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L’omologazione educativa Riflessione del giurista blogger Giovanni Cardona sulla omologazione scolastica

L’omologazione educativa Riflessione del giurista blogger Giovanni Cardona sulla omologazione scolastica
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Fra di noi, che pur rappresentiamo la più eterogenea, differenziata e tipologicamente variabile di tutte le specie, si applica il principio della standardizzazione del metodo scolastico per tutti i bambini.

Persino le scuole secondarie inferiori, che almeno fino a pochi decenni or sono tentavano di operare un minimo di selezione, sono state livellate, per un dogma, un inviolabile tabù, un ideologico Moloch al quale si deve offrire sacrificio in nome dell’uguaglianza.

Ma allora, di questo passo e in nome dello stesso principio, perché non obbligare i medici a trattare tutti i pazienti con lo stesso farmaco? E se non è possibile somministrare a tutti il farmaco più sofisticato e costoso, ebbene, si ricorra ad un farmaco di costo medio-basso: l’importante è evitare «differenze», l’importante è livellare, l’importante è rispettare il principio d’uguaglianza: cioè «pagar sacrificio» al Moloch.

Ma per quanto tempo ancora dovremo tenerci questi cadaveri nell’armadio?

Invero, la diversificazione, infatti, può favorire un’articolazione plastica nei metodi e nei contenuti di insegnamento che consenta loro di adattarsi ad eventuali carenze, debolezze o immaturità attraverso dei fattori di formazione specifica: cioè, nei limiti del possibile, di formazione su misura.

Sappiamo che il Q.I., anche se fondamentalmente determinato da fattori genetici – è almeno per il 15-20% – influenzato da fattori educativi e formativi ambientali.

E’ chiaro che questi fattori ambientali opereranno tanto più e tanto meglio, quanto più saranno specifici, cioè commisurati alle caratteristiche individuali.

Chi potrebbe negare che i risultati scolastici di un qualsiasi bambino sarebbero migliori se egli potesse godere di un insegnante tutto per lui, che lo seguisse personalmente scegliendo metodi e programmi su misura per lui?

La domanda e retorica, tanto è scontata la risposta. E’ tuttavia ovvio che ciò è improponibile nella pratica: non esiste società al mondo, per quanto ricca, che possa permettersi il lusso di un insegnante per ogni alunno e di un programma per ogni allievo.

Ma da questo – che rappresenterebbe l’optimum – saltare deliberatamente e programmaticamente all’estremo opposto – il pessimum – cioè alla nessuna personalizzazione del sistema educativo, è pura follia.

La via di mezzo della selezione ad almeno cinque o quattro, o tre livelli sarebbe possibilissima.

Invece la si rifiuta per principio. Anzi in nome del principio sbagliato – si procede sempre più in là sulla strada sbagliata. Ed il risultato sarà che, ridotta o annullata l’influenza dei fattori ambientali sullo sviluppo del Q.I. gli unici fattori che resteranno in gioco saranno quelli genetici, ereditari ed innati.

Cioè, in altre parole, la differenza fra più dotati e meno dotati, alla conclusione di un siffatto iter scolastico, non sarà ridotta ma nettamente aumentata.

Chi ci guadagna sarà forse il Moloch, ma non certo i ragazzi, né la società che essi andranno a costituire e a servire.

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