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Rispettiamo gli animali

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Quando “amore” non è un aggettivo, ma una realtà con la A maiuscolissima

di ANTONIO MARZIALE

Rispettiamo gli animali

Quando “amore” non è un aggettivo, ma una realtà con la A maiuscolissima

 

di Antonio Marziale

 

 

Sabato pomeriggio, 6 luglio, alle ore 15.20 circa, dopo sedici anni di amorosa convivenza è mancata, tra le mie braccia, la mia Pillola [Pilly, per quanti l’hanno conosciuta], uno splendido esemplare felino di razza Maine Coon.
Vi sembrerà assurdo, paradossale, strano, ma la sua perdita mi provoca un dolore apparentemente più forte della dipartita dei miei cari genitori. In realtà non è così, ma è diverso.
Sedici anni trascorsi a prendermi cura di lei, a badare che non le mancassero la sabbietta per i bisognini, l’acqua e il cibo. Ad accudirla.
Rientravo e mi aspettava dietro la porta miagolando disperatamente, per poi sciogliersi in tante fusa e giri tra i miei piedi. Era una danza di gioia infinita. La sera mi spingeva per andare a letto e una volta li cominciava a girare come a verificare che io fossi ben coperto, come mia madre quando mi rimboccava le coperte. Assodato che fosse tutto a posto, si sdraiava accanto a me e mi invitava con le zampette a farle le coccole sul pancino.
Quando partivo erano drammi: appena intravedeva la valigia vi si buttava dentro e toglierla era un’impresa. Con me è stata in Calabria, in albergo a Roma [in Piazza di Spagna, mica bau bau micio micio], al mare in Liguria. Ha fatto l’esperienza della macchina, del treno e dell’aereo. Una vera e propria compagna di viaggio.
E al mattino i suoi “miao” erano penetranti, assordanti, sempre più acuti. Una volta buttatomi dal letto, alle 6.50 puntualmente, mi ricordava cosa dovevo fare: disinserire l’allarme di casa, aprire la porta del giardino, farle annusare l’aria che tirava, si issava con le zampette anteriori sul piano della cucina per guardare che tipo di colazione le stessi preparando, poi mangiava sulla sua ciotolina e via, di corsa, in giardino ad indispettire la cagnetta Anna, nostra vicina di casa.
E’ stata la mia prima esperienza con un animale domestico e con lei ho imparato che l’amore non è un aggettivo, ma una realtà con la A maiuscolissima. Ho imparato cos’è la dignità e la gratuità di ogni gesto. Ho imparato che quando si ha un gatto in casa “l’abbonato in prima fila” davanti alla Tv non sei tu e che la poltrona non è tua. Ho imparato che San Francesco non era pazzo quando predicava agli uccellini e che Sant’Antonio, mossosi a compassione per un asinello, è stato davvero un Grande Santo. Ho imparato che quel prete a Torino, che dall’altare ha detto che gli animali non hanno un’anima, è solo un idiota. Ho imparato che la mia ex vicina di casa, che ha detto che gli animali sono una “razza inferiore”, probabilmente è la reincarnazione di Adolf Hitler.
Vorrei riuscire, con questi miei pensieri, a sollecitare tutti a prendersi cura degli animali. A provare un’esperienza che migliora la qualità della vita. Vorrei riuscire a far sentire “di merda” quei soggetti che illudono un animale di amarlo e poi lo abbandonano in prossimità delle vacanze. Vorrei, in questo modo, perpetuare il ricordo di Pillola, nata in Brianza nel luglio 1997 e deceduta in Brianza il 6 luglio 2013. Mi manchi piccolina, ma presto a casa, nel bellissimo giardino del Borgo dove le tue spoglie riposano, vedrai correre altri due micetti che hanno bisogno di aiuto e che ti faranno compagnia. Ciao Pillyna mia adorata!

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