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Il nostro coach ci invita a riflettere sul senso critico, che di rado si trasforma in senso pratico

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Il nostro coach ci invita a riflettere sul senso critico, che di rado si trasforma in senso pratico

 

 

Perché noi esseri umani abbiamo il senso critico così spiccato? Perché spendiamo il nostro tempo a guardarci intorno, a confrontarci gli uni con gli altri? Da cosa dipende questo nostro modo di vivere? Da dove si origina questa attitudine? Capisco che misurarsi con gli altri, ci serve anche per diventare consapevoli delle nostre capacità ma concedetemi di dire che non si può essere sempre in una condizione di competizione. Non si può vivere ogni situazione come una gara, anche perché la partita che vedo giocare con più enfasi dalla maggioranza, è la “corsa alla denigrazione degli altri”. Se ne facessero una disciplina olimpionica, avremmo tutti moltissime possibilità di vincere la medaglia d’oro e non solo quella. Sembra un pò banale come argomento o addirittura sembra che io voglia battere tutti, attaccando e criticando i “criticatori” ma…se ci pensate bene, sarete d’accordo con me sul fatto che tendenzialmente sono i biasimi e le disapprovazioni in generale, gli argomenti che più occupano gli spazi delle nostre conversazioni, anche quelle tenute sui social net-work e a parere mio, questo è l’atteggimento più distruttivo che possiamo tenere quando ci relazioniamo.

Difficilmente trattiamo un argomento o a raccontiamo un episodio al quale abbiamo assistito o ne abbiamo avuto notizia, senza concludere con le nostre riflessioni, opinioni o addirittura sentenze a riguardo. E’ più forte di noi! Addirittura, per molti è ormai un’attività primaria, una delle principali ragioni di vita.
I meccanismi che azionano tutto questo sono a volte impercettibili e vanno cercati nei nostri personali disagi. Molte volte cediamo i nostri discorsi ai nostri commenti selvaggi, perché ci lasciamo ispirare dalle apparenze e pensiamo di poterci paragonare a chiunque e non teniamo conto del fatto che chi agisce in una determinata maniera, lo fa perché ha dei personalissimi buoni motivi. Indubbiamente ci sono situazioni che spronano molto più di altre ad essere prese di mira perché sembrano più assurde o appaiono ingiustificabili, inammissibili o incomprensibili, ma questo è un altro argomento e poi, come ho scritto nei precedenti articoli, pare che non spetti agli uomini giudicare il modo di vivere dei propri simili.

Per adesso, vorrei riferirmi solo al pericoloso esercito di “opinionisti per vocazione” che spontaneamente e gratuitamente, si lascia andare in misere conclusioni o suggerimenti, anche in campi dove è facilmente comprensibile la loro incompetenza ed è risaputa la loro non pertinenza. Questi attirano la mia attenzione, in quanto so che un complimento sincero non uscirà mai dalla loro bocca, ma quando si tratterà di “sputare veleno”, saranno impareggiabili e non perderanno una sola occasione. Penso che esprimere una personale considerazione, sia assolutamente ammissibile e democratico ma le contestazioni ad ogni costo e per “partito preso” non vanno per niente bene e non portano a nulla di buono anzi…sviliscono e demotivano coloro che trovano gli stimoli per darsi da fare e lavorano anche per il bene comune oltre a quello strettamente personale.
Il fattore preoccupante è che il numero di questi cultori delle contraddizioni spietate, risulta essere in crescita esponenziale. Essi, si adoperano a tempo pieno a parlare, e solo a parlare, di come andrebbero fatte le azioni di qualsiasi attività, sia essa in corso d’opera che ancora in progettazione. Fondamentalmente risulta essere gente che di concreto ha realizzato nulla o molto poco nella loro esistenza. Ne troviamo in tutte le fasce d’età. Sono facilmente riconoscibili perché sono coloro che se gli capita di essere presenti a discussioni di qualsiasi tipo, si assumono “ad interim” ogni tipo di competenza e si sentono autorizzati a dare suggerimenti improbabili o disapprovazioni totali.
In poche parole, solo loro saprebbero far andare avanti il Mondo ma a loro dire, non gli viene data la possibilità. Contraddicono e bocciano con forza e a “voce alta” chiunque, specialmente chi gli darebbe la possibilità di apprendere delle nuove informazioni o qualche aggiornamento. Sono gli antagonisti acerrimi di quell’ imprecisato e stanco numero di persone che ancora cerca e trova la forza di fare il possibile come meglio sa, provando a compensare con grandi sforzi questa categoria che “non fa” e giustifica la sua astensione, tirando in ballo sani e vecchi principi di coerenza, per i quali darebbe anche la vita. Poco gl’importa se con i propri giudizi e i propri biasimi compromettono quel poco che si riesce ad ottenere e pretenderebbero quasi di essere ringraziati per queste che loro chiamano: critiche positive o meglio ancora critiche costruttive.

Ora, io stesso parlo nei miei seminari di “pensiero creativo” come la base di tutto ciò che prende forma nell’Universo ma la regola fondamentale è che un pensiero riesce a creare quando ad esso segue l’azione. Questa da origine al risultato. Se non viene completato tutto il processo, i pensieri e le idee, rimangono fini a se stessi.
Quindi…a tutti questi individui, mi rivolgo non con una critica come potrebbe sembrare ma con un invito: visto che siete così abili e perspicaci a capire ciò che è utile o no, visto che sapete il modo preciso di come si fanno le cose e come non si fanno, dato che le cose funzionerebbero solo nella maniera in cui voi sapreste farle funzionare, perché non passate al secondo step? La prima fase l’avete svolta, adesso tocca continuare con la seconda per avere il risultato. Sarà quello che vi darà ragione. Bisogna che incominciate a trasformare le vostre meravigliose idee in eccellenti azione per ottenere e rendere applicabili finalmente le vostre preziose soluzioni. Risulterebbe troppo faticoso per voi incominciare a fare le giuste azioni, oltre che a parlare e sparlare? Siete disposti a concretizzare quanto dite? Se ci credete veramente alla bontà dei vostri discorsi, vi assicuro che è più facile di quanto pensiate.

Vedete, secondo me, chi bada solo a criticare, anche costruttivamente s’intende, lo fa perché in ogni caso non vuole fare sforzi o ha paura di mettersi in gioco in prima persona o addirittura non si senta all’altezza di assumersi delle responsabilità. Sarà forse dovuto al fatto che viviamo in un sistema dove al sorgere di un problema, si da la priorità alla ricerca dei responsabili piuttosto che alla risoluzione? Può darsi. Fatto sta che il mondo, in questo specifico momento storico ha bisogno più che mai di braccia e teste dedite al lavorare e non di bocche impegnate a redarguire o controbattere.
Io personalmente, non credo nella critica positiva, costruttiva e quant’altro, non ci ho mai creduto! Ho sempre creduto in coloro che si sono rimboccati le maniche ed hanno contribuito in prima persona concretamente a produrre e a realizzare. Per me le critiche in generale, sono solo il pretesto usato da chi non si vuole “sporcare le mani” e cerca di imporre le proprie idee, mirando al personale interesse e non tenendo di quello collettivo. Per chi conduce questo stile di vita, è più divertente stare a guardare chi si affanna per portare avanti una causa e chi lavora per produrre ciò che soddisfa i primari bisogni umani. Una volta era il gioco preferito da quelle categorie di nobili definiti “snob”, che la storia riporta nelle sue pagine come coloro che difficilmente conclusero felicemente il loro percorso di vita. E’ risaputo infatti che a lungo andare le persone si stancano di essere sempre deprezzate e sminuite e di conseguenza molte si ribellano.

Si dice che la crisi crea etica e che faccia in un certo senso pulizia. La categoria a rischio “crisi”, potenzialmente è sempre quella che fino ad ora si è solo premurata a storcere il naso sull’operato di chi bene o male si dà da fare e utilizza il proprio tempo con molta attenzione, considerandolo la sua risorsa più preziosa e utilizzandolo per crearsi o procurarsi i mezzi utili per superare anche le fasi di bassa energia come per esempio questa che stiamo attraversando.
Colei che si definì la “matita nelle mani di Dio” disse: due mani che lavorano fanno più di mille unite in preghiera! Quindi se vogliamo davvero contribuire al miglioramento del mondo e non abbiamo un progetto nostro ben chiaro in testa, evitiamo di andare a trovare obiezioni su quelli altrui, proviamo piuttosto ad avvicinarci a chi è intento a fare, facciamogli delle domande e stiamo ad ascoltare le sue ragioni, dopodichè, se ci entusiasma ciò che sta facendo, diamogli una mano.
Il nostro aiuto concreto, sarà gradito molto di più delle nostre obiezioni e dei nostri suggerimenti e sarà ripagato, in più potrà essere stimolante per chiarirci le idee ed avviare un eventuale piano personale. Aiutare realmente, ci arricchirà e ci renderà persone esemplari, benvolute, stimate e appagate. Si sa che ovunque, chi arriva con l’intento di dare concretamente una mano d’aiuto, è sempre il benvenuto!

Vi ringrazio
Domenico Versace
Althea Comunicazioni & Pubbliche Relazioni

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