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Taurianova, Fabio Scionti si scaglia contro i “nemici della città” Nel suo incontro con i cittadini l'ex sindaco della città, con "toni pacati ed eleganti", ha esposto il suo resoconto dei suoi quattro anni a "colpi di fioretto" per i "nove o dieci" che l'hanno fatto "cadere"

Taurianova, Fabio Scionti si scaglia contro i “nemici della città” Nel suo incontro con i cittadini l'ex sindaco della città, con "toni pacati ed eleganti", ha esposto il suo resoconto dei suoi quattro anni a "colpi di fioretto" per i "nove o dieci" che l'hanno fatto "cadere"
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Prefazione La vendetta è volgare come il rancore. (Oriana Fallaci)

Avrei potuto iniziare con una frase ad effetto simile a quel giornalismo (lacchè) psicodrammatico celebrativo, quasi strappalacrime, ma il ridicolo ancora non appartiene a questa rubrica e nel momento stesso che darà accenno di tale debolezza, sarà “abbattuta”. Così come non ci sarà mai quel terribile modus definito ipocrisia. E magari con un accenno di presunto eroismo alla De Gregori, “Hanno ammazzato Fabio, Fabio è vivo…”, ma non varrebbe la pena sprecare un capolavoro musicale per delle “bagattelle di paese”. Ancora la mente è viva così come la memoria e con essa i ricordi che sono lava incandescente.
Non rinnego nulla e anzi confermo tutto quello che ho scritto in questi quattro anni per quanto riguarda l’Amministrazione “Taurianova Cambia” di Fabio Scionti. Un uomo solo che comanda e non passa la borraccia al compagno di viaggio, tanti errori, arroganze da aristocrazia (senza alcun appoggio), ma soprattutto atteggiamento saccente e megalomane da passeggio. Ma mai sono stato ne sarò mai il suo detrattore, quello che avrebbe voluto ridurlo in polvere e godere anzi, festeggiare come fanno gli imbecilli per la sua “caduta” o come altrettanti imbecilli godevano nei social. Appunto, imbecilli. Fabio Scionti è una persona onesta, perbene, nulla da eccepire, ma ha un brutto carattere, capita a tutti di averlo, lui è il classico uomo che se dovesse invitare una donna a cena le direbbe di pagare alla romana. Ma il brutto carattere te lo puoi permettere a casa tua ma non come sindaco di una città. Abbiamo cercato di dargli una mano, gli avevamo detto come muoversi e a chi rivolgersi per salvare la sua amministrazione, doveva fare alcuni semplici passaggi, parlare con chi oggi se l’avesse fatto, quella firma non l’avrebbe messa in quel foglio che ha sancito il ritorno di un commissariamento, l’ennesimo, prefettizio. Ahimè non l’ha fatto, ha sempre pensato che ogni salvataggio fosse un “atto dovuto” e chi gli salvava il culo in quella poltrona, doveva ringraziarlo per averlo salvato e non viceversa. Diciamo che detta in maniera crudele, Scionti se l’è cercata.
Ma non doveva finire così, no. No, le firme per mandare a casa un sindaco sono state sempre una pagina buia ed al contempo una forzatura della democrazia. E poi come ieri sera ha detto il sindaco nel suo commiato alla città, “frutto di odio e rancore”. Un “marchio dell’infamia” dovuto a mancanza di pennacchi e di cose chieste e non avute. “Fomentatori di odio” per “ottenere benefici”, “Ignavia e opportunismo politico”. Sono tante le frasi che in quel discorso alla città il sindaco ha pronunciato, accompagnato dai suoi compagni di viaggio (o di ciò che ne è rimasto) nei suoi quattro anni di amministrazione, compresa quella Mina Raso che si è dovuta dimettere perché in contrasto con quel Nino Caridi, il “bello” che pretendeva il pennacchio, quello che lui alla fine del discorso quando accennava alle firme “9 o 10”, “che ha abbandonato la nave quando affondava”. Da alcune indiscrezioni sembra che lo stesso in giornata è deciso a rassegnare le dimissioni da consigliere comunale e da delegato alla manutenzione, dopo quelle di uscita dalla maggioranza (dopo che è caduto il sindaco).
Poi ha percorso gli attimi che l’hanno segnato, quel trascorso che l’ha colpito nei suoi effetti, nei suoi sentimenti più intimi per quella maledetta bomba, opera dell’ignavia e della codardia in quella notte di settembre del 2017, la scorta e la privazione forzata della sua libertà e poi ancora a distanza di due anni, le indagini giudiziarie fatte dai carabinieri per la scoperta di quell’autore delle lettere anonime (così dice il nucleo investigativo dei carabinieri di Gioia Tauro), e la delusione di chiedere le dimissioni, perdere la maggioranza e il rischio di far subentrare chi “non ci gradiva dall’inizio”, quel Prestileo che poi in quel 4 dicembre scorso ha messo la sua firma tra i nove soggetti che “hanno creato danni incommensurabili alla città”. “Frutto di rancore e interessi propri. Di chi ha fatto tutto al contrario di tutto”, Scionti è deluso, amareggiato, non se l’aspettava, non credeva si arrivasse a tanto e proprio nel giorno in cui la sua famiglia stava per inaugurare i nuovi locali della pasticceria. “Una logica distruttiva e carbonara”, “Vendetta per i pennacchi mancati” e “per il desiderio di vendetta personale”, “caduti per odio e rancore” e “nemici della città”.
Fabio Scionti elenca la serie di opere fatte e quelle programmate che non potrà attuare per colpa di quelle nove firme che hanno interrotto la sua attività amministrativa, e lo fa con immensa scioltezza facendo intendere che sono i frutti del suo albero e che ne rivendica la paternità. Parla di assunzioni, opere pubbliche e servizi svolti per il bene della comunità. Certo errori ne ha commessi, come la questione degli affidamenti dei tecnici professionisti, lo staff in un periodo di pre- dissesto, non essere riuscito a salvare un comune dal dissesto quando altri comuni con debiti oltre il triplo dei nostri ci sono riusciti, bastava leggere le linee guida prima della dichiarazione del dissesto della Corte dei Conti, ma oramai piangere sul latte versato è roba antiquata e occorre andare avanti, guardare il futuro con un “cielo sempre più blu”. Così ha concluso con questa frase della canzone di Rino Gaetano. Fabio Scionti è stato nel suo esporre le ragioni dell’esperienza amministrativa interrotta, elegante. Un’eleganza che l’ha contraddistinto anche nella campagna elettorale del 2015. Mai fuori le rime, sempre in linea con la seraficità dell’esposizione dei fatti.
Il passato è un concetto straniero in un paese senza memoria, Fabio Scionti non ha fatto cenno di ricandidarsi, ma se lo dovesse fare non dovrà sparire dalla città, anche se non è un politico, dovrà fare politica perché come si suol dire il ferro si batte quando è caldo. Oggi Scionti ha ripreso popolarità, l’azione delle firme l’ha affossato da sindaco ma l’ha rialzato come nuovo sindaco. Prima delle firme nessuno amava Scionti, al solo pronunciare il suo nome rischiavi il linciaggio, anche i nascituri nel suo primo vagito invece di piangere, pronunciavano “vade retro Scionti”, oggi invece ha preso quota per un molto probabile futuro a essere rieletto nella primavera del 2020. Scionti è rimasto fino alla fine e “si è fatto polvere”.
La storia continua e il cielo è sempre più blu…e da oggi ci rivolgeremo al commissario prefettizio, perchè noi, la mia rubrica e io, vogliamo bene alla città!

Vorremmo ricordarti così…con lo stesso maglione a rombi di ieri sera

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