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Vittorio Feltri si dimette dall’Ordine dei Giornalisti. Ma è sempre un “giornalista”! Ultimamente fu coinvolto in una polemica per la sua uscita sui "calabresi inferiori". A darne l'annuncio in un editoriale è il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti. Qualcuno, molto autorevole disse che per fare il giornalista non serve il tesserino, ci vogliono "coraggio e onestà"

Vittorio Feltri si dimette dall’Ordine dei Giornalisti. Ma è sempre un “giornalista”! Ultimamente fu coinvolto in una polemica per la sua uscita sui "calabresi inferiori". A darne l'annuncio in un editoriale è il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti. Qualcuno, molto autorevole disse che per fare il giornalista non serve il tesserino, ci vogliono "coraggio e onestà"
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“Vittorio Feltri non è più giornalista, non nel senso giuridico del termine. Dopo cinquant’anni di carriera si è dimesso dall’Ordine rinunciando a titoli e posti di comando nei giornali, compreso nel suo Libero (lo fondò nel 2000)”. Lo scrive in un editoriale in prima pagina il direttore del “Giornale”, Alessandro Sallusti.
Lo stesso Sallusti continua, “Immagino che sia una scelta dolorosa per sottrarsi una volta per tutte all’accanimento con cui da anni l’Ordine dei giornalisti cerca di imbavagliarlo e limitarne la libertà di pensiero a colpi di processi disciplinari per presunti reati di opinione e continue minacce di sospensione e radiazione”. Scrive ancora Sallusti, “per potere continuare a scrivere, Vittorio Feltri – immaginando di essere di qui a poco ghigliottinato, penso io – ha dovuto rinunciare al suo mestiere”.
Vittorio Feltri siu è dimesso dall’Ordine dei giornalisti, ma ciò non vuol dire che non è un giornalista anzi, non è più iscritto a un Ordine che ben ricordiamo è un retaggio del fascismo, fu voluto proprio dal ventennio questo ordine che non è altro che un carrozzone il quale ti consente con un tesserino di poter accedere alla professione di giornalista, anche se non sai scrivere in italiano o sei un “cagasotto” contro il potere, se hai un tesserino, allora puoi definirti giornalista, giuridicamente parlando, si intende.
Ne conosco tanti che prendendosi il tesserino si sentono come Indro Montanelli o magari Giorgio Bocca ed Enzo Biagi, ma poi sono dei lacchè da striscio e con un “bau” si cagano sotto, però sono giornalisti con il tesserino (sic!).
Molti di questi, anche di quelli cosiddetti “antimafiosi”, hanno come punto di riferimento, come guida “spirituale” della missione giornalistica Peppino Impastato, quel “giornalista” senza tesserino che combatteva la mafia dai suoi cento passi con il potente boss di Cosa Nostra Tano “seduto” Badalamento. Il povero Peppino venne ucciso brutalmente il 9 maggio del 1978 con un ordigno esplosivo. E il tesserino di giornalista gli venne dato postumo, figuriamoci se Impastato pensava al tesserino quando doveva esprimere le sue idee. D’altronde l’art. 21 della Costituzione non parla di tesserini.
L’azione di Vittorio Feltri apre degli scenari attuali, certamente lui lo fa a uno schioppo della pensione, ha lavoprato e diretto egregiamente molti giornali, portandoli a record di vendite, lasciamo perdere le sue uscite di adesso, come i “calabresi inferiori” che sono state solo delle provocazioni, a mio avviso studiate ad hoc, però quest’azione di un “vecchio” giornalista, dovrebbe far riflettere se è ancora il caso di tenere aperti dei carrozzoni inutili come gli Ordini. Se voi pensate che per prendere un tesserino di pubblicista, ci vogliono oltre 500 euro di tasse, ma a che pro? Per mantenere uffici e sepolcri imbiancati?
Beppe Alfano fu in netto dissenso e contro l’esistenza dell’Albo stesso dei giornalisti. Beppe Alfano era (un vero) giornalista antimafia, nel vero senso della parola, non si iscrisse mai all’Ordine per protesta, però seppe fare il ruolo di giornalista da denuncia in maniera eccelsa, tant’è che fu ucciso dalla mafia l’8 gennaio 1993 ed anche lui il tesserino gli fu dato postumo. Voi pensate che alla mafia o al potere mafioso insieme ad altri poteri gliene frega se chi scrive ha il tesserino o meno? I contenuti sono quelli che contano e non un tesserino con la foto e con su scritto “giornalista”. Alfano e prim’ancora Impastato erano dei veri giornalisti che lisciavano il pelo al potere mafioso.
Anche Claudio Fava, figlio di Pippo Fava giornalista ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984, anche lui giornalista in un’intervista di qualche anno fa disse che, “per essere un buon giornalista, per fare bene questo mestiere non occorrono tesserini rossi, né esami dell’ordine. Puoi essere un pessimo giornalista ed avere il tesserino da professionista e puoi essere uno straordinario narratore e cronista e non essere nemmeno iscritto all’albo”. Nei fatti, il tesserino non serve per essere un buon giornalista, ci vuole “coraggio e onestà”.
Sallusti ancora commentando le dimissioni di Feltri aggiunge, “Io mi auguro che le centinaia di colleghi ai quali negli anni Vittorio Feltri ha offerto lavoro e insegnato un mestiere, oggi abbiano un sussulto di orgoglio, e da uomini liberi facciano sentire la loro voce; mi auguro che i suoi oppositori aguzzini si vergognino della loro squallida miseria culturale e professionale; mi auguro che Carlo Verna, presidente dell’Ordine – quindi di tutti i giornalisti, non solo di quelli di sinistra – abbia la forza di rifiutare le dimissioni e garantire a un grande collega la libertà che merita, perché se così non fosse da oggi nessuno di noi potrà sentirsi al sicuro. E auguro a Vittorio Feltri di scrivere liberamente, anche da non giornalista, fino a che Dio gliene darà la forza”.
Una cosa è certa di Vittorio Feltri, seppur in un periodo della mia vita compravo il Giornale e L’Indipendente da lui diretti, era un piacere leggerli seppur dal mio punto di vista di socialista liberale non amavo quella politica, però, era un modo di confrontarsi con idee diverse, un dialogo surreale che ti aiutava a capire e crescere. Si poteva condannare o condividere il suo pensiero, ma Feltri non ha mai fatto parte di quel giornalismo il quale affetto da parassitismo economico, era garantista o giustizialista a seconda dell’editore in cui si veniva pagati, la peggiore specie e ce ne sono anche in Calabria, tanti, purtroppo…

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