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Televisione: sangue, sesso, soldi e… tanta merda! Antonio Marziale critica il modo di fare audience

Televisione: sangue, sesso, soldi e… tanta merda! Antonio Marziale critica il modo di fare audience
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La televisione del dolore imperversa inesorabile e scala le vette dell’audience.
La colpa non è solo di chi decide cosa mandare in onda, ossia i responsabili dei palinsesti, ma anche di chi si stordisce davanti allo schermo facendo desideroso di scavare nell’intimo delle tragedie.
Si guarda al pianto della mamma assassina, al look dello zio che ha calato la nipotina appena uccisa in un pozzo, come si trattasse di una sfilata di moda della Versace House.
D’altro canto, le tre “S” dominano la scena da sempre: sangue, sesso, soldi.
Ma aggiungerei una “M”, merda, quale componente del voyerismo postmoderno.
Non è forse merda allo stato puro il processo in Tv?
Non è forse merda un plastico al centro della scena per illustrare la dinamica dell’omicidio?
Non sono forse merda allo stato puro un avvocato, uno psicologo, un magistrato che si piegano alla lusinga della visibilità mediatica, trasgredendo alle regole fondamentali della deontologia professionale, che richiede riservatezza?
I tribunali hanno ancora senso in un’era in cui la partita si gioca nella perimetria di uno studio televisivo? No! Perché il giudizio risulta preconcetto ed alterato. E gli ordini professionali? Nemmeno. Ha ragione Vittorio Feltri a chiederne l’abolizione.
Ricordo quando Claudio Brachino, invitandomi ad assistere in studio, a Domenica Live su Canale 5, all’intervista di Michele Misseri, lo sciagurato zio di Sarah Scazzi, realizzata in diretta da Ilaria Cavo mi chiese un giudizio. Risposi davanti a milioni di telespettatori: “Non posso commentare perché mi sono tappato le orecchie e ho girato la testa dall’altra parte, come spero abbiano fatto a casa”.
Rivendico la dignità di aver detto ciò che penso!
Penso che la televisione debba intervistare le persone che si distinguono nella società per qualcosa di positivo, non gli occultatori di cadaveri e sedicenti assassini, che comunque dovrebbero starsene in galera e non sui camper delle emittenti televisive.
Penso che, in fondo, se ciò accade è perché la gente predica bene e razzola male.
Un giorno, mi ritrovai nello stesso scompartimento, sul treno, con tre avvocatesse, nella tratta Bologna-Roma. Molto distinte, eleganti, con tanto di borse stracariche di documenti. Non potei fare a meno di ascoltare i loro discorsi, una volta che riconosciutomi cominciarono inesorabilmente a parlare di televisione. Ebbene, per circa tutta la durata del viaggio discussero animatamente sulla scelta di televotare questo o quel concorrente del Grande Fratello.
E ho detto tutto…
Antonio Marziale

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