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Ma sbaglio o stai ostentando?

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Il nostro coach ci aiuta a capire che “il dolore, non si esorcizza ostentando l’allegria”

Ma sbaglio o stai ostentando?

Il nostro coach ci aiuta a capire che “il dolore, non si esorcizza ostentando l’allegria”

 

 

In un percorso verso il raggiungimento della felicità duratura, ritengo questo argomento particolarmente importante. Spesso chi “ne ha avute abbastanza” e decide quindi di “farla finita con la tristezza”, cerca e trova il coraggio e la motivazione per cambiare il proprio atteggiamento e il proprio approccio nei confronti della vita. A volte il cambiamento avviene anche in modo radicale e questo io lo trovo meraviglioso!
Quindi non è raro incontrare persone amiche o conoscenti che non vedevamo da tempo e trovarle completamente diverse da come le ricordavamo. Oppure persone a cui il cambiamento è arrivato in maniera repentina, da un giorno all’altro, ipotesi assolutamente plausibile in quanto per esperienza personale, posso smentire chi disse che “chi nasce tondo, non può morire quadrato”. Ma tra tutte le persone in questione… vi è mai capitato di incontrarne alcune che con il loro atteggiamento, non sono riusciti a convincervi completamente? Come se tendessero ad accentuare il fatto che sono ormai persone nuove, che hanno ottenuto ciò che volevano dalla vita e che sono finalmente realizzate. Però, nei loro gesti o nelle loro parole trapelava un alone di disagio. Non sembravano molto sicuri di quanto asserivano e di conseguenza non vi hanno convinti più di tanto.
Beh se avete provato questa sensazione, vuol dire che ci stiamo rifacendo allo stesso argomento.

Questo non significa che si debba andare in giro a dare giudizi o indagare nella vita della gente che si incontra per strada e ci viene eventualmente a salutare.
Il punto dove vorrei focalizzare la mia e la vostra attenzione, è sul comportamento che questi tengono. A volte sono troppo esuberanti o marcano molto sul nuovo status o su gli ultimi traguardi raggiunti. Bene, se la situazione che vi ritrovate davanti è questa, state assistendo all’esternazione dei sintomi della loro sofferenza o della loro tristezza soppressa, ragirata, allontanata ma non del tutto debellata. Il fatto che reagiscano per un forte senso di sopravvivenza, serve solo a rimarcare il loro disagio. Più è grande il disagio e più è grande la reazione. In poche parole…ostentano la loro felicità!
L’ostentazione, è il grado superiore della tristezza. Non è il suo contrario! E’ composta da una base di infelicità cronica, generata dalle paure, dall’insicurezza e dalle frustrazioni. Molti sono coloro che per sottrarsi a tutto ciò, cercano rifugio nelle “distrazioni di massa” e usano ogni mezzo per convincere gli altri che loro sono realmente felici e realizzati. Fanno qualsiasi cosa per rimanere al centro dell’attenzione. Ridono di tutto e di tutti, senza curarsi se le risate o le “battute a tutti i costi”, sono opportune o no. Diventano esuberanti in pubblico e nelle peggiori delle ipotesi, per lasciar andare i freni inibitori, ricorrono ad alcolici o peggio ancora a droghe. Sono spesso queste le persone che quando ritornano nella loro stanza o sono lontane da occhi indiscreti, piangono e si disperano. Molti sono anche i casi di gesti estremi purtroppo. Sfogano la loro rabbia con chi gli sta più vicino o comunque sono sicuri che non muoverà alcuna reazione contro di loro anche se ogni tanto il loro intuito li tradisce e le situazioni degenerano. Raccontano i loro stati d’animo solo a chi manterrà “il segreto” ma lo fanno con il semplice scopo di aggiungere un altro adepto alla loro “causa”.

Queste ed altre, sono in poche parole le vicende che si articolano quando si vive reagendo alla tristezza, piuttosto che porsi nei suoi riguardi con un atteggiamento proattivo.
Sono convinto che qualsiasi situazione creata per reagire alla tristezza, conduce verso questo subdolo e devastante tranello.

Ho scelto di parlare di questo argomento perché da essere umano, anch’io ci sono cascato e ogni tanto ci ricasco, senza accorgermene ma cerco di correre subito ai ripari, pertanto mi sento in dovere di segnalare il “pericolo” ad ognuno di voi, per evitare di perseverare io stesso ed invitarvi a stare più attenti ai trabocchetti.
Ricapitolando: quando capita che la tristezza ci “prendere la mano”, le nostre emozioni non seguono più le nostre azioni, qui arriviamo sulla soglia dell’ostentazione. Attenzione però a non superarla!

Come prevede la “formazione”, per la nostra crescita personale tutti dobbiamo apportare dei cambiamenti nelle nostre abitudini, modificare qualche atteggiamento, prendere in considerazione nuove informazioni, per proiettarci verso nuove mete e continuare ad avere una vita di qualità.
Non è obbligatorio cambiare completamente le nostre idee di base, anche perché molte ci piacciono e ormai sembrano far parte del nostro patrimonio genetico ma… acquisire nuove informazioni deve essere per noi un “must”. Apprendere e sperimentare informazioni diverse ci sprona in molti casi a compiere azioni diverse e ottenere quindi risultati diversi. Continuare a fare sempre le stesse cose a lungo, contribuisce ad annullare la nostra vitalità.
L’ostentazione, è il grado superiore della tristezza. Non è il suo contrario, ricordiamocelo per non rimanere vittime di ciò che si ostenta.

Vi invito ad esortare le persone vicine a voi, se riconoscete in loro le caratteristiche elencate, a ridere un po di più quando sono da sole nella loro “stanza”, nel loro intimo e se proprio deve scappare una lacrima che succeda quando sono in compagnia. Rassicuratele del fatto che qualcuno accoglierà la loro richiesta di aiuto e si prodigherà per dare loro una mano se è di questo che hanno realmente bisogno. Fategli capire ancora che il dolore, non si esorcizza ostentando l’allegria, il successo o l’obiettivo centrato e che il pianto, non è il sintomo della debolezza, perché chi ha il “coraggio” di farsi sorprendere mentre gli scappa qualche lacrima, è da considerarsi una persona intelligente, sensibile ed evoluta. Tranquillizzatele infine sul fatto che non saranno ne giudicate, ne condannate e fategli capire che non si può raggiungere un livello di pensiero superiore se non si comprendono le meccaniche che danno forma al precedente. Infine, per quanto riguarda questo argomento, vorrei fermarmi qui, perché continuare a fare esempi o elencare suggerimenti, potrebbe essere considerato una forma di ostentazione della mia preparazione in merito.

Vi ringrazio
Domenico Versace
Althea Comunicazioni & Pubbliche Relazioni

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