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Taurianova, lavarsi o non lavarsi, questo è il problema Siamo alla ricerca dell’acqua potabile gentile commissario Surace, ci dica qualcosa in più, il bagnoschiuma e le saponette piangono di continuo

Taurianova, lavarsi o non lavarsi, questo è il problema Siamo alla ricerca dell’acqua potabile gentile commissario Surace, ci dica qualcosa in più, il bagnoschiuma e le saponette piangono di continuo
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A proposito di acqua potabile, ma soprattutto “dunquemente” non potabile a “Radicena”, sembra un noir a tinte fosche (o meglio torbide). Una sorta di chimera difficile da decifrare e quindi essere rivelata ai comuni e poveri cittadini di Taurianova (esclusa Jatrinoli la quale gode di potabilità), sulla reale condizione di quanto stia accadendo. Già in quel 21 novembre 2018 quando si verificò un caso analogo e quindi un’ordinanza di non utilizzare l’acqua perché non potabile, iniziò con forti polemiche un calvario di incertezze che ancora oggi, puntualmente si ripetono. In quell’occasione, alcuni consiglieri si batterono con intense azioni, fatte di interpellanze consiliari, note stampa e proteste social, sul fatto che c’erano delle anomalie riscontrate con analisi del 19 novembre dello stesso anno. Ci sono voluti 35 giorni di trattamento per ripristinare i valori dell’acqua, anche se in quel contesto ci sono degli intervalli di “non potabilità” che lasciavano un po’ a desiderare. Fermo restano che il 5 dicembre annullata l’ordinanza di non potabilità. Tale condizione ha prodotto anche degli esposti alle autorità competenti. Gli intervalli dei controlli sono stabiliti dalle Asp di competenza e quantomeno si spera che vengono rispettate in maniera sistematica.
Veniamo ai giorni nostri dopo la “dipartita” sindacale caduta sul campo per mano di nove firme e che Fabio Scionti non meritava, in quanto il “cesaricidio” della storia parlava di una ventina di coltellate e non “solamente nove” e, paradossalmente di questi nove è venuto a mancare proprio “Decimo Nino Bruto”, non l’hanno voluto. Scionti meritava di più in quanto “sultano”.
In questo momento ci ritroviamo nuovamente con l’acqua non potabile, non dimenticando quel 18 ottobre scorso ovvero, dal giorno dell’ennesima ordinanza di divieto di utilizzo dell’acqua, durata ben 36 giorni, ovvero fino al 23 novembre 2019 in quanto una società privata (?) aveva effettuato delle analisi che nell’ordinanza n. 128 del medesimo giorno, c’era scritto “ATTESO che dai valori risultanti dalle analisi di cui sopra, l’acqua distribuita presso il territorio comunale limitatamente al ramo dell’acquedotto approvvigionante il Rione Radicena, presenta requisiti chimici e microbiologici conformi al D. Lgs. n° 31/2001 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano”. È pur vero che il decreto in questione autorizza solo per i “controlli interni” i laboratori privati (art. 7) che devono verificare la “qualità delle acque”, mentre i “controlli esterni” (art. 8), devono essere effettuati obbligatoriamente dalle Asp di competenza, avvalendosi dei laboratori delle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente e sono loro che stabiliscono i “requisiti” non a norma delle sostanze e dei microrganismi per i quali non sono stati fissati valori descritti nel DLgs 31/2001 (art. 8 comma 3).
Detto questo, dopo quell’ordinanza che sembra più la “dichiarazione dei diritti universali della potabilità”, tra il 23 novembre e il 3 dicembre, accade l’impossibile. Mentre l’acqua non è potabile come protocollo Arpacal del 3 dicembre, ripeto, p-r-o-t-o-c-o-l-l-o Arpacal, e comunicate al Comune il 6 dicembre e non il 3 dicembre (almeno per le future classi dirigenti la lettura corretta delle delibere dev’essere una condizione quasi assiomatica). Quando l’Arpacal scopre la non potabilità la sera si consuma la trama del mezzo “cesaricidio” che si consuma il 4 dicembre con acqua non potabile. Il sei dicembre arriva il commissario prefettizio ed emana l’ordinanza tuttora in vigore. E come la “settimana enigmistica”, troviamo le differenze tra quella del 18 ottobre e quella attuale del 6 dicembre.
In quella del 18 ottobre l’utilizzo dell’acqua era vietato “al solo uso alimentare (bere, lavare frutta e verdura, ecc.)”, “L’uso ai fini alimentari è possibile solo previa bollitura (cottura cibi, bevande calde, ecc…)” e “Non vi sono controindicazioni per l’utilizzo dell’acqua a fini igienico-sanitario (doccia, bagni, ecc..)”. Quali differenze? Il 6 dicembre con l’ordinanza n. 1 il commissario prefettizio Surace, scrive “è fatto divieto di utilizzare l’acqua erogata nel solo Rione Radicena per usi potabile, alimentari e igiene personale”. Una non potabilità complessiva. Ovviamente l’allarme tra la cittadinanza è scoppiato, oltre al dramma economico di non potersi permettere di bere, ma quello è facilmente rimediabile andando a Jatrinoli. Ma per lavarsi, da quello che c’è scritto nell’ordinanza, è un problema.
Gentile Commissario so che la disturbo, chiedo venia per questo in quanto molto probabilmente come è accaduto per il “caduto” sindaco, lei avrà tutti i giorni il fiato degli ex consiglieri sul collo e che magari la staranno pure prendendo a male parole sulla questione annosa della non potabilità dell’acque. E e magari rischia pure lei, gentile commissario, una denuncia dagli stessi (perché quando si incazzano, eh..eh). Noi no, le vogliamo bene dal primo minuto che è arrivata in città. Desideriamo solo sapere “le differenze” su cos’è accaduto tra il 18 ottobre che potevamo lavarci e stavolta che non è concesso.
È possibile? E dato che ci siamo, potremmo avere delucidazioni in merito al ripristino anche perché, capirà, anche se siamo in inverno, gli “odori” prima o poi, non lavandosi, inizieranno ad avvertirsi. Ossequi eh…e buone cose!

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