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Corrotti Riflessioni sarcastiche del giurista Giovanni Cardona sulla corruzione

Corrotti Riflessioni sarcastiche del giurista Giovanni Cardona sulla corruzione
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La corruzione non sorprende.

In un paese nel quale non solo i proverbi, ma anche le frasi idiomatiche rappresentano una realtà gastronomica: tanto va la gatta al lardo…; chi pecora si fa lupo se la mangia; se non è zuppa è pan bagnato; le nozze coi fichi secchi; due piccioni con una fava; meglio un uovo oggi…; allungare il brodo; argomenti fritti e rifritti; mangiare la foglia; l’occhio del padrone ingrassa il cavallo; l’uovo di Colombo; i cavoli a merenda; ecc, chi si meraviglia più che un coacervo di politici commisti a corrotti imprenditori vengano sorpresi a far collimare le tangenti con le tangenziali.

Roma era stata da poco fondata, e già si tramandava ai posteri l’apologo di Menenio Agrippa: “qui, se qualcuno non mangia, a Roma c’è la paralisi”!

I quiriti lo capirono speditamente tant’è vero che, Sallustio ci insegnò che potere e mano lesta si identificano ontologicamente.

Gioacchino Belli si chiedeva perché imperatori, papi, re, condottieri e principi venissero chiamati “magni”:

“Saranno un po’ più belli, un po’ più brutti;

Ponn’esse o meno boni o più cattivi,

Ma articolo magnà, magneno tutti.”

Ma il vero problema della corruzione è di natura normativa, si potrebbe tentare di perfezionarlo, istituendo la condanna per presunzione preventiva, juris et de jure, di interesse privato in atto di ufficio.

Non una legge che presuma quello che è stato, ma una sentenza che preveda quello che sarà in futuro.

Il meccanismo dovrebbe funzionare con questa successione:

– nomina ad una carica pubblica;

– autodenuncia dell’eletto al tribunale penale con allegata accettazione della carica;

– condanna preventiva alla detenzione convertita in pena pecuniaria;

– pagamento della pena pecuniaria;

– insediamento nella carica;

– impunità assoluta per i reati commessi dal dì dell’insediamento alla cessazione dell’incarico.

La motivazione della sentenza potrebbe essere schematicamente espressa in questi termini: “premesso che il signor Tizio è stato eletto alla carica di sindaco insediandosi ed accettandone contestualmente l’incarico; che l’ente negli ultimi cinque anni ha concesso appalti per euro x, lo condanna alla pena di euro x, pari ad una percentuale del 2,10 per cento degli appalti da stipulare nel prossimo quinquennio. Subordina l’insediamento nella carica di sindaco all’effettivo versamento della somma alla Cassa delle ammende. Lo condanna comunque alla pena di quattro anni e sei mesi di reclusione, ordinandone contestualmente la sospensione della condanna alla pena detentiva attesa l’avvenuta conversione della stessa in pena pecuniaria. Così deciso…”

Ci si potrebbe aggiungere una pena accessoria, del tipo un pubblico discorso sulla necessità di moralizzare politica e amministrazione: in un teatro e, si capisce, a pagamento.

“Certo il sindaco intasca qualche tangente, ma fa anche in modo che i treni partano in orario.” (Homer Simpson, in Matt Groening, I Simpson, 1989/2013)

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