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Software spia creato da società calabrese, in due ai domiciliari Eseguite perquisizioni anche in cinque aziende che si sono servite della piattaforma

Software spia creato da società calabrese, in due ai domiciliari Eseguite perquisizioni anche in cinque aziende che si sono servite della piattaforma
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Un amministratore e un tecnico di una ditta informatica sono stati arrestati dal Ros, dal Nucleo speciale tutela frodi tecnologiche della Guardia di Finanza e della Polizia Postale nell’ambito dell’indagine sul software spia Exodus coordinata dalla procura di Napoli. Diego Fasano, amministratore della Esurv, società proprietaria del software Exodus che avrebbe infettato illegalmente i telefoni di ignari utenti e provocato falle in inchieste giudiziarie, e il tecnico Salvatore Ansani sono ai domiciliari. Eseguite anche perquisizioni in cinque società che si sono servite della piattaforma: IPs, con sede nel Milanese; Stm, che ha sede a Cosenza; Rpc servizi tecnologici, con sedi a Latina e Caserta; Rifatec, con sede a Caltanissetta; e Nova che ha sede a Trieste.

Lo scorso 30 marzo era emerso un uso non regolare di questo software. Sotto accusa era finito un malware, dal nome Exodus, che è stato programmato dalla società eSurv, con sede a Catanzaro, che produce soluzioni per la sorveglianza e che, con tutta probabilità, è stato diffuso per errore sul Play Store di Google. Nell’operazione di ieri, invece, gli inquirenti hanno sequestrato materiale informatico e profili cloud. Agli indagati viene contestato l’intercettazione illegale e l’accesso abusivo a sistema informatico. Con una procedura definita di “cinturazione”, congelati i dati delle intercettazioni custoditi su un cloud in Oregon. Secondo una prima stima, sarebbero 8-900 le inoculazioni del virus spia, di cui più di 250 appaiono senza autorizzazione della magistratura; su 898 intercettazioni analizzate, 234 non autorizzate.

​Ottanta terabyte di dati riferiti a intercettazioni, dati sensibili e di indagine di tantissime Procure di tutta Italia, archiviati in due cloud, che i magistrati di Napoli hanno fatto sequestrare per bloccare ogni accesso abusivo. E’ uno dei risvolti dell’inchiesta napoletana sulla E-surv srl, propietaria del software Exodus. I due devono rispondere di accesso abusivo a sistema informatico, intercettazioni illegali, frode pubbliche forniture. I due archivi digitali, sono all’estero, su server virtuali di Amazon. Nei cloud, a cui era possibile accedere facilmente, c’erano i dati di indagini in corso, anche per gravi delitti, e circa 800 le intercettazioni illegalmente trasferite sui cloud, 234 delle quali non autorizzate. La mole di dati deve essere ancora analizzata completamente.

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