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Sulla sanità regionale, richiesta interventi e solidarietà alle Guardie Mediche Stamane, una delegazione del Partito Comunista calabrese, guidata dal compagno Francesco Talia, si è recata presso il Consiglio Regionale

Sulla sanità regionale, richiesta interventi e solidarietà alle Guardie Mediche Stamane, una delegazione del Partito Comunista calabrese, guidata dal compagno Francesco Talia, si è recata presso il Consiglio Regionale
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Riceviamo e pubblichiamo

Stamane, una delegazione del Partito Comunista calabrese, guidata dal compagno Francesco Talia, si è recata presso il Consiglio Regionale e protocollato un documento, contenente la descrizione dei problemi relativi alla sanità calabrese e delle richieste di intervento, all’indirizzo della Terza Commissione Consiliare, che si occupa delle tematiche, per la quale, alle ore 11,era prevista un’adunata. In allegato al documento, il Partito ha allegato una dichiarazione di solidarietà alle Guardie Mediche che, nel pomeriggio, hanno organizzato un sit-in di protesta, davanti Palazzo Campanella, per chiedere un trattamento più adeguato alla loro professione e alle loro strutture.
Il compagno Francesco Talia spiega che una legislatura regionale sta per concludersi e un’altra dovrà iniziare quindi, con questa iniziativa, il Partito Comunista si prefigge di mettere in risalto, agli occhi dei prossimi candidati, quale è il dramma sanitario che si vive in Calabria e che ci sono responsabilità conosciute sulla situazione creatasi e sulle quali bisogna discutere per giungere a una soluzione non più procrastinabile.
Di seguito il testo indirizzato alla Commissione.
“I Signori a cui è indirizzata questo documento sanno che la sanità, in Calabria, è stata portata allo sfacelo da politiche clientelari e corrotte messe, in questi mesi particolarmente, sotto la lente di ingrandimento della Magistratura. A ciò si aggiungono le esternalizzazione di servizi, alle quali hanno fatto da cornice le politiche nazionali di austerità e tagli alla sanità pubblica. Sanno che da questo ne è derivato l’attuale scenario apocalittico che vede gli ospedali calabresi con posti letto insufficienti al reale fabbisogno della popolazione, e carenti di personale medico e paramedico che, tra l’altro, è costretto ad operare con scarsi e vecchi strumenti diagnostici.
Si renderanno conto che, questo, vuol dire che, in Calabria, il diritto alla salute non è garantito! E si renderanno conto che sta alla politica voler ripristinare questo servizio indispensabile per la vita dei cittadini o, altrimenti, assumersi la responsabilità di dire che la salute è solo un diritto esclusivo di chi si può permettere di ricorrere sempre alle cure private (incentivate negli ultimi vent’anni da un agire politico protratto da un liberismo selvaggio) o di viaggiare per raggiungere presidi ospedalieri fuori dalla Calabria (cosa che, tra l’altro, provoca ulteriori aggravi di spesa per le casse della Regione, oltre che per le tasche dei pazienti), insomma, un diritto esclusivo dei ricchi!
Infine, si renderanno conto, che c’è l’impellente bisogno, nella sanità, di ripartire daccapo! Incrementare i posti letto degli ospedali al reale fabbisogno del territorio! Ma anche assumere personale medico e paramedico sufficiente a garantire un servizio di qualità e in tempi ragionevoli, perché non basta distaccare un medico da una struttura ad un’altra, perché in tal modo non si risolve il problema di un ospedale ma si creano disagi in due. Inoltre, sanno anche che bisogna dotare i presidi ospedalieri di tutti gli strumenti diagnostici che si rendono necessari e sostituire i macchinari vecchi con altri nuovi, e allargare il campo di diritto all’esenzione del ticket affinché tutti possano accedere alle cure mediche.
Detto ciò, i lor Signori, si rendono conto che non si può più attendere e che i soldi sperperati vanno recuperati. Si recuperino i soldi che la Magistratura ha accertato siano stati incamerati indebitamente da ditte esterne, si abbattano i megastipendi dei dirigenti e si internalizzino tutti i servizi smettendo di delegare i privati. Di più, si abbia la forza di chiedere allo Stato delle deroghe, perché il rientro del debito e il patto di stabilità non devono pagarlo gli ammalati calabresi, si chieda altresì un ricalcolo della perequazione del Fondo Sanitario Nazionale sulla base del fabbisogno reale delle regioni e si chiedano maggiori investimenti nel settore in Calabria.
Se avete il coraggio di portare avanti la battaglia degli interessi generali, quali il diritto alla salute, non sarete soli, perché i calabresi saranno disposti a scendere in piazza e a sostenervi facendo barricate su queste cose, perché, sulle cose serie, i calabresi ci sono con tutta la fiera tenacia che ha sempre contraddistinto questo Popolo nel corso dei secoli!”.
Al documento, come suddetto, è allegata una dichiarazione del Partito a sostegno delle rivendicazioni delle Guardie Mediche, di cui segue il testo.
“La continuità assistenziale (ex Guardia Medica) costituisce il primo presidio, sul territorio, con i medici di Medicina Generale. Garantisce un servizio di assistenza notturna e festiva, supporta le attività di emergenza, costituisce spesso l’unico presidio sanitario che opera sul territorio. Ma in che condizioni?
Il contratto dei medici di C.A. non prevede ferie, non prevede maternità, non dà diritto al Tfr e agli scatti di anzianità. E le condizioni sono ancora peggiori per chi ha un contratto a tempo determinato.
Per questi motivi il Partito Comunista scende in piazza a portare la propria solidarietà a questi medici che ricoprono un ruolo delicato e importante per la salute del cittadino e chiede che anche a loro vengano riconosciuti gli stessi diritti degli altri lavoratori.
Inoltre si sottolinea che, in gran parte, le postazioni di C. A. sono sprovviste dei presidi sanitari necessari per intervenire sui pazienti, ed ubicati in locali, spesso freddi e con impianti non adeguati o non del tutto funzionanti, che non sembrano idonei ad ospitare un ufficio medico (spesso affittati a caro prezzo da privati mentre edifici di proprietà pubblica rimangono inutilizzati).
Lavorare in queste condizioni è un pericolo per il paziente e per il medico che, spesso, personificato dall’utenza in quello Stato che non funziona e non si cura della popolazione, diviene vittima di aggressioni.
Tutelare gli operatori sanitari e adeguare le strutture per le esigenze da affrontare, non è solo una questione di responsabilità politica sull’ottimizzazione di un servizio pubblico indispensabile, ma è una questione di civiltà e ordine pubblico”.

Partito Comunista
Calabria

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