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La flebile democrazia Riflessione del giurista Giovanni Cardona sulla vulnerabilità della democrazia

La flebile democrazia Riflessione del giurista Giovanni Cardona sulla vulnerabilità della democrazia
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Il criptico Eraclito, più di duemila anni fa, scriveva che non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua di un fiume.

I Greci metalogisti, sempre più di duemila anni fa, asserivano come l’adynaton, considerato l’impossibile per eccellenza, è che ciò che pur essendo accaduto possa paradossalmente non essere avvenuto.

Tutto cambia dentro e fuori di noi, anche se non sempre riusciamo a percepire questo continuo cambiamento, essendo ogni nostro palpito diseguale ad altro e mutevole da un istante all’altro, da un tempo all’altro.

La cosa più tangibile di noi, il nostro corpo, muta continuamente, in noi nasce e muore qualcosa in ogni momento della nostra esistenza, il nostro corpo è cambiato, la nostra mente è cambiata, il nostro pensiero è un altro pensiero.

Dati giudiziari e politici recenti, dimostrano come il mutamento non è solo individuale bensì collettivo, involgendo lo stesso sistema costituzionale del quale si alimenta, fagocitandone individualità ed apparati gerenti la cosa pubblica.

Tutto scorre inesorabilmente, ma negare l’esistenza di elementi strutturalmente coesi alla tutela di individualità o tutt’al più di coacervi partitici in contrapposizione con l’apparato deputato alla giustizia terrena, in un periodo oscurantistico come quello attuale, è fuor d’opera o un fuorilegge tout court.

La democrazia è un sistema politico mutevole e insieme vulnerabile, ce lo stanno insegnando le vicende giudiziarie che vedono protagonisti i maggiori rappresentanti dell’espressione elettorale popolare.

Come si fa a tutelare il dono politico più pregiato dei nostri tempi, quello della democrazia?

Per rivitalizzare il sistema democratico, oggi è indispensabile connettere rappresentanza e partecipazione, economia e politica, famiglia e istituzioni.

Certamente non con la espropriazione forzata del potere politico operato dal potere giudiziario, né con la miope difesa di un modello rappresentativo già abusato, né con il conferimento del potere politico a una sfera separata, dominata dai politici e dai partiti.

Per proteggere la democrazia basterebbe rianimarla e ripopolarla.

Bisogna creare una democrazia all’altezza del momento storico, partecipata, di genere, economica e non solo politica, che esce dai palazzi e penetra nella cultura della gente.

Forse il fiume di Eraclito continuerà a scorrere e l’impossibile per eccellenza sarà realizzato in una democrazia diversa, più umana e incisiva.
Panta rei.

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