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Pane e Nutella

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Dopo la denuncia e relativa richiesta di risarcimento della mamma californiana, un invito alla Ferrero: in Italia toglieteci tutto ma non la squisita crema alla cioccolata, la colazione di due generazioni di adolescenti brufolosi. Ma abbassatene il prezzo. In modo da poterla continuare a usare, magari come antidepressivo in questi tempi grami

di DON SALAZZAR

Pane e Nutella 

Dopo la denuncia e relativa richiesta di risarcimento della mamma californiana, un invito alla Ferrero: in Italia toglieteci tutto ma non la squisita crema alla cioccolata, la colazione di due generazioni di adolescenti brufolosi. Ma abbassatene il prezzo. In modo da poterla continuare a usare, magari come antidepressivo in questi tempi grami

 

di Don Salazzar

 

 

Una mamma californiana ha denunciato la Ferrero perché la famosa crema venduta negli Usa sarebbe nociva per la salute di ragazzini, i maggiori consumatori. E ha chiesto un notevole indennizzo all’impresa italiana per pubblicità ingannevole. La Nutella non sarebbe “sana e nutriente”, come recita la reclame, ma pericolosa perché ricca – al pari di altri dolci – di grassi saturi.

A questa donna si sono accodati migliaia di consumatori che hanno avviato un class action (in America queste cose funzionano) chiedendo alla Ferrero un mega indennizzo di quasi 3 milioni di dollari.

Alla faccia! E noi italiani, che siamo cresciuti a pane e nutella, che dovremmo fare?

Invero, il dolce è molto gustoso. E anche molto imitato dalla concorrenza. Ma nessuno è riuscito a eguagliarne il sapore. Merito della ricetta, in parte segreta, come quella della Coca Cola (a proposito, se la Nutella ingrassa, la Coca Cola gonfia, come mai queste mamme americane non se la sono mai presa con il loro colosso industriale?). Alla base vi sono il cacao e le nocciole, poi mistero. Il trucco sarebbe nella miscela e nella dosatura dei vari ingredienti. Ma il trucco, come dicevamo, è top secret.

Però in Italia non tutti sono ingrassati con la Nutella. Mio nipote Aurelio tra i 12 e i 19 anni ne mangiava tre bicchieri al giorno. Così, pescando con l cucchiaio. Ed è ancora un segaligno, a 35 anni. Ed ancora si abboffa della deliziosa crema.

Noi che viaggiamo sulle 60 primavere come dolce avevamo il pane con l’olio ricoperto di zucchero. Non molto perché i tempi erano grami (un po’ come quelli che stiamo rivivendo, ma più allegri).

All’inizio furono i formaggini della Ferrero, di cioccolata e con scaglie di nocciole. Gli antesignani della Nutella. Dapprima nei bicchieri di vetro, molto utili per la famiglia. Con le figurine della raccolta Disney o dell’Epopea garibaldina. Che incollavamo sugli album con la colla fatta in casa usando la farina e l’acqua. E come premio, dopo tanto lavoro, il massimo era un pallone bianco, grande poco più di una pallina da tennis. Niente di che. Ma ci sembrava tanto.

Poi il boom. Esplode la Nutella, in tutto il suo splendore, con recipienti sempre più grandi. I frigoriferi ne erano pieni. Uno dei più azzeccati slogan per pubblicizzarla fu: “Cosa sarebbe un mondo senza Nutella?”. “Un mondo senza brufoli”, fu la convinta risposta di molti consumatori, che addossavano alla squisitissima crema la causa dell’acne dei propri figli adolescenti.

(E noi, adesso anzianotti, in gioventù incolpati dai preti di essere brufolosi per le reiterate masturbazioni giovanili: e vai con sensi di colpa dopo ogni seduta al gabinetto… Davvero altri tempi!).

Adesso che tutto è dieta e tutto e nutrizionismo ultra specializzato, la Nutella è sul banco degli accusati. Ma noi la preferiamo sul banco dei supermercati e sul tavolo di casa. Si, farà ingrassare. Sì, farà alzare colesterolo, trigliceridi e glicemia. Ma vuoi mettere il brivido che ti dà una bella leccata al coltello dopo averlo usato per spalmarla copiosamente sul pane (o sui Savoiardi o dentro il panettone o come altro più aggrada)?

E d’altronde, se è vero che il cioccolato è un antidepressivo, la Nutella allora è un Prozac all’ennesima potenza.

Continuiamo a farne uso, dunque. Ma con prudenza. Non perché faccia ingrassare . Ma perché rischiamo di drogarci. Più di una sniffata. E di divenirne dipendenti.

(Ma forse già lo siamo).

Insomma, con noi i Ferrero possono stare tranquilli.

L’unica class action che potremmo promuovere è quella di farne abbassare il prezzo.

redazione@approdonews.it

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