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Magistrato di Catanzaro arrestato tra soldi e sesso in cambio di favori: Una brutta storia! "Negli ambienti lo chiamavano il bolognese, quello con la gonnella, o il porco"

Magistrato di Catanzaro arrestato tra soldi e sesso in cambio di favori: Una brutta storia! "Negli ambienti lo chiamavano il bolognese, quello con la gonnella, o il porco"
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C’è uno spaccato di vita reale terribile in quello che la Procura di Salerno ha scoperchiato, dove il protagonista principale è un magistrato, presidente di una sezione di Corte di Appello. Di origine umbra, precisamente di Foligno, Marco Petrini non si fa mancare nulla, c’è un intreccio affaristico, massone e non potevano mancare personaggi vicino agli ambienti di ‘ndrangheta come il collaboratore di giustizia Andrea Mantella, dove nella misura cautelare c’è il verbale con alcune sue dichiarazioni in merito alla domanda se conoscesse il magistrato, lui risponde, “Nell’ambiente che ho frequentato lo chiamavano il bolognese, quello con la gonnella, o il porco”.
Sono sedici i rapporti sessuali avuti in pochissimi mesi con un’avvocatessa, alla quale non solo dava dei consigli, ma chiedeva appoggi e favori per processi. Insieme a questa un’altra avvocatessa definita nelle carte come “sua amante”. E se non erano favori sessuali, c’erano regali e prebende per circa migliaia di euro che facevano capolinea sulla scrivania del giudice.
Gli inquirenti avevano piazzato una videocamera la quale registrava ogni movimento, dallo scambio di soldi alle esplicite scene di sesso o “semplici effusioni”.
La procura di Salerno sotto la guida dei procuratori aggiunti Luigi Alberto Cannavale, Luca Masini e dal pm Vincenzo Senatore, hanno aperto un vero e proprio “vaso di Pandora”.
Il giudice Marco Petrini in carcere dovrà rispondere del reato di corruzione in atti giudiziari, insieme a lui va agli arresti domicialiari anche una delle tre avvocatesse indagat per “ipotesi di corruzione sessuale”, Maria Tassone (detta Marzia). Come scrive il gip negli uffici giudiziari di Petrini si sono consumati almeno sedici rapporti sessuali “febbraio e giugno scorsi”. Ed è tutto documentato come ha scritto il gip, rigorosamente filmato, “Poiché il Petrini, quale presidente della commissione Tributaria provinciale di Catanzaro, intrattenendo relazioni sessuali abituali con l’avvocato P.S., omettendo di astenersi dal comporre il collegio giudicante nei ricorsi tributari assegnati al suo collegio, nei quali il ricorrente parte privata era patrocinato dall’avvocato P.S., ha adottato sentenze di accoglimento dei ricorsi presentati dalla summensionata professionista”.
Per quanto concerne le prestazioni sessuali della Tassone (agli arresti domiciliari), la stessa ne aveva offerto tre (due filmate agli atti), il tutto per un presunto intervento del Petrini per una ipotesi di rigetto dalla parte della richiesta della Procura Generale di utilizzare il verbale del pentito Emanuele Mancuso con le motivazioni di essere “irrilevanti e inconferenti rispetto ai capi di imputazioni le dichiarazioni”. Come anche la promessa di aiuto da parte del Petrini per la difesa di un imputato per duplice omicidio, avvenuto a Davoli.
Adesso sarà la volta delle repliche come delle tesi difensive dei legali dei soggetti coinvolti, a partire da quelle dello stesso giudice Petrini.
Raccontare storie simili dovrebbero essere fatte con l’auspicio di non fare condanne sommarie in quanto vige la presunzione di non colpevolezza, oltre alla questione morale del lato umano. Il garantismo è d’obbligo, come anche il rispetto nei giudizi affrettati per le donne coinvolte in quanto sarebbe troppo facile sparare nel mucchio e giudicare con epiteti volgari e fuori luogo delle donne coinvolte. In questi casi la serenità nei giudizi dev’essere una condizione assiomatica, da parte di tutti, dagli addetti ai lavori, passando per i giornalisti per arrivare ai semplici cittadini. Le sentenze non sono ancora arrivate, si tratte di ipotesi di reato e dalle quali i diretti interessati hanno il sacrosanto diritto di difendersi.
Il giudice Petrini sembra essere conosciuto anche negli ambienti della criminalità organizzata, come abbiamo già scritto, Andrea Mantella oltre a conoscerlo come “in gonnella”, “bolognese” e “porco”. Quest’ultimo soprannome è perché riferito alle donne, “Ribadisco che Marco Petrini fa parte della congrega sopra descritta e che mangia come un porco, accetta soldi cash, auto a noleggio, soggiorni turistici, orologi e piaceri sessuali in genere”.
Tutte queste parole dovranno essere smentite dal giudice Petrini nel corso dell’interrogatorio di garanzia che si terrà nel carcere salernitano di Fuorni.
Lo scenario sembra ampio, attendiamo gli eventi, ma con spirito costituzionalmente garantista.

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