro gli altri, feriscono chiunque le ascolti: il silenzio genera parole sapienti, miti e pacifiche» (Enzo BIANCHI, monaco della Comunità di Bose).
La politica ha bisogno di persone capaci, competenti, formate e informate, che rappresentano tutti, che scendono in campo per la costruzione del bene comune, un’arte che realizza umanamente chi la pratica. Occorrono persone preparate, che si interrogano, in grado di amministrare e di offrire soluzioni sui temi della politica, e spesso alcune scelte negative, sono il frutto della mancanza della dimensione spirituale, dell’uomo chiuso nella propria ristretta cerchia di interessi: «Se alla radice di una cattiva politica vi è una cattiva cultura, dietro a comportamenti politicamente scorretti ed eticamente inammissibili vi è una profonda carenza culturale (..), più radicalmente nel fatto che oggi la gente non conosce quale sia il vero interesse» (L. MANICARDI, Spiritualità e Politica, Magnano 2019, 12-13). Il retroterra di quanto accade nella cittadina della piana, è frutto di un impoverimento valoriale, riflesso della politica sulla civitas. Il problema della profonda crisi, e dell’inarrestabile declino degli ultimi decenni, è lo spunto di riflessione, con un pò di amarezza, il dover costatare come questo comune è stato spolpato, e c’è chi inneggia ancora alla distruzione. Il suono dei trombettieri di morte si fa più insistente, c’è chi urla alla vittoria e chi alla sconfitta, ma in realtà, tutti siamo perdenti, perché sono venuti meno l’ascolto e il dialogo, è venuta meno la parola, e non c’è profeta di sventura che non sia l’abitante stesso, smarrito e rassegnato sul destino inesorabile e stampato nei volti delle persone.
Guardando il tessuto politico e sociale di Taurianova, alla luce anche delle ultime e drammatiche vicende politiche, da cittadino, osservatore e partecipe delle evoluzioni o involuzioni che da diversi decenni questa città vive, non ci si può sottrarre dal fare una seria critica. Sbaglio nel dire che la rivalità politica è la cartina di tornasole dei rapporti umani e sociali, lacerati e annegati in un oceano di insulti e di violenze verbali? È il venir meno dei valori di amicizia, di lealtà, di responsabilità, lo sfascio di una comunità. Come si può sperare nell’avvenire, ad immaginare un cambiamento, anche per le prossime elezioni, quando si vive della demonizzazione dell’avversario, dove la colpa è sempre dell’altro e si cerca il capro espiatorio?
Sono tanti che si appellano alla retorica del bene comune, al bene della città, e poi accade che la macchina amministrativa è costretta a fermarsi per il mito del Narciso di cui soffre questa società. Gli amministratori non sono alieni, vengono dal popolo, poi però, una volta eletti, prendono le distanze, si presentano in forma diversa, ingolfati dalle lotte e dai conflitti, dimenticando promesse e giuramenti di fedeltà. Manca una sincera e vera riflessione a Taurianova, svuotata di valori e di amore, priva di una corrente di pensiero che trovi forze associative laiche e religiose in grado di costruire una concordia e un dialogo per obiettivi in cui il bene di tutti prevalga su quello personale. La comunità civile è lacerata perché è in crisi la parola, manipolata, abusata, dalla stessa politica, e chi dagli elettori è demandato a responsabilità amministrative, a volte sembra vivere una forma di “eccitazione” nell’affondare il nemico, quasi una carneficina, continuando ad aumentare la distanza della politica dai cittadini.
La politica ha ancora da dire qualcosa di nuovo alla nostra città? Viviamo un passaggio epocale, dove si evitano gli sguardi, e per ricreare una vita comune, dopo anni di scioglimenti e di calunnie sulla città più commissariata d’Italia, invece di dare esempi di legalità ed essere improntati a rapporti fraterni e solidali, si continua a vivere in un clima avvelenato, dalla parola pungente e mistificata.
È necessaria un’etica della parola, e richiede una responsabilità, altrimenti viene corrosa la fiducia e destabilizzata la stessa democrazia: «La democrazia vive di parole scambiate, di dialogo, di confronto di opinioni, di concertazione, di parole che stringono alleanze, di dibattiti, di parole scelte e condivise che diventino leggi, regole, norme, dunque la parola democratica è lo strumento che elabora spazi sostitutivi della violenza rendendo possibile la convivenza civile e creando possibilità di pacificazione di conflitti» (L. MANICARDI, 49).
La responsabilità della parola, si identifica con il soggetto da cui proviene, deve inserirsi in una dinamica dialogica, di silenzio, di ascolto e di rispetto per l’altro, per la parola e per se stessi, il cui linguaggio serve ad aiutare e a riconciliare, e non ad essere usato contro l’altro, come se si lanciassero dardi infuocati. Chi paga il prezzo più alto, sono i cittadini, che devono sopportare cambi repentini di postazione, deficit di bilancio, aumenti delle imposte locali, a causa del divampare dell’egoismo e dell’individualismo, una vanagloria deleteria e palcoscenizzata, che non promuove la buona immagine della città, proclamando la morte, per mancanza di amore verso il bene pubblico.

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