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Stefano l. Di Tommaso: “Contraddizioni e polarizzazioni” "La monetizzazione in atto dei debiti pubblici occidentali è appena iniziata e continuerà a disturbare a lungo l'oceano valutario"

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Il mondo moderno sta evolvendo silenziosamente e in modo subdolo verso pesanti contraddizioni e lascia spazio a una sempre maggiore polarizzazione dei suoi estremi:

– crescente divario fra ricchezza e povertà (prova ne è l’importante studio di Piketty: “Capital au XXIme siècle”),

– scontro lacerante e sanguinario tra sistemi politici ideologico-religiosi e sistemi capitalistici,

– guerra fredda tra Occidente e Russia (e forse presto anche tra Occidente e Cina, Occidente e India),

– borse valori sempre più stellari, alimentate da nuova moneta immessa dai banchieri centrali ma disancorate dall’economia reale, scontano oramai soprattutto gli utili futuri delle grandi corporations multinazionali, delle banche internazionali e delle mega-utilities che lavorano per costituire stabili rendite di posizione,

– tassi di interesse nominali oramai sotto zero ma spread crescenti per i finanziamenti di nuova erogazione, per cui i tassi di interesse reali invece crescono oltre ogni limite perché le aspettative di default generalizzato crescono e quelle di ulteriore deflazione si allargano facendo nuove vittime, riflettendo la scarsità di attese degli investitori odierni nei confronti del prossimo futuro a livello globale.

Al tempo stesso la monetizzazione in atto dei debiti pubblici occidentali (ivi compreso quello giapponese) è appena iniziata e continuerà a disturbare a lungo l’oceano valutario agitandone i cambi e spostando interessi e valori nei Paesi oggi preferiti da tutti coloro che hanno accumulato grandi ricchezze: lontano dai BRICS e via dal terzo mondo!

È questo il quadro sconfortante che sembra emergere dietro la filigrana della diplomazia dall’ultimo bollettino del Fondo Monetario Internazionale, lasciando intendere piuttosto chiaramente che tali contrasti non potranno che deprimere la crescita economica globale e, con essa, la speranza di riscatto dalla fame e dalle malattie dei Paesi più poveri del mondo.

D’altra parte l’evoluzione del mondo moderno necessitava di un nuovo punto di equilibrio, dopo ne quello precedente era stato perduto con il confronto acceso tra gli integralismi religiosi e la crescente “laicità” (o corruzione) di chi vi si oppone, dopo lo shock dell’ultima crisi economica e finanziaria, con l’avvio dei numerosissimi focolai di scontri armati tanto in Asia quanto nel Mediterraneo, sù sù fino quasi alla Russia stessa, dopo la germanizzazione dell’Unione Europea nutrito al fuoco del crescente distacco britannico e del penoso doppiogiochismo francese, nonchè alimentato dalla constatazione che effettivamente i governi dell’Europa periferica sono stati (e sono tutt’ora) corrotti e inconcludenti.

Il nuovo punto di equilibrio non è ancora ad oggi dato di scorgerlo all’orizzonte, però. E c’è chi si chiede quanto lontano sia. Sarà un punto di equilibrio globale o un insieme instabile di punti di equilibrio tra interessi parziali e locali? La differenza può essere assai ampia…

È in questo crepuscolo degli dei, forse all’alba di un nuovo mondo dominato da titani e sconvolgimenti cosmici, che l’Olimpo greco ha partorito il topolino Syriza, sinistra estrema ma contraddittoria, forse alleata con la destra anti europea e forse ancora rappresentata da un Presidente della Repubblica (Kostas Karamanlis) noto per le sue posizioni filo-russe. Un vero concentrato di esplosivo (seppur di limitata quantità) in seno al più vetusto dei club del potere finanziario: il continente europeo.

Difficile dire perciò come può evolvere la situazione, quanto gravi possono essere i conflitti di interesse che nascono dalle contraddizioni e dalle disparità. Certo è impossibile abbassare la guardia, lasciare che gli eventi ci travolgano, restare fideisticamente in attesa della Divina Provvidenza. Aiutati che Dio ti aiuta, si diceva una volta. E sembra scritto apposta per l’Italia post-moderna,sempre più lacerata a sua volta da contraddizioni e disparità tra settentrione e meridione, tra welfare smisurato e disavanzo pubblico, tra giovani e adulti-anziani, tra occupati e non-occupati (circa due terzi del totale), tra cittadini del mondo e ignoranti cosmici, tra cittadini politicizzati (circa la metà della popolazione attiva) e sudditi di una Casta sempre più vorace.

Forse l’Italia si aiuterà in extremis, forse lo faranno soltanto i cittadini che possono permettersi di lavorare e prosperare anche oltre confine. Forse le piazze si accenderanno e i forconi riprenderanno ad agitarsi. Una cosa è però certa: con un tale casino all’orizzonte difficilmente riusciremo a goderci una sana ripresa economica, un ritorno degli investimenti stranieri, un incremento dell’occupazione, una moralizzazione della pubblica amministrazione, un ammodernamento delle risorse turistiche del Bel Paese.

All’indomani della grande crisi del 2008 il mare italiano insomma è ancora agitato, perché è anche il bacino del Mediterraneo nonché gli Oceani dei quattro continenti ad essere a loro volta agitati. Il mondo intero resta in subbuglio, evidentemente alla ricerca di nuovi equilibri. Chissà se tutto ciò potrà alla fine produrre una crescita morale e culturale della nostra lacerata società civile, e verrà archiviato come uno scomodo periodo di transizione. O se invece prima di rivedere la luce della civiltà dovremo attraversare nuove barbarie, nuove violenze, nuove povertà? Certo nè l’economia nè la finanza internazionale sono mai state autonome dalla Storia. Non possono prescindere dalle sorti complessive dell’umanità. Nemmeno quando vanno molto bene, figuriamoci quando arrancano!

Stefano L. Di Tommaso
Economista Analista Finanziario

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