Minacciò il sindaco, condannato l’imprenditore Cento | ApprodoNews
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Minacciò il sindaco, condannato l’imprenditore Cento Cittanova, il Tribunale dà torto al contestatore di Cannatà che come prova regina esibisce in aula i post di Facebook - Guarda il servizio

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di Agostino Pantano

CITTANOVA – Galeotto fu lo scritto su Facebook per Nino Cento che poteva farla franca, dopo la minaccia di morte all’allora sindaco Sandro Cannatà, se non avesse lasciato traccia del suo reato scegliendo di ripeterlo e di scriverlo sul social network. Il giudice Antonella Crea l’ha condannato a 4 mesi di carcere, mettendo per ora fine ad uno dei diversi filoni giudiziari sortito dal lunghissimo braccio di ferro politico-mediatico, con manifesti e scioperi della fame, che l’imprenditore aveva ingaggiato con l’ex primo cittadino. Un tormentone che dura da anni, rendendo spesso necessario l’intervento delle forze dell’ordine, e diventato argomento di dibattito in paese sulla legittimità di una protesta che, secondo il Tribunale, ha superato il segno almeno una volta, a partire dalla contestazione di Cento per il mancato via libera ad una pratica amministrativa. Determinante per il pronunciamento del giudice Crea è stata la produzione agli atti da parte di Cannatà, in una delle udienze del processo iniziato nel gennaio del 2013, di un paio di post scritti dall’imputato su internet che sono diventati la prova regina di come Cento fosse passato dalla protesta, anche veemente, incalzante e pittoresca, alla minaccia di morte vera e propria calcolata e ripetuta. Fin lì, infatti, il processo era scivolato lungo i binari quasi morti instradati da una denuncia di Cannatà, dopo un battibecco senza testimoni avuto con Cento l’anno prima. Il dibattimento ha consentito però di accertare una minaccia ripetuta nel tempo e reiterata con diverse modalità, a partire da quel «ti faccio nero, ti prometto che ti ammazzo qua davanti» – che il contestatore cittanovese avrebbe profferito mentre il sindaco era nei pressi della sua abitazione e i due erano da soli – fino alla promessa, fatta da Cento su Facebook all’indirizzo dell’amministratore, quando, dopo aver richiamato alla memoria dei lettori la sparatoria del rosarnese Preiti davanti a palazzo Chigi, scriveva: «Sindaco Cannatà non ti darò tregua… io distruggerò te e la tua tranquillità famigliare, vigliacco». Nel processo l’imputato, difeso dall’avvocato Maria Sicari, aveva tentato di dimostrare che quel giorno della prima presunta minaccia non si trovava a Cittanova, chiedendo l’ammissione fra le prove a discarico dei tabulati telefonici del proprio numero, ricevendo l’opposizione del giudice che, invece, aveva accolto la richiesta del pubblico ministero di procedere con una seconda testimonianza in aula di Cannatà. È in questo contesto che l’ex sindaco ha potuto illustrare il contenuto delle minacce questa volta scritte, diventato prova e conferma dell’ipotesi di reato per cui Cento era a processo. I conti giudiziari in sospeso tra il politico e l’imprenditore, comunque, non finiscono. Diverse sono state infatti negli anni le denunce incrociate, a partire da un contenzioso politico che ad un certo punto è diventato pressante sebbene l’allora sindaco abbia indicato al suo antagonista, più volte e con fallite persuasioni, la strada del possibile ricorso al Tar per contestare l’iter con cui il Comune ha negato il cambio di destinazione d’uso di un suolo, da agricolo a industriale. Un percorso bonario che Cannatà ha ritracciato anche nel corso dei procedimenti giudiziari avviati, in un caso rimettendo una querela che aveva sporto contro l’imprenditore e, in questo questo processo ora finito con la condanna in primo grado di Cento, rinunciando a costituirsi parte civile, ovvero affidando alla sola Procura la partecipazione in giudizio.

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