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Migranti, chi non vuole la Caritas? Le Istituzioni non gestiscono la tendopoli che chiamano "lager" e "ghetto"

Migranti, chi non vuole la Caritas? Le Istituzioni non gestiscono la tendopoli che chiamano "lager" e "ghetto"
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di Agostino Pantano

Cominciamo dai fatti: il prefetto Claudio Sammartino e il presidente della Calabria Mario Oliverio, con due dichiarazioni nei giorni del 6° anniversario della “caccia al nero” a Rosarno, hanno usato termini inediti. Le due alte cariche, descrivendo l’attuale condizione abitativa dei braccianti africani all’interno delle strutture create da Stato e Regione, hanno usato parole forti – quali “lager” e “ghetti” – impegnandosi a rimuovere le cause della prolungata situazione inumana.
Certo, permane ancora qualche differenza di prospettiva tra l’alto rappresentante del governo, che ha genericamente parlato della necessità di «evitare la creazione di ghetti», e il governatore calabrese che ha detto esplicitamente del bisogno di «chiudere i lager». Un fatto però sembra certo: la tendopoli di San Ferdinando e il campo container di Rosarno, pensati come siti provvisori, suscitano l’indignazione ora anche dei due vertici istituzionali che hanno competenze dirette o indirette nella gestione degli alloggi.

SUPERARE L’INDIGNAZIONE
L’indignazione, però, da sola non basta. Anzi, quando questo è il sentimento che provano coloro che ci governano – in mancanza di interventi che alla radice ci affranchino dall’emozione rabbiosa – si rischia di farlo diventare uno “stato collettivo”, una sorta di giustificazione per i migranti che, a loro volta indignati, hanno ben pochi strumenti democratici rappresentativi delle proprie istanze di emancipazione. Superare l’indignazione si può e si deve superare, quindi, ma in questo caso siamo ben lontani da una base di partenza amministrativamente efficiente e politicamente etica. Non tutto è perso, certo, ma i sei anni trascorsi da quando Rosarno, in maniera violenta e scomposta, diventava spia di un fenomeno epocale – che oggi è compreso in tutt’Europa – hanno peggiorato il quadro.

LA TENDOPOLI SENZA FONDO
Prendiamo ad esempio il sito di San Ferdinando, 71 tende del ministero degli Interni piazzate “transitoriamente” e che, invece, oggi sono ancora la principale risposta abitativa, il lager e il ghetto di cui parlano il prefetto e il governatore. Furono installate, sull’onda dei “fatti di Rosarno”, nella zona industriale in un terreno che venne occupato con la formula straordinaria “della pubblica utilità”, sottratto cioè al consorzio regionale Asi tramite un decreto prefettizio e affidato per la gestione emergenziale al Comune di San Ferdinando.
L’ultimo atto che la Regione ha concepito per finanziare gli interventi operativi poi realizzati dal piccolo ente locale è piuttosto datato. Una delibera di Giunta del 10 ottobre 2014 che autorizzava la copertura di spesa per 100.000 euro a favore del Comune. Un “contributo straordinario per interventi di sostegno accoglienza immigrati Piana di Gioia Tauro”, questo il titolo ampio e fuorviante dell’atto, che in realtà era finanziato solo per quella tendopoli.

SI TAMPONA E NON SI GUARISCE
La somma è servita a tamponare situazioni che, le cronache di oggi, hanno invece riproposto. Ovvero, 11.000 euro sono andati per l’abbattimento delle baracche installate dai migranti dentro la tendopoli; altri 27.000 euro sono serviti per la fornitura e posa di 4 container; poi 20.396 euro sono stati impiegati per il ripristino dell’impianto elettrico e la sua messa a norma; con 14.855 sono stati riaggiustati i servizi igienici e le docce comuni; all’Enel sono state pagate le fatture per l’erogazione della corrente elettrica per un importo complessivo, fino al settembre scorso, di oltre 16.000 euro.
Nello stanziamento del 2014, in realtà, sono comprese anche le somme che il Comune ha elargito per la gestione della tendopoli, affidata a gruppi locali di cui tra poco diremo. Come si vede, quindi, l’ente ha realizzato interventi-tampone con un contributo straordinario, per realizzare opere che oggi, a distanza di un anno, dovrebbero essere in parte rifatte perché la tendopoli, priva di governo, ricade periodicamente nel degrado e nell’incuria: manca ad esempio di illuminazione esterna alle tende, i sanitari sono stati divelti e i viottoli interni sono una palude.

LE CIFRE SPOT DI UNO SCANDALO
Si ha certezza che nel settembre scorso, tra gestione e manutenzione, il Comune abbia rendicontato di aver speso 108.131 euro, quindi più dei fondi destinati dalla Regione, con la beffa che a quella data solo 70.000 euro erano arrivati nelle casse municipali. Un pozzo di cui non si vede il fondo perché queste spese non solo non sono bastate ad umanizzare il sito, ad impedire che prefetto e governatore si indignino e a darci la certezza che non si sia ritornati, in questi giorni, punto e capo visto che, per dirne una, è stato deciso di smantellare nuovamente, e per la terza volta, la baraccopoli che lambisce le tende: i migranti creano giacigli di fortuna, gli enti spendono per abbatterli.
Dal computo finanziario fin qui fatto, residuano due voci che sono ancora in capo al Comune: con il contributo straordinario ha dovuto pagare le associazioni che hanno prestato servizio, e deve soddisfare le richieste della società che eroga il servizio idrico e fognario, che pretende il riconoscimento di un debito di 20.000 euro. Il piccolo Comune, quindi, braccio operativo di Regione e Prefettura, rischia però il default per via della tariffa Tari (raccolta dei rifiuti), il cui livello sarebbe aumentato anche in ragione del corto circuito che il servizio patisce nella tendopoli, dove non si effettua la selezione degli Rsu e tutto – parliamo di una stima ufficiale di 400 t\a – viene raccolto come indifferenziata, rendendo meno virtuoso l’ente e, quindi, costringendolo ad essere più esigente con le tasche dei cittadini. Fino ad oggi, questo ricarico sopportato dall’amministrazione comunale non è stato per niente ammortizzato dalla Regione.

LA GESTIONE OPEROSA, QUESTA SCONOSCIUTA
Va completato il quadro col mai risolto problema della gestione della tendopoli, vera radice politico-amministrativa di queste spese ripetute che quindi per ora non evitano l’auto-indignazione delle istituzioni. C’è da dire che attualmente il sito non è presidiato da alcuna associazione e chi opera – il parroco don Roberto Meduri e l’associazione “Il cenacolo” di Bartolo Mercuri – lo fa a titolo di volontariato non retribuito.
Vi è disinteresse a farsi carico dell’assistenza ai migranti ? Assolutamente no, visto anche che i gruppi locali aspettano l’apertura dell’Oasi della solidarietà – nel territorio di Rosarno -, la nuova struttura accogliente e moderna da completare in un bene confiscato, che dovrebbe ospitare circa 200 migranti.

LE ASSOCIAZIONI SCAPPANO, ANZI NO
Né alla tendopoli, né al campo container di Rosarno, però, troviamo attualmente operatori in pianta stabile: e questo dovrebbe far riflettere sulle spese che periodicamente si gonfiano e sulla reale risposta definitiva che bisogna dare sul piano dell’accoglienza e dell’integrazione.
Nell’ottobre 2014 il Comune di San Ferdinando affidava «i servizi di mediazione culturale, assistenza, vigilanza e gestione generale» del suo sito alla Caritas diocesana. Alla struttura religiosa sono stati pagati 3.000 euro al mese per la cura del campo dal 20 ottobre fino al 20 aprile successivo, sei mesi costati alle istituzioni ben 18.000 euro che, però, non sono bastati agli uffici diocesani per decidere di opzionare future partecipazioni alla gestione. Tanto è vero che, allo scadere di questa prima convenzione, il Comune decideva di proporre un nuovo bando per affidare la gestione da maggio fino al dicembre scorso.
In maniera del tutto anomala e misteriosa, però, forse immaginando ancora la struttura come un sito che si svuota nei mesi in cui è ferma la raccolta agrumicola, l’associazione il “Cenacolo di Maropati” si aggiudica il servizio di gestione alla cifra simbolica di 100 euro al mese che, ovviamente, non servono a pagare alcun operatore e nessuna forma di mediazione culturale. Infatti, i volontari vanno nel sito solo alla bisogna e quando arriva qualche carica istituzionale.

MAROPATI SBARCA CON “QUATTRO SOLDI”
Ecco perché, a convenzione irrisoria per giunta scaduta, è sembrato ben strano l’interessamento di prospettiva manifestato da Bartolo Mercuri, per conto del Cenacolo, in quella che sembra anche una partita a scacchi per la futura gestione dei siti, sperando – dal loro punto di vista – che le istituzioni provvedano a rimpinguare le poste di bilancio.
L’improvvisazione costa allo Stato, rigenera il degrado…ma riscalda i muscoli per le future gare.

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