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Toninelli tra pacche sulla spalla e nuovi nodi nel porto che morirà monofunzionale Di Agostino Pantano - Domani il ministro in visita allo scalo gioiese

Toninelli tra pacche sulla spalla e nuovi nodi nel porto che morirà monofunzionale Di Agostino Pantano - Domani il ministro in visita allo scalo gioiese
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Di Agostino Pantano

Né l’esclusione del porto di Gioia Tauro dalla “via della seta”, né l’impegno che il ministero deve metterci per l’ammodernamento della rete ferroviaria che renderebbe la struttura un centro propulsore dei trasporti intermodali: il ministro Danilo Toninelli, nella sua visita di domani, eviterà di affrontare gli argomenti che direttamente afferiscono alle scelte del suo dicastero e annuncerà la conclusione della trattativa fra privati per la gestione del terminal.
Una vendita di quote, da Contship e Msc, che non modifica la quasi esclusiva funzionalità della struttura come hub per il transhipment dei container, anzi la consacra definitivamente perché il nuovo gestore – già da tempo inserito nella plancia di comando del porto nella doppia veste di unica compagnia che scala a Gioia Tauro e azionista del concessionario Medcenter – è un trasportatore che ora avrà anche un controllo assoluto delle operazioni di carico e scarico delle merci.
Se niente cambia nell’identità commerciale dello scalo, e se refrattario si è dimostrato il dicastero di Porta Pia rispetto alle sollecitazioni provenienti da più parti sulla possibilità di inserire questa che è anche una Zona Economica Speciale nei nuovi accordi con la Cina, è logico ritenere che l’annuncio che Toninelli farà – parlando in giornata al prefetto, ai lavoratori e incontrando i giornalisti – ruoterà solo ed esclusivamente intorno all’assillo principale che da mesi si registra, ovvero il destino del considerevole taglio di personale (si parla di almeno 500 unità) che il concessionario aveva in animo di avviare per fronteggiare la crisi.
Qui, le uniche garanzie sulla sostenibilità sociale del cambio di gestione possono venire da eventuali impegni da sottoscrivere col gruppo che acquista, relativamente alla previsione che si alzi fino a 5milioni all’anno il numero dei container da movimentare in Calabria. Vedremo se la presenza domani del manager del gruppo Msc, Paolo Maccarini, porterà anche anche una maggiore chiarezza su questo versante.
Se dunque non cambia la fisionomia operativa del porto, e nulla il ministro dovesse dire sui 150 milioni al tempo investiti per ammodernare la tratta ferroviaria che consentirebbe ai container di raggiungere il mercato europeo non più solo via mare, ci troveremmo davanti ad una vera e propria strumentalizzazione politica di una procedura amministrativa – terminata con la recente intimazione ai due “inquilini morosi” di mettersi d’accordo – iniziata 13 mesi fa dall’autorità portuale, sotto l’egida del ministro Graziano Del Rio, con uno scopo che sembrava più ampio di quello che appare oggi.
Il mantenimento del terminal container, e la volontà annunciata nel clima rovente di 10 giorni di sciopero selvaggio di farlo ritornare primo scalo italiano nel suo genere, sembra far scemare infatti le altre prospettive che pure hanno comportato ingenti investimenti pubblici. La monofunzionalità spinta, con l’uso più intensivo possibile della banchina che già in questi giorni ospiterà dieci nuovi carrelli in attesa di 2 gru che dovrebbero arrivare presto, rende incerto perfino l’avviamento del gateway ferroviario che, costato 20milioni di risorse pubbliche, è affidato al gruppo Contship che ha ceduto la gestione del porto ma non ha chiarito cosa intende fare dello snodo ferroviario modernissimo che, a questo punto, mancando l’aggiornamento che spetterebbe a Rfi, rischierebbe di rimanere l’ennesima cattedrale nel deserto.
Un nodo spessissimo, questo della mancata piattaforma logistica, che rischia di strozzare alla nascita la Zes: come Contship in passato, Msc oggi è un player interessato solo alla produttività delle banchine, alla accelerazione degli standard di lavoro, indifferente cioè al retroporto e, sopratutto, allo sdoganamento della merce che da sempre costituisce la vera ricchezza economica fallita di Gioia Tauro.
Nessuna di queste nubi minacciose il ministro Toninelli diraderà domani ? Difficile dirlo visto il metodo dell’annuncio a spizzichi e bocconi a cui ci ha abituati, e senza una visione di insieme, quella di cui verrà a parlare domani sembrerà una boccata d’ossigeno che a lungo andare si potrebbe rivelare letale mancando la polifunzionalità (bacino di carenaggio), l’intermodalità (gateway ferroviario), l’attrattività (Zes) che farebbero di Gioia Tauro una vera piattaforma capace ancora di competere con Genova e Trieste scelte dai cinesi.
Per non parlare delle altre due questioni su cui il ministro preferisce glissare da sempre: il futuro della governance dello scalo e lo spacchettamento dei porti con Reggio Calabria e Villa San Giovanni sottratti al sistema di Gioia Tauro e passati con Messina. Tre anni e mezzo di commissariamento dell’autorità portuale, con l’ammiraglio Andrea Agostinelli che ha fatto quelle ispezioni del terminalista mai fatte in 20 anni, sembrano un tempo sufficiente per verificare l’assoluta aderenza dell’uomo all’interesse pubblico che tanto piace al Movimento 5Stelle, in una partita delle nomine che però si svolge in competizione con la Lega e in un quadrante che assembla l’analoga incertezza dell’Autorità dello Stretto su cui incombe anche un ricorso presentato dalla Regione Calabria, contraria alla sua nascita. Questioni troppo complesse che il ministro Toninelli, interessato alle “pacche sulle spalla” dei lavoratori, non avrà il tempo di sviscerare domani.

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