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Reggio Calabria, la dichiarazione programmatica del candidato a sindaco Massimo Canale su legalità e trasparenza amministrativa

Reggio Calabria, la dichiarazione programmatica del candidato a sindaco Massimo Canale su legalità e trasparenza amministrativa
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Nella campagna elettorale è sostenuto da Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, Verdi, Ethos, Patto etico per la Calabria

Reggio Calabria, la dichiarazione programmatica del candidato a sindaco Massimo Canale su legalità e trasparenza amministrativa

Nella campagna elettorale è sostenuto da Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, Verdi, Ethos, Patto etico per la Calabria

 

“Potremo dirci cittadini liberi solo quando avremo la certezza di star facendo tutto il possibile per sconfiggere la criminalità organizzata.

La ‘ndrangheta l’abbiamo vista con i nostri occhi, nelle bombe indirizzate ai magistrati, nei roghi notturni agli esercizi commerciali, nel pizzo e nella mazzetta, nella cattiva politica, nel chiedere e concedere favori, nella negazione dei diritti. Ma la ‘ndrangheta sta anche nel disinteresse, nell’indifferenza, nell’assenza di rispetto delle regole.

Abbiamo imparato a conoscere bene la nostra Città, a comprenderne i suoi linguaggi in codice, a verificarne la qualità dell’aria che si respira. Purtroppo molti di noi si sono anche abituati negli anni a tutto ciò, ad accettarne cause e conseguenze senza voler sforzarsi di capire. Altri hanno preferito abbandonare Reggio con i suoi eterni malanni e le sue ferite.

Ma c’è qualcosa che sta cambiando. C’è una nuovissima generazione più attenta e più vigile, c’è una società civile che scende in piazza e che ha sete di legalità, ci sono delle aziende che accettano di dichiararsi libere dal pizzo con tanto di certificato.

Ma mentre la consapevolezza e il senso di responsabilità civile cresce, ciò che è mancato in questi anni è stata una politica amministrativa trasparente, dei messaggi politici chiari, delle scelte decisive per il governo della Città. Sono mancati quei principi e quei valori di giustizia e legalità che dovrebbero guidare una collettività, che proprio un’Amministrazione Comunale dovrebbe fare propri e promuovere, sia nella teoria che nella pratica, sia nelle parole che nei fatti.

In questi mesi ho chiesto di parlare con tutti, associazioni, movimenti, società civile. Ho chiesto: quali le priorità? Le risposte non sono tardate ad arrivare, dai cittadini innanzitutto e ugualmente proficui sono stati i colloqui che ho avuto con il Procuratore Pignatone e, successivamente, con i responsabili dell’associazione “Libera” in Città.

Nell’ottica di un impegno concreto della futura Amministrazione Comunale contro la ‘ndrangheta, penso che prioritaria attenzione vada data alla questione dell’assegnazione dei beni confiscati alla mafia.

Reggio Calabria è il secondo Comune d’Italia per beni confiscati alla mafia. Tuttavia manca un regolamento nell’assegnazione dei beni agli aventi diritto, né è mai stato fatto un bando che stabilisse i criteri precisi dell’assegnazione. Tale regolamento può essere adottato dal Comune tramite delibera di Consiglio comunale (così come hanno fatto altri comuni). Con un regolamento sull’assegnazione dei beni confiscati sarà possibile istituire un elenco di soggetti aventi diritto, ovvero con i titoli a usufruire dei beni confiscati, inoltre sarà possibile informare Cittadini e associazioni aventi titolo dell’elenco completo con le relative caratteristiche dei beni confiscati alla ‘ndrangheta e destinati al Comune. Inoltre, tramite un bando annuale, il Comune potrà chiedere agli aventi diritto di presentare proposte di utilizzo dei beni in base ad obiettivi specifici che il Comune stesso individuerà. Infine il regolamento servirà a istituire un sistema di controllo successivo circa l’effettivo utilizzo dei beni assegnati.

16 imprese sono state dichiarate dall’associazione Libera “imprese pizzo free”, sono cioè aziende che hanno deciso di non pagare il pizzo. E’ incoraggiante, ma non basta. Il numero di queste imprese deve aumentare, la lotta al racket deve essere un punto cardine attorno al quale muovere le prossime azioni amministrative cittadine. Il Comune dovrà dimostrare vicinanza concreta alle imprese che accettano di non pagare il pizzo. Potrà farlo diventando esso stesso “consumatore critico” ovvero chiedendo alle aziende che forniscono beni e/o servizi all’Ente stesso di dichiararsi imprese “pizzo free” e/o avvantaggiando proprio queste imprese. Solo così potrà innescarsi un processo virtuoso dove non pagare il pizzo sarà non soltanto “giusto” ma anche “conveniente”.

Chi sceglie di ribellarsi al giogo mafioso spesso è costretto a pagarne le conseguenze. Il Comune dovrà dimostrare tutta la propria vicinanza a chi è vittima della mafia, a chi ha subito danni tangibili, a chi ha visto depauperate le proprie risorse, a chi ha subito sulla propria pelle l’arroganza mafiosa e ha scelto di denunciarla.

La ‘ndrangheta trae forza pescando nelle sacche di disagio sociale, laddove non vi sono diritti, dove non esiste futuro, dove non esiste speranza, dove troppi giovani spesso si sentono abbandonati. E’ necessario individuare questo disagio sociale e prevenirlo. Per farlo è necessario calarsi nel territorio, indagarne problematiche e aspetti, appoggiandosi alle associazioni che operano già in molti quartieri, incentivando le azioni di rete tra gli attori sociali. Prevenendo e combattendo l’emarginazione sociale potremo ridare nuove prospettive a chi oggi vede il proprio futuro negato.

In questi anni ho avuto modo di verificare (e denunciare) puntualmente i casi in cui la trasparenza amministrativa è venuta meno, in cui si sono negati diritti fondamentali per legittimare dei privilegi o in cui semplicemente si sono calpestate le regole. Questo non deve più accadere. Tutto ciò che la futura Amministrazione farà non potrà più derogare ai concetti di responsabilità sociale e di legalità. I primi a cui un’Amministrazione deve render conto sono i cittadini, tramite molteplici strumenti (ad esempio il bilancio sociale) e regole ferree nella gestione di gare, appalti, concorsi, accesso a contributi, gestione di servizi.

Tutto ciò non è né un sogno né utopia, si tratta di riappropriarsi di una prassi amministrativa che abbia a cuore gli interessi collettivi, non gli affari privati, il bene della Città, non del singolo. Il Comune deve essere la casa di tutti. Quando ciò avverrà, quando il rispetto delle regole e la legalità saranno pilastri irremovibili dell’azione di governo della Città, quando noi stessi saremo cittadini consapevoli di star facendo tutto il possibile per sconfiggere la mafia, per sconfiggerne la mentalità, per aderire a un senso di giustizia comune, proprio allora, potremo dirci cittadini liberi”.

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