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Vuoi essere felice o vuoi avere ragione?

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Il nostro coach ci aiuta a capire la differenza tra presunzione e determinazione

Vuoi essere felice o vuoi avere ragione?

Il nostro coach ci aiuta a capire la differenza tra presunzione e determinazione

 

 

Quando senti il bisogno di parlare con qualcuno dei tuoi problemi, cerchi chi ti aiuta realmente o l’importante per te è che ti dia ragione?
Qualche mese fa, un mio carissimo amico, mi anticipò che da li a poco mi avrebbe fatto conoscere una persona che secondo lui stava attraversando un periodo un pò particolare sia nell’ambito lavorativo che familiare e che sicuramente aveva bisogno di qualcuno che lo aiutasse a chiarire un pò le idee per rimettere ordine nella sua vita. Accettai con piacere, anche perché niente mi rende più felice di quando qualcuno si rivolge a me dicendomi: “solo tu lo puoi salvare”. Queste le testuali parole che hanno fatto trasformare il mio ego facendolo diventare come quello dei “Supereroi”.
Ci siamo incontrati e dopo aver preso un appuntamento per una prima consulenza per il giorno dopo, ci siamo intrattenuti a bere un caffè tutti insieme. Si vedeva subito che si trattava di una persona colta e molto intelligente ma il suo atteggiamento mi faceva riflettere. Era chiaro che ci fosse qualche piccolo “corto circuito” che destabilizzava tutto il suo sistema. Nulla di grave, è normale!
Nonostante tutti suoi successi, che continuava ad elencare e rimarcare, il suo aspetto esteriore lasciava trapelare quel velo di tristezza e di insoddisfazione, tipico di chi non si sente realmente appagato dalla vita e quei pochi minuti al bar, non li ha trascorsi a godersi quel buon caffè ma a giudicare e criticare tutto e tutti senza preoccuparsi che ci fosse un estraneo, cioè io. Non c’è stata una sola cosa o una sola persona che gli andasse bene così com’era, ed è riuscito a farsi anche sorprendere mentre sparlava, da una ragazzina che era entrata e prendere un gelato, che lo ha fissato in un modo tale che io avrei voluto sprofondare nel pavimento per sfuggire a quello sguardo.
Che figuraccia! Se non sono sintomi di profondo disagio questi…

Il giorno dopo, sono andato all’orario stabilito nel suo ufficio e l’ho trovato abbastanza nervoso per un altro intoppo lavorativo, causato da un suo dipendente incompetente o per lo meno così si giustificava lui. Tutti gli “remavano contro”, a suo dire! Comunque, dopo brevi convenevoli abbiamo iniziato il nostro discorso, anche se dovrei dire che ho continuato ad ascoltare io il suo!
Dopo avergli posto alcune domande per capire più o meno perché avesse quell’atteggiamento così scontroso, critico e sempre all’attacco con chiunque, mi sono reso conto di quale fosse il suo problema reale: voleva avere ragione a tutti i costi!
Proprio così, comunque andassero le cose, o lui aveva ragione o ce l’aveva per forza! E in famiglia? La stessa identica cosa. Non c’era verso!
Io sono una persona molto determinata, mi disse… Ed io sono nei guai, pensai! Nella mia testa però, per fortuna continuava a girare la frase che mi disse il mio amico: “solo tu lo puoi salvare”.

Ero ormai entrato in gioco e non me la sentivo più di tirarmi indietro. Che figura ci avrei fatto?
Avevo intuito da subito quale fosse la sua zona erronea principale ma il problema era: come fai a dire ad una persona così, convinta delle proprie idee, che forse dovrebbe modificare il suo atteggiamento? E con quali termini glielo dici, per non scatenare una guerra? Continuai a farlo parlare e lo portai a ricordare tutte le cose belle fatte nella sua vita. Gli feci notare con molta attenzione quanti sacrifici venivano fuori dai suoi racconti e quanto coraggio ha avuto per spingersi oltre ed ottenere tutto quello che aveva ottenuto.
Lo feci riflettere su quante altre cose avrebbe potuto ottenere in più, con meno dispendio di energia, se solo non avesse confuso la presunzione con la determinazione, stando attento ovviamente a non usare questa parola: presunzione. Era molto presuntuoso infatti. La determinazione è un’altra cosa.
Essere determinati significa avere gli obbiettivi che si vogliono raggiungere, ben chiari nella testa e darsi la possibilità di cambiare strategia ogni volta che è necessario. Vuol dire considerare nuove opportunità e adeguarsi ai cambiamenti ormai sempre più repentini.
La determinazione poi, arriva fino alla soglia dell’ottenere quel che si vuole “a tutti i costi” ma senza superarla. La persona determinata, pondera bene e non spende oltre il giusto prezzo ne in termini di denaro ne tanto meno in energia. E’ lucida e capisce quando è arrivato il momento di mollare la presa e vi assicuro che ci vuole più determinazione per perdere qualcosa ma limitare gli eventuali danni, che per rimanere aggrappati ed essere risucchiati totalmente dalla situazione.

Una persona presuntuosa invece, è soltanto dotata di una fantasia impressionante che utilizza per trovare scuse e giustificazioni per i propri fallimenti e riesce spesso anche a convincere gli altri che ha agito nel modo giusto e che non avrebbe potuto fare altrimenti. Questo signore, infatti non concludeva il racconto di una sua esperienza andata male, senza “allegare” una miriade di scuse o giustificazioni che lo tirassero fuori dall’impiccio. Come se fossero cose delle quali vergognarsi.
Ad un certo punto, mi disse che anche la moglie gli aveva negato il suo appoggio e che anche i figli gli dedicavano il minimo delle attenzioni solo perché ancora riconoscevano la figura di genitore. Figuriamoci! E chi si avvicina ad un ordigno innescato che potrebbe scoppiare al minimo sollecito?

La situazione si rivelava ancora più complicata del previsto e mi stava sfuggendo di mano, perché mi stavo facendo prendere emotivamente da queste vicissitudini. Un errore grave per chi come me, vuole svolgere bene questa professione. Non c’era discorso che reggeva. Tutto quello che succedeva di positivo nella sua vita, era merito suo, se andava male invece, era colpa degl’altri. Mentre continuava in quello che si stava rivelando un monologo, cercava il mio consenso come quasi a pretenderlo. Stavo quasi per cedere alla sua forte personalità quando ad un certo punto ho esordito in maniera quasi brusca, dicendo: “ma tu, hai voluto parlare con me dei tuoi problemi perché stai cercando qualcuno che ti aiuti a risolverli o cerchi soltanto chi ti dia ragione e basta mentre la tua azienda, la tua famiglia e tutta la tua vita stanno andando a rotoli?”

In quel momento è calato il silenzio. Non saprei quantificarne la durata ma è stato molto intenso. Ho continuato a fissarlo negli occhi come aveva fatto lui con me fin dal primo momento, fino a quando ha abbassato lo sguardo. Ormai i toni erano stati smorzati e da come ho visto brillare i suoi occhi subito dopo, ho capito che potevamo finalmente incominciare a parlare seriamente di soluzioni, che andavano cercate al di la della situazione lavorativa o dei problemi che si erano creati.

Nessuno meglio di me poteva capire quella la situazione che mi si era presentata davanti. Perché? Di sicuro non perché io sia il più bravo coach che esiste in circolazione, quello che “salva” tutti coloro che incontra sulla sua strada. Il fatto è che provengo anch’io da quella esperienza. Sono stato come quella persona fino a qualche anno fa. Anche a me non importava come andassero le cose, l’importante era uscirne con la ragione ed ero disposto a pagarne il prezzo anche oltre il limite. La presunzione quindi era materia mia! Questo atteggiamento, l’ho tenuto fino a quando non ne ho avute abbastanza, dopo di che, sono dovuto correre ai ripari per forza.
“La ragione è dei fessi” dice un famoso proverbio e per quanto mi riguarda, non ci tenevo ad essere bollato con questo appellativo. Mi ricordo che mi sono lasciato influenzare positivamente da un personaggio storico molto in vista nel periodo nel quale è vissuto, che concluse un suo discorso dicendo: “La storia mi darà ragione!” Lui non cercava la ragione delle persone ma aspettava che il consenso arrivasse dal risultato che avrebbe ottenuto a tempo debito.
Al di là delle riflessioni personali di ognuno, su chi pronunciò questa frase, ci tengo a precisare che per me è stato importante apprenderne il significato e vi invito a non focalizzarvi molto su chi lo ha detto per non cadere in qualche pregiudizio.
L’aver fatto mia questa affermazione, mi ha reso libero da questa devastante ipnosi della presunzione. Penso a quanti danni si sarebbero potuti evitare non solo a livello personale ma in tutto il mondo se solo si avesse avuto l’umiltà di mettersi in discussione ogni tanto, chiedere aiuto o semplicemente chiedere scusa, senza ricorrere a manovre a volte anche illecite, per rigirare le carte in tavola e uscirne per forza vincitori, a tutti i costi.
Vincitori di che cosa poi…

Ah, volete sapere come è andata a finire poi con quel signore? Da quel momento in poi, si è reso molto più disponibile e mi ha permesso di fare finalmente il mio lavoro. Si è divertito pure alla fine! D’altronde, quando ci si alleggerisce dallo stress da “ragione compulsiva”, si riesce a capire ed apprezzare molto di più le cose che sono davvero importanti e si opta per quelle, ricavandone grandi soddisfazioni. Siamo diventati molto amici. Non ha risolto ancora tutte le sue vicende ma ci sta lavorando con impegno specialmente su quelle familiari. Lo incontro ogni tanto ed è molto più sereno, più pacato. Il tono della sua voce si è affievolito. Dice che vorrebbe lasciare un buon ricordo di lui, alla sua famiglia e a tutte le persone che lo hanno conosciuto e che perciò non vuole certo “morire da fesso” e secondo me ci riuscirà. Sapete… lui è una persona molto determinata!

Vi ringrazio
Domenico Versace
Althea Comunicazioni e Pubbliche Relazioni

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