Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image
Torna su

Torna su

 
 

Scorre ancora sangue sulle strade calabresi Altri quattro giovani ragazzi giacciono nel marmo freddo di un obitorio

Scorre ancora sangue sulle strade calabresi Altri quattro giovani ragazzi giacciono nel marmo freddo di un obitorio
Testo-
Testo+
Commenta
Stampa

I quattro giovani deceduti stamattina in un incidente stradale, l’ennesimo, non è altro che la continuazione di una vera e propria strage che sta decimando la popolazione italiana. Ogni anno in Italia si registra una media che va oltre le tremila vittime decedute a causa di un incidente stradale.
Ma come e cosa occorre fare per impedire un massacro che ha raggiunto cifre insostenibili, il doppio di un altro massacro quali sono le cosiddette “morti bianche”, quelle mentre si lavora.
Leggendo i dati Istat ci si accorge che negli ultimi tre anni i morti sono stati oltre diecimila. Nel 2017 si è arrivato a 3.378, l’anno prima nel 2016 a 3.283 e nel 2018 c’è stato un leggero calo con 3.325 e, dati ancora provvisori, registrano un drammatico aumento almeno del 7% nel 2019. Una carneficina che non ha eguali in nessun altro contesto. Peggio di una “guerra civile”.
Quello dei quattro diciannovenni cosentini di stamani non sono altro che l’ennesima tragedia in cui si piange in Calabria. Perché nel giugno di quest’anno altri tre ragazzi giovanissimi avevano perso la vita nel vibonese, di Soriano Calabro. E prima ancora, senza dimenticare, altri giovani morti sia nel reggino che nel cosentino. Ancora è vivo il dolore per i quattro ventenni di Gioia Tauro morti nei pressi di Mileto in autostrada nel marzo del 2016.
Ad oggi, non si comprende com’è possibile che queste stragi non si riescono a fermare. Non c’è verso a farli diminuire nonostante le tante riforme del codice stradale e le sanzioni che in esso vengono inserite. Qualcuno pensa che sia la forte velocità, altri la disattenzione, chi gioca con lo smartphone mentre guida e chi invece non comprende che è tutta una questione culturale. L’educazione alla guida è un principio culturale. Quanti imbecilli irresponsabili vediamo ogni giorno mentre guidano, autostrade comprese, con il telefonino mentre stanno guidando? Quanti altri imbecilli, peggiori dei primi, che guidano un pullman di linea dove all’interno hanno la responsabilità di altre vite umane, li vedi parlare al telefono senza alcun ausilio come ad esempio un auricolare?
La condizione fondamentale è l’educazione culturale alla prevenzione contro il pericolo nel rispetto degli altri. Perché dalla prevenzione si raggiunge la protezione e quindi si cerca di limitare i danni e le molteplici vittime e, per evitare che, quelle lacrime versate davanti a delle giovani vittime dove la loro esistenza è stata troncata dal destino, non resti solo la cronaca e quel marmo freddo di un obitorio, pronto ad accogliere ancora altre vittime. Il silenzio che tutti dobbiamo avere, forse aiuterà a riflettere sul domani.

Partecipa alla discussione