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Perché lo stai facendo?

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Il nostro coach ci aiuta a capire perchè compiamo certe azioni e facciamo determinate scelte

Perché lo stai facendo?

Il nostro coach ci aiuta a capire perchè compiamo certe azioni e facciamo determinate scelte

 

 

Lo stai facendo perché gli altri si aspettano che tu lo faccia e non farai mai nulla di diverso di quello che gli altri si aspettano da te. Il mondo dove vivi sembra che ti chieda di farlo!
Mi spiego meglio… Non tutti oggi possono dire di avere fatto nella loro vita tutto ciò che avrebbero voluto o potuto fare. I più “bravi” ci sono riusciti ma solo in parte e poi ovviamente i “casi eccezionali” ce l’hanno fatta, ma qui le percentuali sono davvero minime.
Molti hanno o abbiamo accantonato le nostre idee o i nostri sogni solo perché ci siamo ritrovati nelle situazioni dove non abbiamo più saputo o potuto gestire l’andamento della nostra vita stessa. Diverse persone, purtroppo anche causa forza maggiore, si sono arrese e altre hanno avuto i loro buoni motivi che io non starò quì ne a giudicarne ne a biasimarne alcuno. C’è anche chi non ha mai cominciato, giustificandosi con ogni tipo di motivazione plausibile.
Mi sono chiesto spesso: perché? Da cosa sono ispirate le nostre azioni? Voi ve lo siete mai domandato? Cosa ci ha spinti a fare tutto ciò che abbiamo o non abbiamo fatto fino ad ora? E perché ancora perseveriamo? Perché ci adagiamo allo standard raggiunto senza cercare di andare oltre, di migliorare sempre, di crescere?
Ma soprattutto siamo sicuri di aver deciso noi per noi stessi? Le nostre scelte, sono davvero le “nostre”? Il corso di studi per esempio che abbiamo svolto, lo abbiamo scelto in base alle nostre attitudini ed era pertinente con i nostri sogni o speravamo che ci desse la possibilità di trovare più facilmente un lavoro del quale in fondo ci interessava solamente lo stipendio che poi a conti fatti non ci basta lo stesso per arrivare alla fine del mese? E il posto dove siamo andati a vivere? E la persona che abbiamo scelto per condividere tutta la nostra vita? E tutto il resto?

Il fatto è che l’ambiente in cui viviamo, ci condiziona con le sue leggi, la sua cultura, la sua storia e perché no…la sua posizione geografica e non solo questo. La gente che frequentiamo ci condiziona. Il periodo storico in cui Esistiamo ci condiziona. Ogni piccolo condizionamento però, ci allontana e ci induce a fare cose diverse da quelle che avremmo desiderato per noi. Non credo che ci sia bisogno di fare altri esempi o di raccontare aneddoti per far arrivare questo concetto che comunque è comune a tutti. Pare che in tantissimi ultimamente, abbiano accantonato i loro sogni o come penso io, è sempre stato così quindi quello che stiamo vedendo adesso è soltanto la storia che si ripete.
In questo periodo, per molti aspetti i sognatori sembra non vadano affatto di “moda”.
Il lavoro e la necessità di guadagnare, ha messo da parte tutto il resto o quasi. Sono d’accordo sul fatto che siamo venuti al Mondo per sperimentare tutte queste esperienze, ma il fatto è che mi rattrista vedere molta gente che va avanti per inerzia e fa quello che mediamente tutti gli altri fanno. Sono pochi quelli che si scostano dal pensiero di massa che crea modelli prestabiliti da qualcuno e stereotipi da emulare. Con questo, non intendo catalogare o criticare persone che si sono viste annullare quasi totalmente la loro vera natura, il loro vero modo di essere, anche perché credo che anch’io non sia rimasto immune dall’essere travolto dallo tzunami dell’impersonificazione generale, per questo ho scelto di scrivere su questo argomento; scrivere e condividere è il modo migliore che io conosca per potermi mettere in discussione personalmente e affrontare tutto ciò che ne scaturisce.
Mi rendo conto che una miriade di esseri umani, da sempre in evoluzione come del resto ogni creatura della Natura, non sentendosi in grado mutare le condizioni esterne che circondano il loro Essere, finiscono per adattarsi alle regole dettate, dall’ambiente circostante e dalle creature similari che determinano e decidono per tutti coloro che non lo fanno per loro stessi e che si adeguano ed eseguono spesso macchinosamente gli “ordini”. Perché fanno tutto questo? Lo scopo è sempre lo stesso da millenni: sopravvivere.

Diventiamo dunque la media delle cinque persone che più frequentiamo, rispettando ed attenendoci allo standard del gruppo che naturalmente si forma. Difficilmente facciamo cose differenti dai nostri “compagni di Viaggio” perché fondamentalmente abbiamo attitudini simili, culture simili e interessi comuni, per questo un giorno, ci siamo ritrovati a condividere parte del nostro tempo. Capita però spesso che vorremmo fare qualcosa di diverso, siamo stati incuriositi da altro, scopriamo in noi un nuovo talento ma decidiamo di non curarcene, di lasciarlo svanire, di togliercelo dalla testa prima possibile per paura di fare qualcosa di insolito e di essere considerati “tipi strani” o dei reietti, rischiando di essere “allontanati” come successe a “Il gabbiano Jonathan Livingston” la cui lettura ormai qualche anno fa, mi ha ispirato, mi ha aiutato e mi ha invogliato a cercare di comprendere la mia vera natura. Mi ha fatto capire quanto sia importante seguire le proprie passioni. Mi ha fatto concentrare sull’importanza della qualità della vita come priorità della vita stessa. Ho imparato a godere del periodo di solitudine eventuale che intercorre nel passaggio tra “il solito” e “l’altro”. Ho gustato il sapore che il “vecchio” lascia quando arriva il “nuovo”. Ho assaporato la gioia che scatenano le nuove “evoluzioni”, ed ho capito che in realtà nessun altro gabbiano aveva allontanato “Jonathan Livingston” dallo stormo ma lo aveva tagliato fuori solo la sua vera natura e la consapevolezza di essa. Aveva appena compreso il processo che ho denominato “l’Autoesclusione”. Egli fondamentalmente non aveva nulla di simile con i componenti dello stormo dove era nato, se non la conformazione fisica ed il colore delle piume. Ha fatto cose che non avrebbe mai potuto fare se avesse aspettato per farle insieme ai compagni non ancora pronti o non interessati a quelle nuove esperienze.
Prima di apprendere personalmente tutto questo, ho vissuto situazioni simili come un dramma, ma dopo mi sono reso conto che è grazie a questo processo, l’auotoescluisione, che finalmente si torna liberi e si possono sperimentare nuovi percorsi, nuove esperienze, con gente nuova che non è migliore o peggiore di quella che si frequentava prima ma è solamente altra gente, altri modi di essere quindi, di pensare e di vivere. Quello che intendo suggerirvi a questo punto, è che a mio avviso non è mai troppo tardi per riappropriarsi della vita e di quanto si è rinunciato fino ad ora, ammesso che abbia per voi ancora senso farlo, che sia ancora importante.
Per quello che mi riguarda, solo una vita ricca di esperienze diverse, alla fine risulterà essere stata una vita vissuta a pieno e solo la persona che ha vissuto la sua vita a pieno, potrà dire di aver sperimentato l’autentica Felicità!

Vi ringrazio
Domenico Versace
Althea Comunicazioni & Pubbliche Relazioni

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